NO all’Accordo quadro “tagesmutter” tra DOMUS, CISL e Uil. L’intervista a Roberto D’Andrea, segretario nazionale di NIdiL CGIL

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Invito chi non l’abbia già fatto a leggere l’articolo pubblicato ieri sul blog Popoff Globalist “Nasce il blog che combatte per i diritti di tanti” . Tra i vari argomenti trattati, si parla anche di come e perchè a “certe” cooperative ed associazioni non faccia comodo una professionalizzazione ed istituzionalizzazione delle tagesmutter.

Nell’articolo si accenna anche – in modo tutt’altro che positivo – all’unico accordo nazionale “tagesmutter” esistente fin’ora in Italia, quello siglato nell’ottobre 2011 tra l’Associazione DOMUS (che gestisce buona parte delle tagesmutter presenti in Trentino e che si sta espandendo sul territorio nazionale), la Uil Tem.p@ e la FeLSA Cisl.

Per quali motivi noi diciamo NO a questo accordo che, a parere di chi scrive, non tutela affatto noi lavoratrici, anzi… peggiora in ogni senso la nostra posizione?

Facciamo chiarezza attraverso l’intervista che ci ha rilasciato Roberto D’Andrea, segretario nazionale di NIdiL CGIL. Per chi non lo sapesse, la NIdiL CGIL (Nuove Identità di Lavoro) è la struttura sindacale della CGIL che rappresenta dal 1998 i lavoratori in somministrazione (ex interinali) ed i lavoratori atipici. Purtroppo il lavoro in somministrazione e quello “atipico” sono molto diffusi nella realtà nazionale odierna, spesso a scapito della tutela dei diritti dei lavoratori.

“Nel 2011 l’Associazione Domus (che gestisce gran parte delle tagesmutter presenti in Trentino e si sta espandendo sul territorio nazionale) ha siglato un accordo quadro con la FeLSA Cisl e la UilTem.p. Cosa pensi di questo accordo?Perché la CGIL non l’ha siglato? C’è stata una proposta di accordo da parte della CGIL? Se sì, cosa prevedeva e perché non è stata presa in conto dalle restanti parti sociali?

Nel 2011 abbiamo ritenuto di non sottoscrivere l’accordo collettivo in questione perché tale intesa disciplina una tipologia contrattuale, il contratto a progetto, che a nostro avviso non è compatibile con la modalità organizzativa utilizzata dall’Associazione Domus. Le associazioni, cooperative o aziende, aderenti a Domus determinano infatti l’organizzazione del lavoro (assegnano alle lavoratrici/lavoratori i turni, la quantità di bambini cui badare, impartiscono – di fatto – le direttive) e per questo motivo, a nostro avviso, l’unica forma contrattuale lecita per quel tipo di organizzazione di lavoro è il lavoro dipendente.

Ai primi tavoli di discussione, ai quali NIdiL CGIL ha preso parte, pur decidendo in ultima istanza di non sottoscrivere l’accordo, avevamo infatti fatto presente una cosa molto semplice, e cioè che quest’attività si può fare in due soli modi: o da dipendente, se ricorrono le condizioni utilizzate da Domus, o in maniera autonoma (attraverso prestazioni di lavoro con partita Iva) quando la tagesmutter è libera di organizzare (fatturando direttamente al cliente) la propria attività lavorativa.

In tal senso quindi ribadisco che il motivo della mancata firma da parte della CGIL non è assolutamente stato di natura “ideologica”. Quell’accordo, insomma, attraverso la legittimazione del contratto a progetto ha dato l’alibi alla controparte per utilizzare una forma contrattuale doppiamente sconveniente per le lavoratrici: senza le tutele del lavoro dipendente – pur se inserite in un’organizzazione aziendale – e senza l’autonomia di una gestione diretta dell’attività.

Cosa è successo dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero, che ha cambiato i requisiti dei contratti a progetto?

La legge 92/12, sebbene in gran parte non condivisa dalla CGIL, ci dà ragione. La legge infatti cancella la possibilità di fare contratti “a programma o fase di lavoro”, che sono quella particolare declinazione del lavoro a progetto che appunto utilizzano le associazioni, cooperative e aziende che offrono servizi di tagesmutter. Come ti dicevo prima, noi non abbiamo ritenuto possibile l’individuazione di uno specifico progetto, e ora che non esistono più i contratti “a programma o fase di lavoro” è ancora più evidente che la strada da percorrere per queste aziende, al fine di mettersi in regola, è quella di procedere all’assunzione delle tagesmutter.

La questione è ben diversa per quelle lavoratrici che gestiscono liberamente la propria attività, fuori dal “sistema Domus”, e che magari hanno aperto la partita Iva. Il sindacato NIdiL CGIL è a disposizione per individuare tutte le soluzioni collettive necessarie ad assicurare maggiori tutele e diritti a chi lavora individualmente ma ha problemi in comune con altri lavoratori autonomi (sistema delle convenzioni col pubblico, questioni legate alla salute e alla sicurezza, ecc.)

Ti risulta che l’accordo sia stato rinnovato? La contrattazione è ancora aperta?

No, non mi risultano rinnovi, che però sarebbero necessari alla luce del cambio della normativa vigente.

Come la CGIL propone di inquadrare la figura della tagesmutter, per una reale tutela delle lavoratrici?

Come accennavo sopra, un’attività lavorativa può svolgersi attraverso forme di lavoro dipendente o attraverso il lavoro autonomo, a seconda del modo in cui si è inseriti nell’organizzazione del lavoro. Nel caso specifico delle tagesmutter (che sono una figura professionale ben diversa dall’assistente educativo all’infanzia, dal maestro o dalla baby sitter) ci siamo trovati in genere di fronte a cooperative, o soggetti simili, che pur gestendo tutte le questioni organizzative si rifiutano ad oggi di assumere come dipendenti le tagesmutter, semplicemente per pagarle meno di quanto previsto dai CCNL di riferimento. Noi crediamo che chi lavora per queste aziende in realtà vada assunto, mentre chi si mette sul mercato dei servizi alla persona – in questo caso all’infanzia – e costituisce impresa individuale abbia altre priorità, necessità e in generale un altro genere di problemi. La storia del sindacato ci insegna che unirsi costituisce il modo migliore per affrontarli.”

Grazie Roberto e grazie alla NIdiL CGIL che combatte ogni giorno per la tutela dei lavoratori atipici: siamo con voi, contro ogni forma di precariato!

Ecco il link per chi vuole aderire alla NIdiL CGIL: http://www.nidil.cgil.it/iscriviti

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19 pensieri riguardo “NO all’Accordo quadro “tagesmutter” tra DOMUS, CISL e Uil. L’intervista a Roberto D’Andrea, segretario nazionale di NIdiL CGIL

    monica bolsi ha detto:
    novembre 13, 2013 alle 1:08 pm

    Scusate a quale CCNL di riferimento si fa, appunto, “riferimento” per le tagesmutter?Ne esiste uno specifico?Scusate ho appena iniziato la professione e sono ancora molto ignorante in materia….

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    monica bolsi ha detto:
    novembre 13, 2013 alle 5:49 pm

    …Scusa ma l’accordo che citi tu parla proprio di contratti a progetto quindi non capisco il punto dell’intervista dove si dice “per pagarle meno di quanto previsto dai ccnl di riferimento”: se l’accordo di riferimento (che non è un ccnl, perchè mi par di capire un ccnl non esiste) è questo di “Domus” qualsiasi coop che paghi a progetto non fa che seguire quanto pattuito in questo accordo. Forse, anzi sicuramente, il contratto non è il “migliore” possibile (anzi è un contratto da fame) ma il punto è proprio, forse, che non esiste un ccnl! L’unica alternativa è la partita IVA ,ma che consenta una maggiore libertà è tutto da dimostrare. Cmq sia che si lavori per una coop o da sole l’orario lo decide la famiglia in base alle sue esigenze, a noi non resta che accettare o rifiutare.Mi spiego: se io decido che prima delle 8.00 del mattino non voglio o non posso lavorare è mia libera scelta comunicarlo alla coop che non mi passerà contratti prima di quell’ora, oppure (da autonoma) rifiutare qualsiasi contratto che preveda un inizio prima di quell’ora. Sicuramente i termini di un contratto a progetto sono “strettini” per questo lavoro ma qualsiasi lavoro dipendente prevede un numero minimo di ore di lavoro che questo lavoro, per sua natura, non può garantire.Quindi?La cosa più onesta è sicuramente la partita IVA ma io credo, onestamente, che non sia una strada che tutte le tagesmutter possano o vogliano intraprendere. Il modello imprenditoriale non è un guanto che calza bene a tutte.Ci sono tages bravissime che non potrebbero mai lavorare in proprio perchè non hanno il carattere e magari nemmeno la voglia di rischiare. Dovrebbero per questo smettere di fare le tages?
    Credo fermamente che bisogna lottare per migliorare la nostra situazione contrattuale e ottenere un vero ccnl che ci tuteli sotto tutti i punti di vista, ma secondo me il punto non è se sia meglio il modello cooperativistico o imprenditoriale, il punto è far valere i propri diritti, ottenere il riconoscimento da parte degli enti pubblici come reale alternativa ai servizi educativi tradizionali, emergere dall’isolamento, dall’ignoranza dalla continua ricattabilità e dal lavoro nero (che riguarda ancora un grande sottobosco di persone poco formate che rovinano il mercato con una concorrenza sleale e pericolosa).Continuiamo a parlarne!!!!!é importante!

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      tataalessandra ha risposto:
      novembre 13, 2013 alle 7:39 pm

      Cara Monica, cercherò di fare maggiore chiarezza perchè il contratto a progetto non può essere utilizzato per questa tipologia di lavoro.

      Tu scrivi “se io decido che prima delle 8.00 del mattino non voglio o non posso lavorare è mia libera scelta comunicarlo alla coop che non mi passerà contratti prima di quell’ora, oppure (da autonoma) rifiutare qualsiasi contratto che preveda un inizio prima di quell’ora”. Il contratto a progetto, per legge, non deve prevedere nessuna tipologia di orario, neanche per “scelta” del lavoratore. Prevede che tu porti a compimento un progetto entro i tempi e secondo i termini stabiliti.

      Quello della tagesmutter legata alla cooperativa attraverso l’Accordo DOMUS, come hai potuto leggere, a mio avviso e soprattutto secondo l’avviso della segretaeria nazionale NIdiL CGIL (che affronta quotidianamente situazioni del genere) ha i caratteri del lavoro dipendente e così andrebbe retribuito!

      I ccnl a cui si fa riferimento sono riferibili a quelli che disciplinano il lavoro dipendente (in questo caso trattasi di terziario). E’ ovvio che accettando (direi, subendo) il contratto a progetto, le lavoratrici non hanno accesso nè alla paga base, nè alle ferie, alla malattia o a tutti quei diritti che sono propri dei lavoratori dipendenti e che spetterebbero loro.

      Come puoi leggere nell’articolo https://tagesmutterautonomeroma.wordpress.com/2013/11/13/tagesmutter-e-normativa-quali-sono-le-regole-da-rispettare-nelle-varie-regioni-italiane-ii-parte/ sono tantissime nella Regione Veneto le modalità attraverso cui si può lavorare come tagesmutter, non solo la partita IVA (questa è stata la mia scelta, io ci lavoro da 3 anni). Inoltre, il rischio d’impresa, per chi sceglie questo lavoro è davvero molto basso.

      Non dico che la partita IVA sia la soluzione. Assolutamente non lo è il lavoro nero o lo “pseudo-volontariato”. Ma non è giusto che un lavoro che a tutti gli effetti è lavoro dipendente passi per lavoro a progetto. Secondo me così si fa, tra l’altro, concorrenza sleale a chi invece lavora seguendo le regole al cento per cento.

      La soluzione sarebbe una professionalizzazione del servizio, con la possibilità di accedere a contributi (anche sottoforma di voucher) stanziati dagli Enti Locali o dallo Stato, un po’ come avviene oltre confine da qualche decina di anni!

      Sono d’accordo con te, infine, che bisogni continuare a parlarne, assolutamente!

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    monica bolsi ha detto:
    novembre 14, 2013 alle 8:28 am

    Mi informerò sulle soluzioni per fare questo lavoro diverse dal modello imprenditoriale e da quello cooperativistico.Credo che se esistesse un ccnl e una professionalizzazione adeguata molte cooperative, almeno quelle in buona fede, si adeguerebbero.Il problema, oggi, è che il riferimento va dalle badanti, colf e portieri di condominio (???) alle educatrici che però necessitano di un titolo specifico per poter lavorare e che non sono proprio la stessa cosa delle tagesmutter! Quindi nel vuoto di professionalizzazione rimane vigente il contratto a progetto per una categoria “non ben specificata”.Quando dicevo che i termini di un contratto a progetto sono strettini facevo riferimento sicuramente a ferie, malattia e maternità, ma qui si tratta di cambiare i termini dei contratti a progetto che non danno nessun diritto!!Come ripeto, e insisto, non esiste un contratto che calzi alla perfezione se infatti è vero che il contratto a progetto non dovrebbe prevedere orari (ma dal momento che i tuoi orari di disponibilità li decidi tu che differenza fa scusa?) è anche vero che un contratto di lavoro dipendente stabilisce un minimo di ore sul quale dare una paga base e quelle in più sono straordinarie.
    Ti sembra onestamente compatibile con questo lavoro?Restano altre forme contrattuali atipiche che danno ancor meno diritti del contratto a progetto e le partite IVA.Mi fa piacere che a te con la partita IVA vada così liscia, ma io vedo che mio marito (tutt’altro lavoro) con le tasse in impennata non si sa se ci starà dentro nei prox mesi e anni (inps dal 27 al 33%!!!). Lavoriamo per studiare e proporre forme di contratto alternative!!!!

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    tataalessandra ha risposto:
    novembre 14, 2013 alle 2:33 pm

    Ciao Monica. Il contratto a progetto non è contemplabile per i motivi che ho già spiegato sopra e che, se vuoi, puoi leggere sul sito NIdiL CGIL.
    Sì, il contratto di lavoro dipendente prevede un monte ore minimo. Qual’è il problema? Perchè non è applicabile alle tagesmutter? Ti dirò: questo monte ore spingerebbe ancor più i responsabili delle cooperative a promuovere il servizio sul territorio, a migliorare la formazione ed il coordinamento, insomma… a fare il proprio lavoro!
    A me la partita IVA non “va così liscia”, ma da onesta cittadina, da donna pulita, da madre di famiglia non cedo alla logica del lavoro nero, a quella del finto volontariato o allo sfruttamento da parte di cooperative che ti fanno lavorare a progetto quando dovrebbero assumerti come dipendente.
    Rinuncio a parrucchiere, manicure, ipod – ipad – iphone. Rinuncio anche ad una fetta importante del mio tempo libero per dedicarmi a questo blog che proprio a questo vuol servire: portare ad una reale professionalizzazione e ad un autentico riconoscimento delle tagesmutter.
    Le proposte alternative devono venire fuori (io ce la sto mettendo tutta e anche tante nostre colleghe), ma mai a scapito delle lavoratrici!
    In bocca al lupo!

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    .... ha detto:
    novembre 14, 2013 alle 3:24 pm

    “A me la partita IVA non “va così liscia”, ma da onesta cittadina, da donna pulita, da madre di famiglia non cedo alla logica del lavoro nero, a quella del finto volontariato o allo sfruttamento da parte di cooperative che ti fanno lavorare a progetto quando dovrebbero assumerti come dipendente.”

    Cara Tata Alessandra forse con le affermazioni sopra riportate hai un pò esagerato….ma quale logica del lavoro nero…è vero che i costi sono minori ma non credere che siano da equiparare al lavoro nero….e se vogliamo dirla tutta i contributi INPS oggi pari al 27% saranno equiparati nei vari anni futuri per arrivare al 33% come i lavoratoti dipendenti + sono previsti maternità, assegno familiare, malattia, infortunio…

    In ogni caso quando parli di scelta di orari sei completamente libera perchè se non ti va bene puoi rinunciare…e se non vuoi rinunciare per un bisogno economico allora la decisione è stata presa in piena autonomia….

    Infine, come si può intendere lavoro subordinato e dipendente, una prestazione fatta a casa propria senza alcuni controlli particolari , senza vincoli di orario e lasciando alla vostra piena autonomia la gestione e l’organizzazione dell’educazione del bambino ????????

    Trovo che il contratto a progetto sia l’unica possibilità di sopravvivenza delle Tagesmutter soprattutto perchè a favore delle tagesmutter (molte più tutelate rispetto ad un partita iva)!

    Per riconoscerlo anche legalmente l’unica soluzione possibile, a mio avviso, sarebbe semplicemente riconoscere la prestazione come attività di elevata professionalità accordandosi con i Sindacati….

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      tataalessandra ha risposto:
      novembre 14, 2013 alle 4:05 pm

      Scusami, ti riferisci a quelle tagesmutter che “collaborano” con contratto a progetto lavorando in cooperative?
      No, perchè scrivi “Infine, come si può intendere lavoro subordinato e dipendente, una prestazione fatta a casa propria senza alcuni controlli particolari , senza vincoli di orario e lasciando alla vostra piena autonomia la gestione e l’organizzazione dell’educazione del bambino ????????”. Questo lavoro lo dovrebbero fare in primis le cooperative stesse; in secondo luogo, a seconda della Regione ed in base alla normativa, ci sono degli organismi preposti alla verifica della qualità del servizio. Quindi… quello che stai dicendo non ha senso.

      “In ogni caso quando parli di scelta di orari sei completamente libera perchè se non ti va bene puoi rinunciare…e se non vuoi rinunciare per un bisogno economico allora la decisione è stata presa in piena autonomia….” Questo è un RICATTO, alla faccia della piena autonomia: della serie, se non ti va bene, perchè magari hai bisogno di lavorare e non puoi fare altrimenti, alzi i tacchi!

      “Trovo che il contratto a progetto sia l’unica possibilità di sopravvivenza delle Tagesmutter soprattutto perchè a favore delle tagesmutter (molte più tutelate rispetto ad un partita iva)!” Molto più tutelate? Questo mi fa pensare che tu non conosca davvero quali siano le caratteristiche di un contratto a progetto. Almeno, da partita IVA, sì che lavoro in piena autonomia – e legalità! E senza fare concorrenza sleale a nessuno, cosa che invece fa una cooperativa che assume le proprie tagesmutter a progetto, secondo me ( e non solo).

      Ma se volete proprio sfruttare e rubare alle spalle degli italiani… tanto, uno in più, uno in meno…

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    monica bolsi ha detto:
    novembre 16, 2013 alle 2:03 pm

    Davvero mi spiace aver sollevato un polverone, anche perchè davvero io non ho nulla contro le tagesmutter autonome, anzi!!!!Credo che effettivamente sia, da un punto di vista contrattuale, la soluzione più “giusta” e più calzante, ma come ripeto, l’imprenditoria privata è una scelta che non tutti si sentono di fare e verso la quale non tutti sono portati. Ci sono falegnami eccelsi che non potrebbero mai lavorare autonomamente ed altri più mediocri che lavorano da soli perchè sanno far bene gli imprenditori.Per le tages credo valga lo stesso principio e a monte, secondo me, deve essere fatta salva la libertà per le donne che decidono di fare questo lavoro, di scegliere la formula che preferiscono: autonome o dipendenti. Se non c’è questa prima forma di libertà non potranno poi esserci tutte le altre. Posto questo occorre lavorare per trovare una forma di contratto che ci tuteli e che calzi come un guanto a questa tipologia, “piuttosto anomala”, di lavoro. é vero che il contratto a progetto, con le restrizioni successive alla legge Fornero, non è sicuramente quel guanto ma è vero altresì che un contratto da lavoro dipendente (soprattutto se s tempo indeterminato) non è altrettanto adatto.Quando una tages inizia, come me che sono ai primi mesi di lavoro, non lavora da subito 300 ore al mese, e anche quando è avviata come professione non è affatto detto (soprattutto con i tempi che corrono) che riesca sempre a tenere quel ritmo di lavoro.Ci sono mesi imballati e altri mesi morti!Nessuna tages coi tempi che corrono mantiene costanti ritmi di lavoro, questo è compatibile con una partita IVA ma assolutamente incompatibile con qualsiasi contratto di lavoro dipendente. Qui non si tratta di essere ladri o sfruttatori (i ruoli organizzativi nella coop dove lavoro girano in panda a metano esattamente come me, non hanno il porche!) ma di potersi o no sostenere. Questo è quello che penso, e magari sono molto ingenua.Se i contratti a progetto prevedessero il rispetto dei diritti fondamentali (maternità, infortunio e malattia almeno! che mi sembra davvero scandaloso che esistano contratti così poco tutelanti)non credo che la tipologia contrattuale sarebbe poi così sbagliata per questo tipo di lavoro.Quanto alle tariffe: un’autonoma lo sa benissimo che non si possono alzare oltre una certa soglia perchè le famiglie non sono in grado di sostenere certe spese!Se pensi che tra assicurazione, inps ecc…se ne va circa metà del tuo guadagno fai due conti di quello che ti resta, se vuoi stare nei termini della legalità!Le coop è vero che trattengono per sè una percentuale anche alta ma bisogna vedere, caso per caso, cosa offrono in cambio (formazione, coordinamento pedagogico, disbrigo pratiche amministrative/burocratiche, disbrigo “rogne” con le famiglie ecc…)poi la garanzia del lavoro non te la danno, ma quella secondo me non te la può dare nessuno e sarebbe un po’ assurdo pretenderla coi tempi che corrono!So di cooperative che tagliano contratti a tempo indeterminato già esistenti portandoli da full time a part time, perchè non ci stanno dentro, pretendere un’assunzione a tempo indeterminato per un lavoro che, già di suo, indeterminato non è, mi sembra un pochino irrealista. A meno che non si voglia spingere la scelta verso un’unica direzione che è appunto quella dell’autonomia….

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      tataalessandra ha risposto:
      novembre 16, 2013 alle 3:36 pm

      Se i contratti a progetto prevedessero il rispetto dei diritti fondamentali (quelli che enunci: maternità, infortunio, malattia almeno…) non si chiamerebbero “a progetto” ma “contratto di lavoro dipendente”. Questo il concetto che sto cercando di far capire alle tagesmutter che lavorano a progetto nelle cooperative/associazioni/aziende: stanno semplicemente rinunciando a dei diritti che spettano loro per legge.
      Poco importa se chi toglie loro questi diritti giri in Panda, in Lambretta o con il BMW: si sta facendo sempre un giro sulle loro spalle!
      Scusatemi, sono la cooperativa/associazione/impresa che si assumono (spesso con sensibili agevolazioni) il rischio d’impresa: se non riescono a stare a galla, evidentemente o non sono ben gestite o quel servizio non trova offerta su quel territorio.

      Tu scrivi: “A meno che non si voglia spingere la scelta verso un’unica direzione che è appunto quella dell’autonomia…”. Io questo lo trovo irrispettoso. Quello che si vuole fare con questo blog è ESTENDERE I DIRITTI DELLE TAGESMUTTER, PERCHE’ LA NOSTRA PROFESSIONE VENGA RICONOSCIUTA E TUTELATA COME NEL RESTO D’EUROPA. Se tu pensi per un solo istante che io stessa non rinuncerei alla mia partita IVA per ottenere un lavoro da tagesmutter dipendente in una realtà rispettosa e funzionale, sei fuori strada, ampiamente.

      I motivi per cui il contratto a progetto non può essere applicato a questa tipologia di lavoro, oltre nell’intervista di cui sopra, li trovate anche qua.

      https://tagesmutterautonomeroma.wordpress.com/2013/11/15/perche-le-tagesmutter-non-possono-lavorare-a-progetto-chiarimenti-sulla-normativa/

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    monica bolsi ha detto:
    novembre 18, 2013 alle 1:31 pm

    Ma il fatto che non esistano cooperative che assumono con contratto di lavoro dipendente non ti lascia il dubbio che forse questo genere di contratto non sia sostenibile da un punto di vista economico?Se a questo aggiungi che nelle coop nessuno gira in porche (per usare un eufemismo) ma tutti tirano la cinghia e che quasi tutte le coop di tagesmutter sono in perdita o al massimo vanno in pari, forse questo dovrebbe convincerti anche del fatto che non ci stiano dietro poi quelle grosse speculazioni….Sinceramente ti chiedo ( e credo sia legittimo e soprattutto non vuole assolutamente essere irrispettoso): fuori dalle polemiche sulla buona o sulla cattiva fede delle cooperative, quali soluzioni intravedi realisticamente sostenibili sul piano economico per poter svolgere questo lavoro e riuscire a sopravvivere?

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      tataalessandra ha risposto:
      novembre 18, 2013 alle 2:09 pm

      Posto il fatto che le affermazioni sull’illegittimità del contratto a progetto sono state fatte sulla base della normativa vigente, una soluzione per me fattibile sarebbe quella di delineare a livello nazionale i requisiti per diventare tagesmutter e stabilire dei voucher per i genitori da utilizzare in generale per i servizi all’infanzia (asili nido – baby sitter – tagesmutter), così da non favorire un servizio rispetto ad un altro (cosa che accade con il sistema delle convenzioni).
      Il non plus ultra sarebbe che il Comune assumesse direttamente le tagesmutter (tagesmutter pubbliche, al pari delle educatrici dei nidi comunali).
      Per arrivare a tutto questo, però, bisogna passare attraverso una professionalizzazione del servizio ed eradicare tutte quelle sottili forme di sfruttamento che vedono nelle tagesmutter un “business” (non da Porche, forse da Panda, ma sempre di business si tratta), premiando le cooperative/associazioni/aziende/partite IVA virtuose.
      Si può fare? Io credo, spero proprio di sì!

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    […] Il legislatore sostiene che gli educatori siano preferibilmente collegati ad una cooperativa, un’associazione o un’agenzia e che i contratti di lavoro debbano rispettare i vigenti CCNL sottoscritti dalle maggiori rappresentanze sindacali e dei lavoratori a livello nazionale. Questo punto può essere un punto di forza e simultaneamente di debolezza. Di forza, perchè si stabilisce la necessità di un’omogeneità di diritti e doveri di datori di lavoro e lavoratori; debolezza, perchè al momento la normativa che regola questa attività è altamente frammentaria e a base regionale/locale, per non parlare di come l’unico CCNL sottoscritto fin’ora e non rinnovato abbia davvero molti punti discutibili dal punto di vista dei diritti dei lavoratori e molto probabilmente incompatibili con la nuova Riforma del Lavoro. […]

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    […] evadere il fisco e/o sfruttare le lavoratrici. Se volete, potete leggere a tal proposito l’intervista a Roberto D’Andrea, Segretario Nazionale NIdiL CGIL o gli articoli “Pochi asili nido ma l’alternativa c’è” “Nasce il […]

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    […] Come accennavo sopra, un’attività lavorativa può svolgersi attraverso forme di lavoro dipendente o attraverso il lavoro autonomo, a seconda del modo in cui si è inseriti nell’organizzazione del lavoro. Nel caso specifico delle tagesmutter (che sono una figura professionale ben diversa dall’assistente educativo all’infanzia, dal maestro o dalla baby sitter) ci siamo trovati in genere di fronte a cooperative, o soggetti simili, che pur gestendo tutte le questioni organizzative si rifiutano ad oggi di assumere come dipendenti le tagesmutter, semplicemente per pagarle meno di quanto previsto dai CCNL di riferimento. Noi crediamo che chi lavora per queste aziende in realtà vada assunto, mentre chi si mette sul mercato dei servizi alla persona – in questo caso all’infanzia – e costituisce impresa individuale abbia altre priorità, necessità e in generale un altro genere di problemi. La storia del sindacato ci insegna che unirsi costituisce il modo migliore per affrontarli.” (fonte: https://tagesmutterautonomeroma.wordpress.com/2013/11/12/no-allaccordo-quadro-delle-tagesmutter-tra-&#8230😉 […]

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    […] dimenticare come la tagesmutter, secondo anche quanto asserito dall CGIL qualche anno fa, nell’intervista rilasciata al blog da Roberto D’Andrea, “si può fare in due soli modi: o da dipendente, se ricorrono le condizioni utilizzate da […]

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