Tagesmutter e normativa: quali sono le regole da rispettare nelle varie regioni italiane (II parte)

Digressione Postato il

tagesmutter

Continua il nostro viaggio attraverso le varie normative regionali che regolano il servizio “tagesmutter” in Italia. Nel precedente articolo abbiamo esaminato quella del Trentino – Alto Adige; in questo post analizzeremo la regolamentazione adottata dal Veneto. Vi prego di leggere con attenzione: quello del Veneto potrebbe essere un ottimo modello da proporre su scala nazionale.

 

LA NORMATIVA INERENTE AL SERVIZIO “NIDO IN FAMIGLIA” IN VENETO

La Regione Veneto con la legge regionale n. 32 del 23 aprile 1990 all’art. 1 promuove e sostiene servizi innovativi per l’infanzia, tra cui anche il “nido di famiglia”.

Con la DGR 1855/06, la DGR 3923/07ed in particolar modo con la DGR n. 674 del 18 marzo 2008 vengono realizzate le prime sperimentazioni del servizio.

Gli aspetti salienti della DGR n.674 2008

Il nido in famiglia è descritto come una unità d’offerta con una funzione educativa, di cura e socializzazione. Per esso s’intende l’attività di persone, professionalmente preparate, che accudiscono ed educano presso l’abitazione, più bambini di altri e assicurano loro cure familiari, inclusi i pasti e la nanna, secondo criteri e modi di intervento consapevoli dei fini sociali ed educativi.

Tra gli obiettivi principali, il benessere delle persone e la conciliazione delle esigenze di vita e quelle lavorative. Si tratta di un’organizzazione del privato sociale che risponde ai bisogni di accoglienza, condivisione, cura, fiducia.
La valorizzazione del “familiare” fa sì che il bambino sia curato in modo familiare e competente senza che i genitori debbano ricorre a personale improvvisato e sostenere lavoro nero.

L’età dei bimbi va dai 3 mesi ai 3 anni; il numero da min. 3 a max. 6, definito in base alla disponibilità del “collaboratore educativo” (la tagesmutter) e degli spazi a disposizione. Il contributo economico regionale viene calibrato in relazione al numero dei bambini e all’impegno svolto.

Il periodo di durata diurna del servizio viene indicato dalla famiglia e può essere vario ma rispettare, di massima, non + di 10 ore al giorno consecutive. La frequenza può essere giornaliera, bisettimanale, mensile, ogni tot giorni….essa è in funzione delle esigenze delle famiglie, della disponibilità della collaboratrice educativa e degli accordi presi.

Il servizio viene svolto in una casa e/o appartamento, classificato come – civile abitazione– normalmente dell’operatore, o di una famiglia che la mette a disposizione o altro purché abbia i requisiti e le dotazioni di civile abitazione. La sede di ogni “nido in famiglia” deve rispondere ai requisiti necessari a garantire la sicurezza delle persone, il rispetto delle norme di legge per gli impianti elettrici, per l’impianto a gas e il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza come la pulizia dei locali, l’eliminazione degli spigoli, l’inaccessibilità agli oggetti pericolosi, la schermature delle prese di corrente. Preferibilmente l’abitazione o sede con i requisiti della casa di civile abitazione, deve avere minimo mq.4 pro capite, destinati esclusivamente ai bambini. Al fine di assicurare questo requisito possono essere adottate soluzioni organizzative tali da utilizzare spazi della casa adattati volta per volta alla funzione che devono svolgere (ad es.  un grande soggiorno può avere la funzione di nido in famiglia durante la giornata e tornare ad avere la funzione di soggiorno la sera o quando non è più in funzione l’unità d’offerta). La sede deve essere anche dotata di telefono in modo da assicurare la possibilità di immediata comunicazione in caso di bisogno.
Il collaboratore educativo per l’infanzia  (la tagesmuter) è una persona appositamente preparata e abilitata che svolge la funzione educativa, quella di cura, quella di conduzione- gestione del Nido in Famiglia”. È fulcro relazionale/comunicativo della  relazione educativa tra bambini e genitori.
La professionalità ha tra i suoi elementi fondamentali: competenze dell’operare con l’infanzia  abilità relazionali propensione al lavoro in/a rete propensione alla gestione in autonomia.
Il collaboratore educativo può operare come:

1. ditta artigiana (in presenza di titolarità della ditta, manualità, prevalenza, responsabilità)

2. associazione di partecipazione

3. azienda agricola

4. libera professionista

5. dipendente di cooperativa

6. presidente di associazione appositamente costituita

7. socia di cooperativa

8. socia di associazione.

Il collaboratore educativo può godere della partecipazione economica regionale pro bambino in presenza delle seguenti condizioni:

1. regolare iscrizione del collaboratore educativo all’elenco regionale dei nidi in famiglia;

2. collaborazione con un organizzatore –iscritto all’elenco regionale degli organizzatori di nido in famiglia- nel rispetto delle modalità organizzative indicate dalla DGR n. 674 2008;

3. frequenza dell’unità d’offerta di almeno 3 bambini (età 0-3 anni) per minimo 100 ore a testa per un totale di 300 ore al mese afferenti alla collaboratrice educativa;

4. essere in regola con i requisiti richiesti dal presente regolamento.

Il collaboratore educativo per l’infanzia deve possedere come titolo di studio almeno la Licenza media, ed avere conseguito l’attestato di partecipazione al percorso di qualificazione per svolgere l’attività in casa, valido solo per l’esercizio di tale attività.

 

La famiglia iscrive il bimbo al nido in famiglia; può individuare lei stessa il collaboratore educativo o può essere l’Organizzatore iscritto all’elenco Regionale, che effettua l’abbinamento in base a compatibilità d’orario, vicinanza abitazioni/lavoro; età dei bambini.
Oltre al collaboratore educativo è prevista anche la figura dell’ “organizzatore”, una persona con determinati titoli (Laurea in materie attinenti o diploma di scuola secondaria superiore con esperienza quinquennale in gestione e organizzazione di strutture per l’infanzia), che approfondisce una apposita preparazione per svolgere le funzioni di organizzatore, promotore,  verificatore, tutoraggio, mediatore in relazione ai nidi in famiglia.
Ha quindi competenze pedagogiche, e manageriali. È punto di riferimento per un numero allargato di collaboratori educativi, di famiglie e di istituzioni e enti del territorio.
L’organizzatore può essere:

1. un dipendente comunale al quale l’Amministrazione Comunale affida questo incarico;

2. un libero professionista;

3. un dipendente di cooperativa che intende promuovere questa unità d’offerta;

4. un socio/associato di associazione per la promozione di questa modalità organizzativa  (es. reti di famiglie).

Può iscriversi all‘elenco-sezione “Organizzatore di zona” chi è autorizzato a promuovere ed organizzare il servizio secondo le modalità definite dalla Regione, nonché nel rispetto dei protocolli e degli accordi o convenzioni stipulate tra soggetti diversi.

Ha il compito di:

• promuovere e organizzare la presenza dell’unità d’offerta presso il territorio stabilito curando i colloqui con l’utenza;

• attivare le risorse del territorio per far conoscere e supportare l’unità d’offerta;

• fungere da mediatore tra le famiglie e i collaboratori educativi;

• seguire le questioni economiche nel rispetto dei requisiti individuati dalla Regione per la fruizione del contributo assegnabile

• curare l’organizzazione e il controllo dell’attività dei collaboratori educativi per l’infanzia;

• collaborare e garantire assistenza tecnica e amministrativa;

• curare che vi sia l’adeguata formazione e aggiornamento professionale sulla base delle indicazioni date dalla Regione;

• assicurarsi circa la presenza e il mantenimento di requisiti di buona qualità presso l’unità d’offerta;

• rendersi responsabile delle verifiche igieniche e di sicurezza dei domicili;

• assicurarsi del rispetto dei disciplinari che regolano i rapporti tra i diversi soggetti direttamente coinvolti.

E’ prevista l‘assegnazione di un buono al bambino che frequenta il nido in famiglia, se vengono soddisfatte le seguenti condizioni:

1. il bambino ha una età = o < ai 3 anni;

2. frequenta il servizio x almeno 25 ore settimanali, ovvero 100 ore mensili;

3. il nido in famiglia è frequentato da almeno altri 2 bambini che ottemperano anch’essi al requisito di cui al precedente punto 2;

4. il collaboratore educativo fa capo ad un organizzatore con il quale ha una convenzione che prevede che all’organizzatore sia corrisposto il 10% del sostegno alle spese partecipato dalle famiglie (es. minimo €300 per essere effettivamente unità d’offerta = € 30 per mese da destinarsi all’organizzatore).
È opportuno prevedere diverse forme contrattuali che soddisfino le diverse esigenze e lascino la massima espressione alle possibili ottimizzazioni dell’unità d’offerta.
L’unità di offerta viene considerata tale e attivata, quando c’è la frequenza di almeno 3 bambini (0-3 anni) per un totale mensile di almeno 300 ore (100 ore ciascuno). A fronte di questa offerta minima, incluso cambio, pasto e merenda ed eventuali altri servizi concordati tra famiglia e collaboratore educativo, deve essere individuata la quota di partecipazione della famiglia.

È da intendersi che tra la famiglia e il collaboratore educativo, viene stipulato un contratto: 1. se ditta artigiana, (di cui ha espresso parere positivo la Commissione Regionale per l’Artigianato prot. 97238/59.05 del 21.2.08) di fornitura di servizio nel quale sono contenuti gli estremi dell’erogazione del servizio sulla base del presente regolamento. 2. Se di altra natura giuridica, in ogni caso, l’unità d’offerta, per essere tale deve ottemperare al possesso dei requisiti minimi qui indicati per applicare le quote individuate e per fruire dei buoni previsti, in fase sperimentale.

Annualmente viene aggiornato l’elenco che raccoglie i nominativi e gli indirizzi di tutti i nidi in famiglia attivi nel territorio regionale. I requisiti indispensabili sono l’attestazione della formazione specifica per la funzione, una sede adeguata, la convenzione con l’organizzatore anch’esso iscritto ad altra sezione specifica dell’elenco, la copertura assicurativa adeguata.

Essendo unità d’offerta che si possono svolgere in locali di dimensione ridotta e che sfruttano spazi esistenti a prescindere dal servizio che vi si deve attivare, si verifica una immediata fruibilità ed un ridotto rischio di impresa in quanto non vi sono investimenti importanti sia di immobili che di ristrutturazione. Si determina così una ottimizzazione degli spazi e delle funzioni.

Con la  n. 1502 del 20 settembre 2011, infine, vengono approvate le “Linee Guida per il servizio nido in famiglia della Regione del Veneto” Delibera di Giunta Regionale n. 674 del 18 marzo 2008.

Annunci

16 pensieri riguardo “Tagesmutter e normativa: quali sono le regole da rispettare nelle varie regioni italiane (II parte)

    Valeria ha detto:
    novembre 14, 2013 alle 6:45 am

    Alessandra hai ragione, il Veneto è un ottimo esempio di come si può normare una nuova professione come la nostra. Ancora grazie per il tuo lavoro molto utile per tutti

    Mi piace

      tataalessandra ha risposto:
      novembre 14, 2013 alle 2:09 pm

      Grazie Valeria! È importante che il nostro lavoro trovi il riconoscimento che merita!

      Mi piace

    FRANCESCA ha detto:
    novembre 15, 2013 alle 11:12 am

    ..IL PIU’ E’ TROVARE L’ORGANIZZATORE!

    Mi piace

      tataalessandra ha risposto:
      novembre 15, 2013 alle 12:43 pm

      Ciao Francesca! Sei del Veneto? Ci vuoi parlare della tua esperienza?

      Mi piace

    FRANCESCA ha detto:
    novembre 15, 2013 alle 1:13 pm

    VI SEGNALO CHE NELLA LEGGE REGIONALE DEL VENETO C’è SI LA PAROLA NIDI FAMIGLIA, MA LORO LI IDENTIFICANO CON UNA TIPOLOGIA DIVERSA DI SERVIZIO! servizio educativo attivato con la presenza e partecipazione dei genitori e la presenza almeno di un educatore come coordinatore delle attivita’. numero bimbi dai 15 mesi ai 3 anni e max 12 bimbi.

    Mi piace

      tataalessandra ha risposto:
      novembre 15, 2013 alle 1:22 pm

      Ciao Francesca; le informazioni che ho dato le ho riprese pari pari dal DGR e dai rispettivi allegati disponibili sul sito della Regione… potresti, per cortesia, darmi i riferimenti normativi della tua affermazione, così da modificare le eventuali inesattezze? Grazie!

      Mi piace

      tataalessandra ha risposto:
      novembre 16, 2013 alle 8:05 am

      FRANCESCA, HO RICONTROLLATO, LA TUA SEGNALAZIONE E’ ERRATA. Il NIDO IN FAMIGLIA deve possedere i seguenti requisiti di base:

      Accogliere al massimo fino a 6 BAMBINI di età compresa trai 3 MESI ed i 3 ANNI – di cui si occupa esclusivamente il COLLABORATORE EDUCATIVO (la tagesmutter) in ASSENZA dei genitori
      Garantire ai i bimbi ospiti di usufruire del pasto e del riposo
      Svolgersi in una casa o appartamento che risponda ai requisiti di “civile abitazione”, dotata di telefono fisso, con spazi esclusivamente dedicati ai bambini in misura di 4 mq. per ognuno di essi e preferibilmente ubicata nelle adiacenze di uno spazio all’aperto utilizzabile per il gioco
      Assicurare, in un orario indicato dalla famiglia che chiede di accogliere il proprio bimbo, una permanenza non superiore alle 10 ore giornaliere

      Fonte: SITO DELLA REGIONE VENETO http://www.venetoperlafamiglia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=82&Itemid=288

      Mi piace

        serena ha detto:
        marzo 18, 2014 alle 2:52 pm

        infatti, la risposta di francesca non è corretta.
        devo fare una correzione anche a te tata Alessandra: il nido in famiglia in veneto può essere attivato con un numero minimo di TRE bambini e non due.

        Mi piace

        tataalessandra ha risposto:
        marzo 19, 2014 alle 3:50 pm

        Cara Serena… dove trovi scritto “2 bambini”? Il numero minimo è infatti di 3 bimbi, come trovi anche nel post.

        Mi piace

    […] aver analizzato gli aspetti della normativa regionale del Trentino-Alto Adige (tagesmutter) e del Veneto (Nido in famiglia – collaboratore educativo per l’infanzia), ci apprestiamo ad affrontare la normativa relativa alla Regione Toscana. Come potrete presto […]

    Mi piace

    […] Nei precedenti articoli, abbiamo analizzato le normative del Trentino-Alto Adige, del Veneto e della Toscana. Ci apprestiamo a vagliare l’interessante regolamentazione della Regione […]

    Mi piace

    serena ha detto:
    marzo 18, 2014 alle 2:57 pm

    quello che vorrei sapere è se in veneto è possibile esercitare la professione di tagesmutter in modo autono senza aderire al progetto regionale.

    Mi piace

    alessandra ha detto:
    novembre 19, 2014 alle 1:54 pm

    ciao, la normativa dei nidi in famiglia in veneto ha il grande “scoglio” dei costi per l’organizzatore. il 10%+iva sul lordo di ogni singola retta è tantissimo. per il resto, è un ottimo progetto

    Mi piace

      tataalessandra ha risposto:
      novembre 19, 2014 alle 1:57 pm

      Purtroppo il 10% non è affatto poco. Avete pensato di fare questa osservazione alla Regione, tra più collaboratrici educative della stessa zona? In bocca al lupo!

      Mi piace

    […] Come alcuni di voi già sapranno, la Regione Veneto ha una propria normativa in materia di nidi famiglia (la trovate qua ). […]

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...