Tagesmutter e normativa: quali sono le regole da rispettare nelle varie regioni italiane (III parte)

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Dopo aver analizzato gli aspetti della normativa regionale del Trentino-Alto Adige (tagesmutter) e del Veneto (Nido in famiglia – collaboratore educativo per l’infanzia), ci apprestiamo ad affrontare la normativa relativa alla Regione Toscana. Come potrete presto comprendere, delle tre analizzate quella della Regione Toscana prevede criteri più rigidi, simili a quelli degli asili nido (con cui, secondo me, si finisce di fare confusione!).

La Toscana e il “servizio educativo in contesto domiciliare”

L’Art. 4 bis Legge Regionale 26 luglio n. 32 del 2002 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia dell’educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro) e il relativo Regolamentato attuativo n. 47 del 2003 introducono il “Nido domiciliare” come servizio educativo destinato all’infanzia.

Con il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE 30 luglio 2013, n. 41/R, tra iservizi educativi all’infanzia (che costituiscono un sistema integrato) troviamo anche il servizio educativo in contesto domiciliare (alias il nido di famiglia – servizio di tagesmutter).

Aspetti fondamentali sono il progetto pedagogico e quello educativo. Il progetto pedagogico è il documento generale in cui vengono esplicitati i valori, gli orientamenti e le finalità pedagogiche a cui si riferisce il progetto educativo, organizzativo e gestionale del servizio educativo. Il progetto educativo è il documento che, con riferimento ad ogni anno educativo, attua il progetto pedagogico.
I comuni realizzano il coordinamento gestionale e pedagogico dei servizi educativi al fine di garantire il necessario raccordo tra i servizi pubblici e privati presenti sul territorio e la qualificazione del sistema integrato. Al fine di garantire al contempo coerenza e dinamismo progettuale nell’ambito del sistema integrato territoriale dei servizi educativi, le Conferenze zonali per l’istruzione costituiscono, al proprio interno, organismi di coordinamento gestionale e pedagogico dei servizi educativi.

D’intesa con i comuni, le aziende USL vigilano sul funzionamento dei servizi educativi attivi sul territorio di loro competenza e ne sostengono le attività. I comuni elaborano, in collaborazione con l’azienda USL, appositi protocolli operativi, di cui promuovono l’adozione anche da parte delle strutture private autorizzate al funzionamento.
Gli educatori sono responsabili della cura e dell’educazione dei bambini, attuano e verificano il progetto educativo, curano la relazione con i genitori e li coinvolgono nella vita del servizio.
Alle attività di programmazione, documentazione, partecipazione delle famiglie e formazione in ambito educativo e psicopedagogico è dedicato uno specifico tempo di lavoro che, per gli educatori, non può essere inferiore all’ 8 per cento del complessivo tempo di lavoro individuale.
Per ricoprire il ruolo di educatore è necessario il possesso di uno dei seguenti titoli di studio:

a) laurea o laurea magistrale conseguita in corsi afferenti alle classi pedagogiche o psicologiche;
b) master di primo o secondo livello avente ad oggetto la prima infanzia per coloro che sono in possesso di laurea in discipline umanistiche o sociali e hanno sostenuto esami in materie psicologiche o pedagogiche;
c) diploma di maturità rilasciato dal liceo socio-psico-pedagogico;
d) diploma di liceo delle scienze umane ad indirizzo socio-psico-pedagogico;
e) diploma di assistente comunità infantile;
f) diploma di dirigente di comunità;
g) titoli equipollenti riconosciuti dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
I soggetti che svolgono le funzioni di coordinamento pedagogico sono in possesso di laurea o laurea magistrale conseguita in corsi afferenti alle classi pedagogiche o psicologiche, o di titoli equipollenti riconosciuti dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Al personale impiegato nei servizi educativi viene applicato il contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento per il soggetto titolare o gestore del servizio siglato dalle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale.
I comuni possono istituire elenchi degli educatori al fine di mettere a disposizione delle famiglie personale qualificato per lo svolgimento di prestazioni di tipo privato;  possono prevedere requisiti specifici ulteriori, come la comprovata esperienza o l’effettuazione di un tirocinio presso un servizio inserito nel sistema complessivo dell’offerta; promuovono corsi di aggiornamento professionale rivolti agli educatori, al fine di assicurare la qualità della prestazione.

Il Capo III del Regolamento riguarda eclusivamente  il Servizio educativo in contesto domiciliare:
Capo III
Servizio educativo in contesto domiciliare
Sezione I
Definizione e requisiti strutturali
Art. 42
Servizio educativo in contesto domiciliare
1. Il servizio educativo in contesto domiciliare è un servizio educativo per piccoli gruppi di bambini, realizzato con personale educativo presso un’abitazione.
2. Il servizio educativo in contesto domiciliare può accogliere fino a sei bambini contemporaneamente e può essere attivato con almeno tre iscritti.
3. Possono accedere al servizio educativo i bambini che abbiano compiuto i tre mesi di età e che non abbiano compiuto i tre anni di età entro il 31 dicembre dell’anno educativo di iscrizione. Al bambino ammesso alla frequenza è garantita la possibilità di proseguirla per l’intera durata del calendario annuale di funzionamento del servizio.
4. Nel caso di accoglienza di bambini con disabilità, in relazione alla gravità della situazione, previo parere del comune, il titolare del servizio provvede alle necessarie variazioni organizzative.
5. Il comune che autorizza i servizi educativi in contesto domiciliare realizza il coordinamento pedagogico di cui all’articolo 7 per gli stessi in modo da favorire un’effettiva interazione con gli altri servizi educativi del sistema integrato comunale e promuovere l’aggiornamento professionale degli educatori.
5. I servizi educativi in contesto domiciliare fanno riferimento al coordinamento pedagogico di cui all’articolo 7 ai fini di un’effettiva interazione con gli altri servizi educativi del sistema integrato comunale e per l’aggiornamento professionale degli educatori.
Art. 43
Spazi interni ed esterni
1. Gli ambienti e gli spazi del servizio educativo in contesto domiciliare, interni ed esterni, nonché gli impianti degli stessi possiedono i requisiti previsti dalla normativa in materia di sicurezza, igiene e sanità, per la salvaguardia della salute e del benessere dei bambini e del personale addetto.
2. Il servizio educativo dispone di ambienti, spazi, arredi, giochi e altri materiali idonei e organizzati in modo da garantire l’accoglienza di un piccolo gruppo di bambini, offrire opportunità di relazione e gioco e garantire al contempo le necessarie attività di cura e igiene personale.
3. La superficie interna di un servizio educativo domiciliare destinata alle attività di gioco e al riposo, ove previsto ai sensi dell’articolo 44, comma 3, non può essere inferiore a 20 metri quadrati, esclusa la zona per il cambio e l’igiene personale, che è organizzata in uno o più locali e dotata di acqua corrente calda. Agli spazi di cui al presente comma è assicurata autonomia funzionale rispetto al resto dell’abitazione.
4. E’ inoltre disponibile uno spazio inaccessibile ai bambini provvisto di acqua corrente e dotato di attrezzature idonee per la preparazione dei pasti o lo sporzionamento dei pasti forniti dall’esterno.
Le modalità di acquisizione degli alimenti, di preparazione e di somministrazione dei pasti sono sottoposte alle norme igienico-sanitarie vigenti.
5. La preparazione di pasti all’interno è obbligatoria per i bambini fino a dodici mesi di età.
Sezione II
Requisiti organizzativi
Art. 44
Modalità di offerta del servizio
1. Il calendario annuale di funzionamento del servizio educativo in contesto domiciliare prevede l’apertura per almeno otto mesi, con attività svolta almeno dal lunedì al venerdì.
2. L’orario quotidiano di funzionamento è compreso fra un minimo di quattro e un massimo di undici ore.
3. Il servizio educativo può prevedere modalità di iscrizione e frequenza diversificate. In caso di frequenza superiore alle cinque ore è prevista la fruizione del pranzo e il riposo.
Art. 45
Disposizioni di carattere organizzativo
1. In caso di apertura quotidiana di sei o più ore, la gestione del servizio non può essere affidata ad un solo educatore.
2. La gestione del servizio prevede la sostituzione immediata delle assenze degli educatori ad esso assegnato.
3. La gestione del servizio prevede la reperibilità di una figura adulta, diversa dagli educatori ad esso assegnati, che possa intervenire tempestivamente in caso di bisogno.
4. Gli educatori non possono svolgere le funzioni inerenti la preparazione e lo sporzionamento dei pasti, che sono svolte da altro soggetto.
5. Gli educatori possono svolgere le attività di pulizia e riordino generale dell’ambiente al di fuori del tempo di frequenza dei bambini.
Per i servizi educativi a titolarità di soggetti privati l’autorizzazione al funzionamento costituisce condizione per l’accesso del servizio educativo al mercato dell’offerta.

L’accreditamento costituisce condizione perché un servizio educativo a titolarità di soggetti privati possa accedere al mercato pubblico dell’offerta e a contributi pubblici.

I comuni possono convenzionarsi con le strutture accreditate per ampliare la propria capacità di offerta di servizi educativi e, in particolare, per acquisire la disponibilità di tutta o parte della loro potenzialità ricettiva a favore di bambini iscritti nelle proprie graduatorie.
I soggetti titolari dei servizi educativi autorizzati inseriscono nel sistema informativo regionale i dati riferiti alle proprie unità di offerta entro il termine stabilito dal comune. Il comune inserisce i dati di propria competenza e valida quelli inseriti dai soggetti titolari non comunali di norma entro il 28 febbraio di ogni anno.
I comuni vigilano sul funzionamento dei servizi educativi presenti sul loro territorio mediante almeno due ispezioni annuali senza preavviso, al fine di verificare il benessere dei bambini e l’attuazione del progetto pedagogico ed educativo del servizio. Le modalità di effettuazione delle ispezioni sono definite dai regolamenti comunali. Le aziende USL svolgono funzioni di vigilanza e controllo dei servizi educativi presenti sul loro territorio nell’ambito della verifica delle materie di propria competenza.
Gli edifici adibiti a servizi educativi gestiti da soggetti privati, che hanno usufruito di finanziamenti regionali in conto capitale, non possono essere destinati per cinque anni ad uso diverso da quello per il quale è stato concesso il finanziamento. La Regione può consentire una diversa destinazione nel caso in cui l’immobile sia destinato ad altro servizio per l’infanzia ol’adolescenza o altro servizio sociale.
Come avete potuto leggere, questa normativa tende quasi ad omogeneizzare l’asilo nido ed il nido domiciliare dal punto di vista strutturale, organizzativo e formativo. Ma così, non si rischia forse di sovrapporre due modalità di servizio che hanno, altrove, peculiarità e funzionalità differenti?
Nei prossimi articoli contiueremo il viaggio attraverso la normative regionali: stay tuned!
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11 pensieri riguardo “Tagesmutter e normativa: quali sono le regole da rispettare nelle varie regioni italiane (III parte)

    Antonella de nittis ha detto:
    novembre 19, 2013 alle 4:09 pm

    Salve, sono un’insegnante che vorrebbe cominciare l’attività da tagesmutter, sono della Puglia nello specifico della prov di Foggia, potrei avere delle info dettagliate riguardanti la mia regione… al mio comune non sono molto informati. Grazie

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      tataalessandra ha risposto:
      novembre 26, 2013 alle 1:39 pm

      Ciao Antonella! La Regione Puglia ha adottato una propria normativa, molto interessante! Ne parleremo nei prossimi giorni sul blog. A presto!

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    Samantha ha detto:
    giugno 18, 2014 alle 5:04 am

    Ciao Antonella sono un’educatrice di Lecce e sono interessata ad aprire un nido in famiglia.Potresti gentilmente darmi qualche informazione? Grazie

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      Silvia ha detto:
      marzo 17, 2016 alle 10:15 pm

      Ciao anch’io sono di lecce e sono interessata potrei saperne di più ????

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        tataalessandra ha risposto:
        marzo 18, 2016 alle 1:34 pm

        Ciao Silvia, nel blog trovi la normativa pugliese!

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    Stefania rizzo ha detto:
    agosto 20, 2014 alle 8:48 pm

    Ma non ho ben capito per la regione Toscana non è’ sufficiente sostenere il corso di 250 ore per tagesmutter ? Ci vuole per forza una laurea o un diploma? Sarei molto interessata ad avviare un nido a casa. Mi aiutate a capire? Grazie 🙂

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    noemi evangelisti ha detto:
    settembre 23, 2015 alle 1:39 pm

    Buonasera scrivo dal Lazio per avere informazioni più specifiche su come poter aprire un nido familiare.voi potete darmi delle indicauzioni.

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      tataalessandra ha risposto:
      settembre 23, 2015 alle 1:41 pm

      Salve Noemi, puoi trovare tutte le informazioni attualmente disponibili alla pagina “Regione Lazio: norme…”

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    rosanna Nitti ha detto:
    novembre 8, 2015 alle 12:12 pm

    salve , volevo sapere se in puglia , va bene il diploma di tecnico dei servizi sociali per aprire un nido famiglia

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    JENNY ha detto:
    gennaio 12, 2016 alle 8:36 am

    SALVE SONO JENNIFER VOLEVO CAPIRE QUALE FOSSE LA NORMATIVA PER LA MIA REGIONE
    LOMBARDIA .GRAZIE

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