In Italia, chi “ci marcia” con la precarizzazione delle tagesmutter? Guardate cosa succede in Europa…

Postato il Aggiornato il

Immagine

La tagesmutter in Italia, si sa, è un mestiere difficile: non ovunque riconosciuto, non sempre regolamentato e, laddove le regole esistono, di esse non sempre viene fatto buon uso. Abbiamo già parlato di come, in molti casi, coooperative ed associazioni sfruttano il lavoro delle tagesmutter a proprio vantaggio, inquadrandole come “volontarie”, “lavoratrici autonome occasionali” o “collaboratrici a progetto”.

Poichè alcune di queste realtà sostengono che è impossibile far sortire le tagesmutter dal precariato (asserendo che questo lavoro sia una sorta di ripiego per donne uscite dal mercato del lavoro, lungi dal poter essere una vera e propria professione) diamo un’occhiata a cosa accade negli altri paesi europei. Così facendo, scopriremo infatti che “qualcuno non la racconta giusta”: qualcuno che ha interesse a non permettere che la tagesmutter diventi un’occupazione riconosciuta a tutti gli effetti anche in Italia ed equiparata ad altri servizi all’infanzia.

In Francia, ad esempio, la tagesmutter può essere definita come “nourrice partagée” o “assistante maternelle“.

L’assistante maternelle accoglie presso il proprio domicilio uno o più bambini, i cui genitori lavorino o siano in cerca di un’occupazione. A volte, non accudisce i bimbi a casa sua ma nella “maison d’assistante maternelle” (un appartamento apposito) che può raggruppare al massimo 4 lavoratrici.

Quella dell’assistante maternelle è una delle cinque tipologie di servizi all’infanzia sovvenzionati dallo Stato attraverso la PAJE (un sostegno economico mensile effettuato nei primi 3 anni di vita).

Questa figura viene autorizzata e controllata periodicamente dalla PMI (“Protetion maternelle et infantile”), un sistema di protezione delle mamme e dei  bambini simile ai nostri “consultori”.

Dal 2007 l’assistante maternelle deve conseguire una formazione di 60 ore, a carico del proprio dèpartement (provincia) nei sei mesi antecedenti l’inzio dell’attività; formazione che prosegue nei primi due anni di lavoro, con altre 60 ore. Queste 120 ore corrispondono all’EP1 del “CAP petite enfance” (il certificato che attesta la professionalità dell’operatore della prima infanzia). In questo modo, se vuole, l’assistante maternelle può sostenere un esame per poter lavorare anche nella “crèche familiale”.

La crèche familiale è una struttura (pubblica o privata) che impiega delle assistantes maternelles autorizzate che accudiscono, presso il proprio domicilio, da uno a quattro bambini (generalmente da 0 a 3 anni), senza essere remunerate dai genitori dei piccoli (come le assistantes maternelles tradizionali), bensì da “organismi terzi”. La creazione di tali strutture è subordinata ad un’autorizzazione concessa dal Presidente del Conseil Général (organo del département rinominato recentamente “Conseil départemental”) sentito il parere della PMI. L’ente gestore può essere una collettività territoriale, un “centro comunale o intercomunale di azione sociale”, un’associazione, una cooperativa, un’azienda… Solitamente è diretta da un medico, un’educatrice o una puericultrice. Le assistantes maternelles percepiscono un salario dalla crèche e beneficiano d’un inquadramento salariale, del sostegno professionale delle altre figure della crèche e di una formazione regolare. Nei locali della crèche familiale vengono organizzati, una o due volte a settimana, degli incontri collettivi delle assitantes e dei loro bimbi, per favorirne la socializzazione. In questo modo, in caso di malattia, permessi, eventi familiari dell’assistante maternelle, i bambini potranno essere accolti da altre colleghe.

Lo Statuto Professionale dell’assitante maternelle è definito dalla Loi 2005-706 del 2005 (e precedentemente regolamentato dalle leggi 77-505 e 92-642, rispettivamente del 1977 e del 1992). Per le assistantes maternelles assunte direttamente dai genitori esiste una convenzione collettiva nazionale risalente addirittura al 2004.

Come potete vedere, in Francia la tagesmutter, ovvero assistante maternelle, è una professione riconosciuta. Queste donne sono lavoratrici dipendenti assunte direttamente dai genitori o da strutture (le créches) pubbliche o private. I genitori possono permettersi di pagare questi serivizi perchè ricevono un sostegno pubblico (la PAJE) che possono scegliere d’investire in uno dei cinque servizi all’infanzia riconosciuti, tra cui, appunto, le assistantes maternelles.

Stavolta, è proprio il caso di dire: “Vive la France!”…

Ed in Italia, secondo voi, perchè “qualcuno dice” che non si possa fare altrettanto? Care tagesmutter, svegliamoci!

Annunci

3 pensieri riguardo “In Italia, chi “ci marcia” con la precarizzazione delle tagesmutter? Guardate cosa succede in Europa…

    […] Francia: bisogna seguire un corso di formazione a carico del proprio département (provincia) di 60 + 60 ore o avere il diploma EP1 del “Cap petite enfance”. […]

    Mi piace

    barbara ha detto:
    novembre 23, 2014 alle 3:35 pm

    E cosa potremmo fare?

    Mi piace

      tataalessandra ha risposto:
      novembre 23, 2014 alle 3:45 pm

      Ognuna nella propria realtà potrebbe coinvolgere colleghe, famiglie e amministrazioni locali. Diffondere notizie attraverso i social network (come facebook). In primis, rifutarsi di aderire a quegli enti che non ci rispettano come donne nè come lavoratrici!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...