Le tagesmutter in Belgio: uno sfruttamento simile all’Italia delle finte volontarie

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Le “gardiennes encadrées”, attualmente denominate “accueillantes d’enfant conventionnées”, presenti nel Belgio francofono sono circa 2.500. Le accueillantes, per la stragrande maggioranza donne, accolgono da uno a quattro bambini, dai 3 mesi ai 6 anni, presso il proprio domicilio, dalle 10 alle 12 ore al giorno, fornendo ai piccoli anche i pasti. Queste persone hanno dei percorsi davvero differenti ma sono state tutte selezionate attraverso una procedura rigorosa e posseggono una formazione comune, prima e durante la presa in servizio. 

Nonostante in Belgio tale professione sia largamente diffusa e conosciuta, la maggiorparte della popolazione ignora il fatto che essa non venga normata dallo Statuto dei lavoratori. Inizialmente considerate come delle “volontarie” (ci ricorda qualcosa che avviene anche in Italia?) che percepiscono un rimborso spese di circa 15 euro al giorno per bambino, le accueillantes, ormai riconosciute come professioniste della prima infanzia, beneficiano dal 2003 di uno “Statuto Sociale”. Un termine davvero mal scelto, in quanto non si tratta affatto di uno statuto, quanto di una sorta di “rete” che assicura loro il livello minimo indispensabile di protezione sociale.

Lo Statuto Sociale era stato concepito inizialmente come transitorio ma, attualmente, non è ancora stato modificato. Alle accueillantes sono riconosciuti i diritti di non lavorare se malate o in gravidanza, di beneficiare di un’indennità nel caso di assenza del bimbo accudito, di avere una propria cassa previdenziale, di ricevere dei contributi familiari e di accedere alla pensione. Non hanno però diritto alla disoccupazione, agli scatti d’anzianità, al riconoscimento della formazione conseguita, alle ferie ed ai congedi retribuiti, alla tredicesima.  Inoltre, lo statuto stabilisce una linea diretta tra numero di bambini accuditi e rapporto lavorativo full time o part time: accudire 3 bambini, anche se per 11 ore al giorno dal lunedì al venerdì, viene considerato part time, poichè non si accolgono almeno 4 bambini a tempo pieno. Ma per essere accueillante convenzionata, la legge non stabilisce ancora l’accudimento di 4 bambini: così la maggiorparte delle donne lavorano 50 ore settimanali ma vengono considerate come part time. Questo stato di fatto induce un meccanismo di pagamento della singola prestazione lavorativa, che si ripercuote sull’intero sistema. 

Le accueillantes richiedono che la loro professione venga soggetta allo “Statuto dei lavoratori”, come gli altri mestieri, al fine di porre fine ad una discriminazione che ha il volto dello sfruttamento femminile.

Vorrei precisare che, pure in una situazione di sfruttamento, le “tagesmutter pseudovolontarie” belga sono largamente più tutelate di quelle che prestano il proprio lavoro come “pseudo – volontarie” in Italia. Ciò non toglie che sempre di sfruttamento e discriminazione si tratti! E noi, vogliamo accettare tutto questo?

Per approfondimenti:

https://tagesmutterautonomeroma.wordpress.com/2013/11/03/lettera-aperta-ad-una-tagesmutter-volontaria/

Articolo di “Le Soir” Les gardiennes d’enfant dans la rue pour leur statut

 

http://public.guidesocial.be/conseils/statut-social-des-accueillantes-d-enfant.html

http://www.viefeminine.be/spip.php?article92 

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Un pensiero riguardo “Le tagesmutter in Belgio: uno sfruttamento simile all’Italia delle finte volontarie

    […] di guadagnare qualcosa, rinunciano ai propri diritti. Con il rischio di replicare quanto succede in Belgio, fanalino di coda in Europa per i diritti delle tagesmutter. Situazioni analoghe, purtroppo, a […]

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