Perchè tante tagesmutter ed operatrici di nido famiglia rinunciano ai propri diritti come lavoratrici? L’esperienza di una di noi

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Ogni giorno, nella mia posta elettronica arrivano lettere di colleghe. Mi dispiace di non riuscire a rispondere celermente a tutte; purtroppo la mia vita privata e lavorativa non sempre me lo consentono (vi invito a sollecitarmi più volte, se avete necessità di una risposta).

Oggi ho ricevuto una mail che mi permetto di pubblicare, tagliata ed in forma totalmente anonima. Spero che la collega non me ne vorrà, anzi. Quello che scrive, secondo me, è fondamentale per cogliere tanti aspetti del nostro lavoro sottovalutati dai più e, soprattutto, dalle istituzioni che dovrebbero sostenere e valorizzare le tagesmutter. Ci sono, nelle sue parole e nella sua esperienza, tanti spunti di riflessione, nonchè una proposta interessante.

Ciao Alessandra…

Ho letto un po’ su facebook e su internet il tuo pensiero. Ma come si fa?
Nel senso, per essere in regola come dici GIUSTAMENTE tu bisognerebbe o avere la possibilità di aprire una partita iva oppure diventare dipendenti pubbliche, e questa la vedo proprio impossibile!
Non possiamo pretendere che Cooperative ed Associazioni no profit o profit assumano con contratti in grazia di dio, purtroppo.
Io vorrei aprire un micronido perché ho molte richieste ma non ho innanzitutto il titolo di studio. Poi non ho il capitale (ma per quello certo ci sono i prestiti) ed infine dicono che è difficile aprirne uno, la burocrazia è complicata, soprattutto per quanto riguarda l’Asl.
Dici bene quando scrivi che se sei associata ad una no profit non hai malattia, maternità, ferie, permessi, tfr etc etc, ma obiettivamente che alternativa c’è?
Mi fa sicuramente schifo il sotterfugio che c’è e che conosci ma almeno porto a casa dei soldi. Certo, se non lavoro non guadagno, come ad esempio in agosto, ma tanto sono in bolletta, dove vuoi che vada?!?!?….
Non maturo pensione, perché da dipendente c’è ancora la possibilità di ricevere la pensione fra 40 anni? Io non ci credo e sto facendo 2 conti per iniziare a metter via qualcosa ogni mese per una pensione integrativa.
Ripeto, sicuramente è uno schifo questa soluzione, ma almeno lavoro dato che ho affitto, bollette, spesa e mantenimento di 2 bambine da pagare.
Comunque, anche se io gestisco e basta, quindi ho un “capo” che è l’associazione, il nido famiglia lo sento proprio come se avessi una mia attività, quindi se avessi potere spingerei per chiedere a chi ci governa di creare una partita iva agevolata per aprire un nido famiglia, in questo modo potremmo pagare le tasse ed essere tutelate ed anche assumere un’eventuale collaboratrice creando posti di lavoro, non sarebbe mica male secondo me! Poi acquistando con fattura potremmo scaricare l’iva. E finalmente quello che pagano i genitori diventerebbe, tolte le spese, l’UTILE!…

Cara collega, mi fa piacere che tu abbia letto gli articoli su questo blog e sul blog Popoff Globalist.

I problemi delle partite iva li conosciamo purtroppo bene: guarda quante attività condotte da gente onesta se la stanno passando davvero male, in un periodo così difficile e con uno Stato che opera scelte discutibili in campo economico e sociale.

Ti rispondo in base a quello che credo. Credo che togliere diritti alle persone che lavorano sia un crimine, un obbiettivo che persone senza scrupoli si pongono tranquillamente, esclusivamente per campare sulle spalle altrui. Io ti scrivo: ma come si fa a comportarsi così? Queste associazioni e queste cooperative non solo diffondono una cultura del non rispetto dei diritti dei lavoratori, ma anche creano concorrenza sleale a chi invece si comporta seguendo le regole. E, ovviamente, solo chi si comporta secondo le regole può avere mezzi e necessità per cambiarle, nel momento in cui comprende che quelle regole siano sbagliate. Può cioè comprendere quanto sia importante muoversi insieme in favore del rispetto dei diritti delle donne, delle lavoratrici, delle famiglie e soprattutto dei bambini, che meritano di vivere l’esperienza del nido famiglia!

Penso che, oltre che per alcune associazioni e cooperative, sia una situazione di comodo per certi individui, a capo di Enti Locali ed Istituzioni pubbliche, scaricare la propria responsabilità, quella di sostenere economicamente e socialmente le donne lavoratrici e le famiglie con figli minori. Mettere in atto misure che non arricchiscano le tasche dei soliti noti, ma che giovino al benessere dei bambini, ad una diffusione di una cultura basata sul rispetto delle persone, ad una vita che non ruoti tutta intorno al lavoro (che oggi come oggi sa tanto di sfruttamento…) ma che faccia del lavoro un’esperienza di creatività (dove ciascuno possa mettersi in gioco) e di servizio per la collettività.

Io ho scelto la partita iva perchè queste regole non mi sono rassegnata a volerle cambiare. Non mi sono rassegnata a dire: cari Comuni, care Regioni, noi ci siamo, svolgiamo un’importante funzione socioeducativa, siamo lavoratrici e non volontarie… riconosceteci, non permettete che ci sfruttino!

Da quello che mi scrivi, posso dedurre che tu non sappia che una partita iva agevolata esiste, purtroppo solo per i primi 5 anni di attività per chi supera i 35 anni. E che, finchè non riusciremo ad ottenere un serio contributo da parte delle istituzioni, scaduti i 5 anni ci troveremo ad affrontare oneri fiscali veramente pesanti, oltre all’attuale contributo inps alla gestione separata che sembra crescerà ulteriormente nei prossimi mesi.

Che vogliamo fare, cedere alla logica dello sfruttamento o muoverci per cambiare le cose? Non si tratta solo di noi. Tu hai due bambine, io ne ho una e vorrei darle un giorno un fratellino o una sorellina. Che futuro lasciamo ai nostri figli? Possiamo accettare il fatto che, un giorno, loro, le nostre creature, si trovino a vivere nelle stesse nostre condizioni (se non peggio) e a rinunciare ai loro diritti, alla loro dignità?

Ci sono colleghe ulteriormente strozzate dalla legislativa regionale o comunale e che si trovano in difficoltà più di altre (le colleghe della Sardegna, ad esempio, possono accudire al massimo 3 bimbi con tariffe tarate su quelle degli asili che ne possono accudire il doppio…).

Io dico, muoviamoci, con i nostri piccolissimi mezzi!

Da marchigiana, ho nel cuore la meraviglia delle Grotte di Frasassi, ricche di stalattiti e stalagmiti edificate nei millenni da piccole gocce d’acqua. Se piccole gocce possono tanto… che possiamo fare noi?

In bocca al lupo, dunque, a tutte noi ed un abbraccio a questa collega che, da quello che posso leggere, è una donna forte e piena d’iniziativa. Questo blog è a nostra disposizione, per raccontarci, confrontarci e muoverci insieme.

Un pensiero riguardo “Perchè tante tagesmutter ed operatrici di nido famiglia rinunciano ai propri diritti come lavoratrici? L’esperienza di una di noi

    francesca ha detto:
    febbraio 22, 2015 alle 5:31 pm

    CIAO TATA ALESSANDRA, SONO TATA FRENCY, di san prospero (mo).
    prima abitavo e svolgevo la professione da tata tagesmutter a san felice sul panaro (mO)
    mi sono trasferita perche’ la concorrrenza con i nidi comunali e’ dura e ho cercato un comune meno servito.
    devo dire che ora non sto lavorando come tata, ma come educatrice al nido comunale, perche’ fortunatamente ho titoli adeguati a lavorarci.
    tengo la tata come secondo lavoro ma resta il mio piu grande sogno poter lavorare sempre solo come tata tagesmutter.
    vivendo in emilia romagna la strada piu’ semplice per farlo, sembgra essere creare un gruppo educativo domiciliare (cosi’ da legge regionale 2013). aprirlo e’ molto facile e non ci sono requisiti strutturali particolari.
    ora, leggendo questo post ho sentito il bisogno di segnalare due cose:
    1. quando facevo la tata ero dipendente assunta dai genitori come babysitter. i contributi erano a forfait e il contratto era quello dell’inps-lavoro domestico. con buste paga tfr e quantaltro. ogni famiglia (max 4) pagava me e i contributi erano a forfait..dirai ci andavi a perdere come contributi..no! perche’ con 4 contratti i contributi forfait risultano un lavoro registrato a 40 ore settimanali in tutto e per tutto. la cosa e’ super legale tanto che ho preso anche disoccupazione ASPI “da tata”.per cosi’ dire. fornendo al centro impiego i regolaqri cud e buste paga di ogni genitore. infatti nei bonifici dello stipendio che ricevevo, era indicato il contratto con le ore registrate all’inps piu una parte eccedente di euro come premio personale.

    quindi alternativa alla partita iva, fino a max 4 contratti, c’e:-)

    2. per quanto riguarda la strada dell’apertura del nido famiglia in piena regola con sostegno regionale ecc. (da noi detto piccolo gruppo educativo) esiste altra modalita’ molto ingegnosa per evitare partita iva, detta a me da una ragazza che gia ne ha aperto uno a modena.
    come da lei suggerito, al posto della p.iva aprire una associazione. con numero di soci minimo (3). e i soci sono: lei, e due suoi familiari.in questa maniera le spese di gestione sono minori ed e’ possibile eventualmente anche stoppare il servizio e lavorare a tempo determinato per qualche asilo, senza alcun problema.

    spero di aver dato info utili!!
    ciao fra

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