Lo strano caso dei nidi famiglia in Veneto: strapotere degli organizzatori di zona?

Postato il

venice-227236_150Alcuni mesi or sono, ho descritto attraverso questo blog l’esperienza dei nidi famiglia in Veneto, evidenziandone soprattutto aspetti positivi.

Purtroppo, però, alcune colleghe hanno segnalato al blog come il sistema adottato dalla Regione Veneto sembri peccare in trasparenza e democrazia, lasciando agli organizzatori di zona altissima discrezionalità riguardo la selezione del personale addetto ai nidi di famiglia (i “collaboratori educativi”). Selezione che non sempre sarebbe operata seguendo criteri opportuni, anzi: in diversi casi verrebbe effettuata con modalità altamente discriminatorie, alla faccia della tanto decantata “pari opportunità”!

Procediamo con ordine. Per chi non lo sapesse, la tagesmutter (od operatrice di nido famiglia) in Veneto si chiama “collaboratrice educativa”. Per esercitare tale professione, la Regione obbliga aspiranti di entrambi i sessi (ma, ovviamente, si tratta per la stragrande maggioranza di donne) a partecipare con successo ad un corso riconosciuto dalla Regione, indipendentemente dai titoli formativi posseduti e dalle esperienze lavorative svolte.

Come si accede a questi corsi? Tramite la figura dell’ “organizzatore di zona”: un libero professionista o un membro di una cooperativa, di un’associazione, di una società o di un ente pubblico, con compiti che vanno dall’attivazione e promozione del nido famiglia alla mediazione con i genitori dei bambini, passando attraverso la formazione del personale. Gli organizzatori sono iscritti, come i colleghi collaboratori educativi, in un apposito elenco regionale.

L’aspirante collaboratore educativo deve prima rivolgersi all’organizzatore di zona, che effettua un colloquio attitudinale – motivazionale durante il quale quest’ultimo dovrà trasmettere al primo tutte le informazioni (normative, organizzative, logistiche, commerciali ecc ) affinché possa avere gli elementi per una scelta consapevole e ponderata. E qui casca l’asino. Nel senso che diverse apiranti tagesmutter hanno denunciato al blog come questi colloqui (il cui ottenimento da parte degli organizzatori spesso ha tempi biblici) siano in alcuni casi “demotivanti”: non verrebbero prese in considerazione le esperienze pregresse e la formazione delle aspiranti, nè le loro attitudini o capacità ma, seguendo la peggior logica aziendale, sia addirittura valutata in modo negativo la presenza di figli in tenera età all’interno del nucleo familiare della candidata. Proprio così: sembra che ci siano organizzatori che, invece di sostenere le collaboratrici educative nella difficile conciliazione “lavoro-famiglia”, attraverso una debita formazione e il supporto di adeguate figure professionali (psicologi, pedagogisti) e di un’organizzazione efficiente… stronchino il problema sul nascere: se sei una mamma, meglio che non intraprendi questa professione, perchè con i bimbi come fai: possono scatenarsi gelosie, poi si ammalano, ecc… Roba da strabuzzare gli occhi! Una misura che viene pensata dalla Regione per i bambini, per le famiglie e per la conciliazione della vita familiare/lavorativa… e verrebbero osteggiate proprio le mamme con bambini, indipendentemente dalla propria formazione e/o attitudine?

Si dirà: se un organizzatore si comporta male, rivolgetevi ad un altro. Purtroppo, però, il collaboratore è obbligato a rivolgersi all’organizzatore relativo alla propria zona, il cui l’elenco è ristretto. Finisce per crearsi, dunque, una sorta di oligopolio degli organizzatori di zona, che hanno una grande libertà d’azione ed un’alta discrezionalità riguardo il proprio operato, di cui devono rispondere alla Direzione dei Servizi Sociali – Servizio Famiglia della Regione Veneto attraverso modalità non esplicitate dalla normativa attuale.

Come viene effettuato il monitoraggio del servizio svolto dagli organizzatori di zona? Secondo quali criteri? L’organizzatore è sanzionabile e cancellabile dagli elenchi regionali, nel caso in cui non si attenga al suo lavoro?

Giriamo queste domande alla Regione Veneto, con la speranza di avere una risposta esaustiva, per quelle famiglie che affidano i propri figli ai nidi famiglia e che sicuramente vorranno sapere chi e come controlla le persone che selezionano e seguono da vicino l’operato delle collaboratrici educative a cui affidano i propri figli. Una risposta anche per quelle persone che vorrebbero diventare collaboratrici educative ma che, dalle segnalazioni, sembrano essersi imbattute in organizzatori poco seri, interressati evidentemente a meri aspetti economici.

Care colleghe, continuate ad inivarci le vostre segnalazioni dalle Regioni!Facciamoci sentire!

 

Un pensiero riguardo “Lo strano caso dei nidi famiglia in Veneto: strapotere degli organizzatori di zona?

    tataalessandra ha risposto:
    novembre 20, 2014 alle 4:57 pm

    Chiarimenti in merito al post: non si vuole fare di tutta l’erba un fascio. Ma segnalare dei casi in cui il sistema proposto dalla Regione Veneto (e che, personalmente, approvo in larga parte) sembra avere delle falle. Ne va anche del buon nome e della serietà di quei numerosi organizzatori di zona che, invece, compiono egregiamente il loro lavoro!

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