La nuova legge dei servizi socio educativi alla prima infanzia nella Regione Lazio: quale futuro per le tagesmutter ed i nidi di famiglia?

Postato il Aggiornato il

Immagine

Forse qualche settimana fa, sul blog Popoff Globalist.it, avrete letto l’articolo “Asili nido: svolta nella Regione Lazio”. Se così non fosse, ecco il link, vi consiglio di dargli un’occhiata prima di continuare nella lettura del post; sarà utile per comprendere quanto segue.

In breve, l’attuale datatissima (1980!) normativa laziale non prevede tra i servizi alla prima infanzia quello prestato dalle tagesmutter, riconosciuto invece dai maggiori paesi europei nonchè da diverse altre Regioni italiane. Sembra però che la nuova legge regionale, di cui sono state recentemente pubblicate le linee guida, lo contemplerà, definendolo nei dettagli.

Tali linee guida nel complesso offrono molti spunti di riflessione validi ed interessanti. Nel dettaglio del servizio tagesmutter, però, la situazione non è ben definita e, ancor peggio, sembra essere ostaggio sia della divisione delle realtà già operanti sul territorio che dell’ostilità di molte associazioni e cooperative di asili nido tradizionali. Dal 2010 infatti, quando nella Regione Lazio venne abrogata la legge che definiva la figura dell'”assistente materna” e trovò conclusione la costosa fase sperimentale gestita dal Consorzio “Casa Nido” sul progetto dell’Associazione trentina “Domus”, moltissime tagesmutter laziali sono praticamente allo sbando; inoltre, sono nate delle realtà (associazioni, cooperative, lavoratrici libero professioniste) che hanno tentato di portare avanti un servizio che viene sempre più richiesto dalle famiglie per i propri bambini. In un contesto simile, senza normativa regionale, CCNL (se non quello discutibile siglato dalla stessa Domus con CISL, UIL e UGL) o rappresentanza sindacale, il potere contrattuale delle tagesmutter e dei nidi di famiglia slegati da Domus è praticamente inesistente. Purtroppo, questa dinamica rischia di avere peso nella nuova normativa regionale.

E’ altamente probabile, infatti, che le tagesmutter che hanno ottenuto l’attestato regionale di “assistente materna” durante il periodo sperimentale 2008-2010 possano continuare ad esercitare la loro professione mentre per tutte le altre si prospetti un bella sorpresa: si tratterebbe di dover conseguire una laurea triennale in scienze della formazione / scienze dell’educazione, come è emerso dal recente incontro organizzato alla Casa della Cultura, a Roma, dal “Gruppo territoriale Nidi Infanzia” del Lazio lo scorso 7 maggio 2014, durante il quale il dott. Claudio Di Perna dell’Assessorato alle Politiche Sociali e Sport della Regione ha presentato le linee guida della nuova legge. Considerando il fatto che nel resto d’Europa (ma anche nella maggiorparte delle Regioni italiane) siano sufficienti corsi pari a poche decine – centinaia di ore per svolgere questa professione (cosa che tra l’altro ha permesso la ricollocazione sul mercato del lavoro di migliaia e migliaia di donne) e che essa rappresenti il servizio numero uno all’infanzia in paesi come la Francia e la Germania, la richiesta della laurea sembra fuori luogo; anche perchè la formazione delle tagesmutter, seppur con una base comune a quella degli asili nido, ne differisce in modo sostanziale e dovrebbe pertanto essere strutturata ad hoc!

Purtroppo, però, a sentire alcune figure intervenute all’incontro di cui sopra, l’ignoranza ed i pregiudizi relativi ai nidi di famiglia paiono ancora duri a morire: si finisce con il considerare la tagesmutter come prestatrice di un servizio qualitativamente inferiore rispetto all’asilo nido tradizionale dimenticando come lo stesso asilo nido sia figlio di una realtà di fatto, quella dell’Italia del boom industriale, ed abbia radici comuni con lo stesso servizio tagesmutter (i nidi condominiali, le Case dei Bambini montessoriane…). Insomma, prima è nato il nido, poi la regolamentazione (regionale!)… dunque perchè snobbare quelle tagesmutter “avanguardiste” che hanno anticipato le regole?

Attualmente, però, come si è detto le tagesmutter laziali sono divise tra cooperative legate a Domus, altre cooperative minori, associazioni (tra cui anche quelle “di volontariato” e l’unica associazione di tagesmutter autonome presente sul territorio laziale, “La Casa delle tate”) e diverse libero professioniste. Lo scenario probabile sarà a mio avviso il seguente: le tagesmutter che operano nelle cooperative legate a Domus (e non solo) e che hanno acquisito l’attestato regionale nel periodo 2008-2010 saranno riconosciute dalla Regione e potranno continuare a lavorare, quelle che lavoreranno senza titolo in certe Associazioni di volontariato continueranno ad essere spolpate (tanto l’Associazione, con le sue scappatoie, riuscirà a mantenere tariffe competitive nei confronti degli altri servizi sul territorio…) e le nuove realtà sorte in questi anni, composte da donne perlopiù libero professioniste che tanto si sono battute contro il precariato e contro lo sfruttamento delle tagesmutter, se vorranno continuare a lavorare dovranno tornare all’Università!

Purtroppo, però, a quanto sembra, questi aspetti non verranno considerati dalla normativa regionale: ma in questo modo si può davvero parlare di servizi educativi? Il precariato e lo pseudovolontariato non potrebbero generare pericolose situazioni di burnout del personale educativo, che si rifletterebbero inevitabilmente anche sui bambini accuditi? E voi, cosa ne pensate?

Annunci

3 pensieri riguardo “La nuova legge dei servizi socio educativi alla prima infanzia nella Regione Lazio: quale futuro per le tagesmutter ed i nidi di famiglia?

    lauramorgigni ha detto:
    maggio 21, 2014 alle 4:47 pm

    É assurdo!
    Tra un po’ in Italia diranno che ci vuole la laurea anche per essere madri!!!!!
    Se dovevo o potevo laurearmi lo avrei fatto prima dei miei 43 anni : così facendo impediscono a donne madri come me di potere mettere a frutto tutta la esperienza acquisita con la maternità e che mi hanno portato a non completare gli studi all università .

    Liked by 1 persona

    tataalessandra ha risposto:
    maggio 21, 2014 alle 7:52 pm

    Laura, concordo anch’io! Diffondiamo la notizia, forse insieme riusciamo a smuovere le acque!

    Mi piace

    Irene ha detto:
    settembre 4, 2014 alle 9:04 pm

    Essere madri è molto diverso dall’essere educatore e conoscere le diverse realtà di ogni bambino. Bisogna aver studiato diverse materie per poter stare a contatto con bambini di ogni tipo, con bes o problemi come epilessia, il saper riconoscere quali sono atteggiamenti devianti o che celano problemi molto più gravi come l’autismo. In linea di massima un educatore conosce molto bene tutto questo e sa affrontarlo, le mamme, anche se bravissime e amorevoli, molto spesso, anzi quasi sempre, no.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...