Abruzzo: il servizio domiciliare alla prima infanzia

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tagesmutterLa legge regionale 28 aprile 2000 n.76 e le relative direttive generali d’attuazione regolano il Servizio domiciliare alla prima infanzia, definendolo come servizio educativo per la prima infanzia, integrativo ai nidi d’infanzia.

I servizi integrativi si configurano come luoghi con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale, rivolti ai bambini, anche insieme ai loro genitori o adulti accompagnatori. Tali servizi hanno come obiettivo quello di ampliare l’azione dei nidi d’infanzia, garantendo risposte flessibili e differenziate alle esigenze delle famiglie e dei bambini attraverso soluzioni diversificate sul piano strutturale ed organizzativo. I servizi integrativi possono comprendere:… c) servizi educativi e di cura sia presso il domicilio di famiglie con bambini di età inferiore ai tre anni disponibili ad aggregarsi ed a mettere a disposizione spazi domestici per l’affidamento, in modo stabile e continuativo, della cura dei figli a educatori con specifiche caratteristiche professionali appositamente formati a questo scopo (educatore familiare) sia presso il domicilio degli educatori, con le stesse caratteristiche di professionalità, nonché di stabilità e continuità degli interventi sulla base di standard strutturali ed organizzativi individuati dalle direttive generali di attuazione della presente legge di cui al successivo articolo 10 (art.4 L.R. 76/2000).

Può essere gestito dai Comuni, singoli o associati; da soggetti privati scelti dai Comuni, singoli o associati, mediante procedura ad evidenza pubblica; da soggetti pubblici e privati autorizzati al funzionamento.

La normativa stabilisce che tale servizio venga effettuato all’interno di ambienti idonei di civile abitazione e che la porzione della civile abitazione ad esso adibita sia, durante l’orario di funzionamento, funzionalmente autonoma e identificabile in modo distinto dal resto dell’abitazione.

Gli spazi destinati ai bambini devono favorire l’uso autonomo degli stessi da parte dei bimbi, come anche l’incontro, la relazione e la condivisione non occasionale di situazioni di gioco fra i bambini presenti. Arredo e materiali di gioco vengono opportunamente selezionati. Deve essere presente un’adeguata attrezzatura per il cambio e la pulizia dei bambini. La pulizia degli ambienti è curata quotidianamente.

Il numero dei bambini va da 4 a 10 (massimo 12 nel caso in cui i bimbi abbiano tutti più di 18 mesi).

Lo spazio interno minimo per ogni bimbo (escluse le zone di servizio) è di 4mq.

E’ prevista l’integrazione dei bambini disabili e con disagio-socio culturale.

Il rapporto contrattuale privato viene stilato tra genitori dei bambini e legale titolare del servizio domiciliare.

E’ necessario definire il progetto educativo, che preveda anche colloqui individuali e riunioni di gruppo, al fine di una reale partecipazione dei genitori.

Il soggetto gestore di uno o più servizi educativi per la prima infanzia, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, garantisce le funzioni di direzione organizzativo-gestionale e coordinamento psico-pedagogico dei servizi (tra cui anche l’elaborazione del progetto educativo, la supervisione, la formazione permanente, l’integrazione con gli altri servizi alla prima infanzia, la prmozione, il monitoraggio della qualità, lo sviluppo della cultura dell’infanzia all’interno della comunità locale).
Il titolo necesssario per diventare educatore familiare è il diploma di laurea triennale per educatore dell’infanzia. Altri requisiti sono l’aggiornamento annuo di 60 ore e la documentata effettuazione di un tirocinio minimo di 1 mese o 150 ore presso un servizio educativo pubblico per l’infanzia.

I Comuni istituiscono un albo degli educatori domiciliari, la cui iscrizione ha durata annuale.

L’autorizzazione al funzionamento viene rilasciata dal Comune. Il rinnovo all’autorizzazione viene effettuato triennalmente. Ogni anno il gestore del servizio deve trasmettere al Comune il consuntivo di gestione.

Fonte:

Legge Regionale 76/2000

Direttive generali d’attuazione della Legge Regionale 76/2000

Altri fonti normative: L.R. 32/02, L.R. 2/05, DGR 935/2011.

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