Solo la CISL firma l’accordo quadro delle tagesmutter DOMUS

Postato il Aggiornato il

firmare

Il 1 settembre 2015 è stato firmato il nuovo Accordo Quadro FeLSA CISL, Ass.ne Nazionale Domus Enti Gestori e Ass.ne Naz.le Tagesmutter Domus.

Il precedente, siglato nel 2011 con Felsa CISL e UilTemp.p, era scaduto ormai da quasti tre anni. Nel 2011 la CGIL si rifiutò di firmare; ora rimane solo la Cisl a siglare il nuovo accordo Tagesmutter della DOMUS, che riguarda esclusivamente le tagesmutter aderenti a DOMUS.

Ecco parte del testo della news (mentre il testo dell’accordo attualmente è irreperibile sul web), che potete trovare per intero sul sito http://www.tagesmutter-domus.it:

“Siglato il 1/09/2015 l’Accordo Quadro fra FeLSA CISL e le Ass.ni Naz.li Enti Gestori Domus e Tagesmutter

Siglato l’Accordo Quadro fra FeLSA CISL, Ass.ne Nazionale Domus Enti Gestori e Ass.ne Naz.le Tagesmutter Domus

E’ con soddisfazione che comunichiamo che è stato stipulato il 1 settembre u.s. l’accordo quadro fra FeLSA CISL Nazionale e le Associazioni Nazionali per le Tagesmutter che prestano la loro attività lavorativa in favore degli enti aderenti all’Associazione Nazionale DoMuS e sono iscritte all’Albo Professionale Tagesmutter Domus riconosciuto dal Ministero per lo Sviluppo Economico.

Una professione, quella della Tagesmutter, finalmente prevista dalla Legge 4/2012 che, ricordiamo, disciplina le Professioni non normate ed ha portato nel nostro ordinamento un elemento di grande novità. Il dare riconoscimento normativo alle professioni non riconosciute significa riconoscere un mondo a cui fino ad allora non era stato accreditato alcun rilievo.

Ed è nel solco di questa novità che nasce l’Accordo in questione e che costituisce un ulteriore perfezionamento della volontà delle parti sociali, già espressa dal legislatore, di dare voce a questo mondo del lavoro sino ad ora orfano di qualsiasi forma di riconoscimento…”

Di seguito, l’intervista a Roberto d’Andrea, CGIL, sul perchè la CGIL già nel 2011 non firmò l’Accordo con DOMUS, pubblicata su questo blog il 12 novembre 2013:

“Nel 2011 l’Associazione Domus (che gestisce gran parte delle tagesmutter presenti in Trentino e si sta espandendo sul territorio nazionale) ha siglato un accordo quadro con la FeLSA Cisl e la UilTem.p. Cosa pensi di questo accordo?Perché la CGIL non l’ha siglato? C’è stata una proposta di accordo da parte della CGIL? Se sì, cosa prevedeva e perché non è stata presa in conto dalle restanti parti sociali?

Nel 2011 abbiamo ritenuto di non sottoscrivere l’accordo collettivo in questione perché tale intesa disciplina una tipologia contrattuale, il contratto a progetto, che a nostro avviso non è compatibile con la modalità organizzativa utilizzata dall’Associazione Domus. Le associazioni, cooperative o aziende, aderenti a Domus determinano infatti l’organizzazione del lavoro (assegnano alle lavoratrici/lavoratori i turni, la quantità di bambini cui badare, impartiscono – di fatto – le direttive) e per questo motivo, a nostro avviso, l’unica forma contrattuale lecita per quel tipo di organizzazione di lavoro è il lavoro dipendente.

Ai primi tavoli di discussione, ai quali NIdiL CGIL ha preso parte, pur decidendo in ultima istanza di non sottoscrivere l’accordo, avevamo infatti fatto presente una cosa molto semplice, e cioè che quest’attività si può fare in due soli modi: o da dipendente, se ricorrono le condizioni utilizzate da Domus, o in maniera autonoma (attraverso prestazioni di lavoro con partita Iva) quando la tagesmutter è libera di organizzare (fatturando direttamente al cliente) la propria attività lavorativa.

In tal senso quindi ribadisco che il motivo della mancata firma da parte della CGIL non è assolutamente stato di natura “ideologica”. Quell’accordo, insomma, attraverso la legittimazione del contratto a progetto ha dato l’alibi alla controparte per utilizzare una forma contrattuale doppiamente sconveniente per le lavoratrici: senza le tutele del lavoro dipendente – pur se inserite in un’organizzazione aziendale – e senza l’autonomia di una gestione diretta dell’attività.

Cosa è successo dopo l’entrata in vigore della riforma Fornero, che ha cambiato i requisiti dei contratti a progetto?

La legge 92/12, sebbene in gran parte non condivisa dalla CGIL, ci dà ragione. La legge infatti cancella la possibilità di fare contratti “a programma o fase di lavoro”, che sono quella particolare declinazione del lavoro a progetto che appunto utilizzano le associazioni, cooperative e aziende che offrono servizi di tagesmutter. Come ti dicevo prima, noi non abbiamo ritenuto possibile l’individuazione di uno specifico progetto, e ora che non esistono più i contratti “a programma o fase di lavoro” è ancora più evidente che la strada da percorrere per queste aziende, al fine di mettersi in regola, è quella di procedere all’assunzione delle tagesmutter.

La questione è ben diversa per quelle lavoratrici che gestiscono liberamente la propria attività, fuori dal “sistema Domus”, e che magari hanno aperto la partita Iva. Il sindacato NIdiL CGIL è a disposizione per individuare tutte le soluzioni collettive necessarie ad assicurare maggiori tutele e diritti a chi lavora individualmente ma ha problemi in comune con altri lavoratori autonomi (sistema delle convenzioni col pubblico, questioni legate alla salute e alla sicurezza, ecc.)

Ti risulta che l’accordo sia stato rinnovato? La contrattazione è ancora aperta?

No, non mi risultano rinnovi, che però sarebbero necessari alla luce del cambio della normativa vigente.

Come la CGIL propone di inquadrare la figura della tagesmutter, per una reale tutela delle lavoratrici?

Come accennavo sopra, un’attività lavorativa può svolgersi attraverso forme di lavoro dipendente o attraverso il lavoro autonomo, a seconda del modo in cui si è inseriti nell’organizzazione del lavoro. Nel caso specifico delle tagesmutter (che sono una figura professionale ben diversa dall’assistente educativo all’infanzia, dal maestro o dalla baby sitter) ci siamo trovati in genere di fronte a cooperative, o soggetti simili, che pur gestendo tutte le questioni organizzative si rifiutano ad oggi di assumere come dipendenti le tagesmutter, semplicemente per pagarle meno di quanto previsto dai CCNL di riferimento. Noi crediamo che chi lavora per queste aziende in realtà vada assunto, mentre chi si mette sul mercato dei servizi alla persona – in questo caso all’infanzia – e costituisce impresa individuale abbia altre priorità, necessità e in generale un altro genere di problemi. La storia del sindacato ci insegna che unirsi costituisce il modo migliore per affrontarli.” (fonte: https://tagesmutterautonomeroma.wordpress.com/2013/11/12/no-allaccordo-quadro-delle-tagesmutter-tra-domus-cisl-e-uil-lintervista-a-roberto-dandrea-segretario-nazionale-di-nidil-cgil/)

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...