Umbria: i nidi familiari

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In Umbria, la L.R. 30/2005 (art. 5) e il  Reg. Reg. 13/2006 disciplinano, in relazione a nuovi bisogni emergenti dai contesti sociali del territorio, la sperimentazione di ulteriori tipologie di servizi all’infanzia rispetto a quelli tradizionali.

Il “nido in famiglia” è un servizio sperimentale socio-educativo-ricreativo che accoglie minori di età compresa tra i tre mesi e i tre anni, disciplinato dalla D.G.R. 16 maggio 2012, n. 513. E’ destinato a favorire le opportunità di socializzazione dei bambini, nonchè a valorizzare il ruolo dei genitori nell’intervento educativo, prevedendone il diretto coinvolgimento nella conduzione e nella gestione del servizio.

Rispetto ai servizi tradizionali si differenzia per la sua totale integrazione  con il  contesto abitativo, la flessibilità nel funzionamento e la ridotta capacità ricettiva.

L’attivazione del nido familiare in via sperimentale è riservata a coloro che abbiano frequentato l’apposito corso regionale, riferito agli standard minimi di competenze “Gestione di nido familiare” ( D.G.R. 16 maggio 2012, n. 513, allegato 5).

Per l’attivazione, anche in via sperimentale, del nido in famiglia deve essere richiesta l’autorizzazione al Comune di riferimento al fine di assicurare la supervisione della sperimentazione ed il coordinamento con la rete dei servizi per la prima infanzia presenti sul territorio comunale.

Il nido in famiglia può accogliere un numero limitato di bambini compresi quelli dell’ambito familiare della medesima fascia di età, fino ad un massimo di quattro contemporaneamente. La permanenza del bambino non appartenente al nucleo familiare di base, non può superare le nove ore continuative. La presenza analitica dei minori è registrata su una scheda settimanale esposta all’interno dei locali e resa accessibile agli Organi deputati alla vigilanza.

L’attività può essere condotta da un genitore o da un operatore in ogni caso in possesso degli standard minimi di competenza previsti dal sistema di competenze per la gestione di nidi familiari ( D.G.R. 16 maggio 2012, n. 513, allegato 5).

Il nido in famiglia deve sorgere in immobili ad uso abitativo presso cui l’operatore ha la residenza/domicilio. La struttura deve garantire le seguenti caratteristiche: a) licenza di abitabilità/agibilità; b) requisiti igienici minimi previsti dai Regolamenti locali d’igiene e dalle normative nazionali e regionali vigenti in materia di edifici di civile abitazione; c) condizione di sicurezza degli impianti, anche di prevenzione incendi, nei casi previsti dalla legge; d) adattabilità ai soggetti portatori di handicap usufruenti di sedia a ruote, secondo quanto stabilito dal D.P.R. n. 503/1996. L’attività può essere avviata se nell’unità immobiliare sono disponibili: uno spazio autonomo con lavandino e fasciatoio; uno spazio da destinarsi all’ospitalità dei bambini di almeno dodici metri quadrati, organizzato in modo da garantire l’accoglienza, il gioco e il riposo; un locale cucina dotato di idonee attrezzature per la cottura, il riscaldamento e la conservazione dei cibi.

L’attività di nido in famiglia, non avendo caratteristiche di un servizio di ristorazione collettiva, nonché essendo ubicata in normali strutture abitative, non necessita di autorizzazione sanitaria ai sensi dell’art. 2 Legge 30 aprile 1962, n. 283 “Modifica degli artt. 242, 243, 247, 250 e 262 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”. E’ quindi possibile la preparazione e la somministrazione di alimenti fermo restando l’applicazione, in ogni fase, di corrette norme di prassi igienica.

L’esercizio dell’attività, fermo restando il rispetto degli adempimenti contributivi e fiscali, è soggetta ad autorizzazione al funzionamento da parte del Comune. Salvo diverse disposizioni comunali ai sensi del Regolamento regionale 13/2006, la richiesta di autorizzazione deve essere obbligatoriamente corredata da: documentazione attestante il possesso dei requisiti dell’immobile; dichiarazione sostitutiva di certificazione ai sensi art. 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa” rilasciata dal titolare dell’attività che attesti la rispondenza ai requisiti; relazione descrittiva dell’attività (progetto di servizio) che specifichi le modalità, i tempi, le tariffe e le regole di svolgimento del servizio e che dia conto del servizio alimentare.

In ciascuna unità immobiliare può essere autorizzato un solo servizio di nido familiare.

L’attività è oggetto di vigilanza ai sensi della L.R. n. 30/2005. Lo svolgimento dell’attività deve essere garantita da adeguata polizza assicurativa.

Il gestore deve garantire la continuità del servizio educativo secondo modalità che devono essere specificate nel progetto di servizio, portate a conoscenza delle famiglie e con le medesime concordate.

Per il primo accoglimento del bambino al nido in famiglia, trattandosi di possibile frequenza occasionale, il genitore o chi ne fa le veci deve rilasciare dichiarazione scritta al gestore del servizio, che il bambino è stato regolarmente vaccinato e non è affetto da malattie infettive e contagiose clinicamente accertate.

Le regole di svolgimento del servizio, l’orario di apertura giornaliero e le tariffe applicate vanno esposte in modo visibile nell’ingresso.

Il soggetto gestore assume ogni responsabilità in relazione all’erogazione del servizio e pertanto nessuna responsabilità può essere imputata al Comune per qualsiasi danno o indennizzo derivante dallo svolgimento del servizio di nido familiare.

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