Corsi riconosciuti tagesmutter/nido famiglia, norme regionali e comunali nel Lazio… che confusione!

Postato il Aggiornato il

In questi giorni tante, tantissime persone mi hanno chiesto delucidazioni sul Corso X/Y/ per Tagesmutter nel Lazio. Nello specifico mi hanno cheisto se quel titolo rilasciato per quel Corso fosse riconosciuto dalla Regione Lazio. Ma che vuol dire “riconosciuto”?

Procedere con ordine in mezzo a questo grande marasma, dove secondo me anche chi si occupa di formazione (anche di autorizzarla) si perde “pezzi di legge” qua e là… non è semplice.

Punto numero uno. Nel Lazio ancora non c’è una regolamentazione, a livello regionale, del servizio tagesmutter. Ci sono alcuni Comuni (es. Ladispoli, Cerveteri, Civitavecchia e da ultimo Fiumicino, proprio lo scorso fine dicembre) che hanno normato il servizio di nido famiglia, che per molti versi si può “sovrascrivere” a quello di tagesmutter (ma, come vedremo in seguito, anche no). Riguardo i regolamenti adottati da questi Comuni ci sarebbe molto da dire e, a mio avviso, anche qualcosa da contestare sulla legittimità o meno di quanto prevedono.

Parlando di Regione Lazio, l’8 giugno 1995 con la legge regionale 43 è stata istituito il servizio di assistente familiare che:

"nell'ambito   delle  politiche  sociali  di  aiuto  e  sostegno  alle
famiglie, ha lo scopo di permettere la sorveglianza  dei  bambini  di
eta'  inferiore  ai  tre  anni, attraverso l'affidamento degli stessi
alle cure delle  assistenti  familiari  nelle  abitazioni  di  queste
ultime" (art.1)

Le assistenti familiari (non si sa perchè, donne) dovevano aver superato un corso regionale di formazione ed un colloquio psico-attitudinale, dopodiché l’Assessorato ai servizi sociali del Comune rilasciava loro un attestato di abilitazione di esercizio alla professione.

La legge regionale 43/1995 è stata però abrogata dalla legge regionale 24/12/2010, art.79.

Nel mentre però cosa è accaduto? Nel 2007 la figura dell’Assistente familiare era entrata nel Repertorio regionale dei profili professionali e formativi con DGR 609 del 31/07/2007. Nell’allegato 1 troviamo descritta questa figura:

“l’Assistente familiare è una figura con caratteristiche pratico-operative, la cui attività è rivolta a garantire assistenza a persone autosufficienti e non, nelle loro necessità primarie, favorendone il benessere e l’autonomia all’interno del clima domestico-familiare.”

Abrogata la L. 43/1995 e col DGR 609/2007 l’assistente familiare passa da una figura assimilabile alla tagesmutter, ad una assimilabile alla colf/badante. Quindi l’unico riferimento normativo che avevamo a livello regionale al servizio tagesmutter o perlomeno a qualcosa di assimilabile… non c’è più.

Per quanto riguarda il nido famiglia? Troviamo un cenno nella normativa regionale: la L.R. 32/2001 lo decrive come

l’attività di cura di bambini da 0 a 3 anni svolta senza fini di lucro e promossa ed autogestita dalle famiglie utenti.

Il nido famiglia appartiene quindi, per la Regione Lazio, alla sfera della solidarietà familiare e non della imprenditorialità.

Cos’altro abbiamo?

La proposta di legge regionale PL 268 (proposta, quindi non ancora legge), che all’art.31 propone di normare il nido familiare, definendolo come

un servizio socioeducativo realizzato in contesti domiciliari, quali abitazioni private o altri locali in possesso dei requisiti igienico- sanitari previsti dalla normativa vigente per la civile abitazione, che accoglie fino ad un massimo di cinque bambini di età compresa fra i tre e i trentasei mesi.

Chi lavora nel così prospettato nido familiare sarebbe l’operatore di nido familiare, il quale oltre ai requisiti previsti dall’art.19, dovrebbe essere in possesso di uno dei titoli di studio di cui all’art.17, comma 1 (titoli di studio per ricoprire il ruolo di educatore nei servizi socioeducativi):

laurea triennale o laurea magistrale conseguita in corsi afferenti alle classi pedagogiche o psicologiche e titoli equipollenti; diploma di maturità magistrale; diploma di scuola magistrale con abilitazione all’insegnamento; diploma di maturità rilasciato dal liceo socio-psico-pedagogico; diploma di maturità rilasciato dal liceo delle scienze umane ad indirizzo socio-psico-pedagogico; diploma di tecnico dei servizi sociali e di assistente di comunità infantile; diploma di dirigente di comunità; se si è già in servizio come educatore, uno dei titoli previsti dall’art.17 della L.R. 19/1980.

Altrimenti, se fosse sprovvisto di uno dei titoli di studio di cui sopra,  dovrebbe possedere
l’attestato di qualifica professionale specifica rilasciato a seguito di frequenza a corsi di formazione professionale riconosciuti dalla Regione.
Benissimo. Ammettiamo che un giorno questa proposta divenga legge (per ora non lo è, da quasi due anni) e che io non abbia uno dei titoli di studio previsti dall’art. 17.1. Dovrei per forza possedere un attestato di qualifica professionale specifica rilasciato a seguito della frequenza di un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione.
Ma esistono attualmente corsi di formazione per operatore di nido familiare? NO. Innnanzitutto perchè nemmeno esiste il nido familiare. Cioè, la fattispecie non è prevista da alcuna norma nella nostra Regione, come abbiamo visto.
Ma allora, quali sono i corsi che troviamo in giro? E siamo sicuri che poi, una volta seguiti questi corsi con successo, possiamo diventare, qualora passi la normativa e siamo sprovvisti dei titoli di studio sopra elencati, operatori di nido familiare?
Da qualche tempo esistono dei corsi autorizzati dalla Regione Lazio per figure che, “a naso”, ci sembrano molto simili a quelle dell’operatore di nido familiare proposto dalla PL 268. Ci sembrano simili, perchè in questo “pappone” di normative regionali, regolamenti comunali, sperimentazioni e chi più ne ha più ne metta, ormai per il comune sentire tagesmutter- nido domiciliare-nido familiare-nido famiglia sono diventati più o meno la stessa cosa.
Ma per il diritto sarà così?

Innanzitutto, andiamo a vedere quali sono questi corsi. Abbiamo i corsi autorizzati per:

– operatore domiciliare all’infanzia (tagesmutter) di ENEF G CENA, HC Training srl, Minerva Sapiens srl ,

– operatore domiciliare all’infanzia (tagesmutter)- acquisizione di competenze – livello 2  di Maveco,

– assistente materna/tagesmutter di BABY JOB , Patatrac, Icarum,

– operatore all’infanzia domiciliare e nelle strutture socio-educative-frequenza 1°livello di Logos.

Sono corsi diversi, con un monte orario differente (250/300 ore), presentati per la maggiorparte da enti che fanno formazione anche in altri settori professionali (ricostruzione unghie, acconciatore, mediatore interculturale, assistente familiare,lavoratori addetti alle attività di rimozione, bonifica, smaltimento dell’amianto…).

Ora vi riporto nuovamente quanto prevede la proposta di legge PL 268. Se non si possiedono i titoli di studio psico-pedagogici (diploma magistrale ecc..) riportati all’art.17, si dovrà possedere
l’attestato di qualifica professionale specifica rilasciato a seguito di frequenza a corsi di formazione professionale riconosciuti dalla Regione.
Nessuno dei suddetti corsi rilascia un attestato di qualifica professionale specifica di operatore di nido familiare.
Per tirare le somme…
Nascono una moltitudine di corsi per tagesmutter, con nomi, forme e monte ore differenti. Sono corsi di formazione autorizzati dalla Regione Lazio. Regione Lazio che però non ha ancora normato il settore. E nella proposta di legge, ferma da quasi due anni, non si parla di tagesmutter ma di nido familiare / operatore di nido familiare.
Ma perchè la Regione Lazio autorizza dei corsi di formazione professionale per tagesmutter senza averla regolamentata?
Possiamo fare solo delle ipotesi. Quando nel 2012 con il DGR 452 è stato istituito il “Repertorio regionale delle competenze e dei profili formativi” in un’ottica europeista, di uniformazione e riconoscimento appunto di competenze (formali e non formali) e profili formativi tra i diversi Stati Membri ma anche tra le differenti regioni italiane, è stato inserito anche il profilo professionale dell’operatore domiciliare all’infanzia (tagesmutter) .

La descrizione sintetica è la seguente:

L’operatore domiciliare all’infanzia (Tagesmutter) è in grado di svolgere le attività di assistenza quotidiana dei bambini e di accompagnarli nel loro sviluppo fisico psichico e intellettuale, garantendone la cura dei bisogni primari e degli ambienti di vita.

L’area professionale è quella dell’assistenza sociale, dell’assistenza sanitaria, dell’assistenza socio-sanitaria.

Se andiamo inoltre a leggere i profili collegati-collegabili alla figura, cosa troviamo? Sistema classificatorio ISCO: 5131 lavoratori dei servizi di assistenza all’infanzia; Istat: 5.5.3.3 addetti alla sorveglianza di bambini e assimilati; EXCELSIOR: 30.04.03 Addetti all’animazione dei bambini e assimilati; Sistema di codifica professioni del Ministero del Lavoro: 553300 addetti alla sorveglianza di bambini ed assimilati, 553302 baby sitter, 553303 nurse, 553306 vigilatrice d’infanzia, 553307 vigilatrice di bambini; Repertorio delle professioni ISFOL: operatore per l’infanzia.

Le unità di competenza sono: cura dei bisogni primari del bambino, animazione ludico -educativa, adattamento domestico ambientale, assistenza primaria alla salute del bambino.

E’ evidente che quello dell’operatore domiciliare all’infanzia (tagesmutter) è un profilo professionale assistenziale. Mentre l’operatore di nido familiare della proposta di legge svolgerebbe un servizio socioeducativo in contesto domiciliare.
Il primo è un baby sitter, il secondo un educatore.
Di qui il dubbio serio che chi abbia solo l’attestato di operatore domiciliare all’infanzia (tagesmutter), pure avendo seguito un corso autorizzato dalla Regione Lazio, possa un giorno operare nei nidi familiari.
Veniamo adesso ai Regolamenti Comunali. E qui ne vediamo delle belle. Il  neo Regolamento dei Nidi di Famiglia del Comune di Fiumicino ancora non è disponibile sull’Albo Pretorio online del Comune. Nel comunicato stampa, troviamo scritto che a Fiumicino: “tra i requisiti obbligatori, in mancanza di un titolo di studio specifico, servirà la frequenza di un percorso formativo previsto dalla Regione Lazio e denominato “Operatore domiciliare all’infanzia” (Tagesmutter), oltre ad aver conseguito la certificazione per i corsi di formazione su manovre di disostruzione pediatriche e corsi Haccp per operatori”.
Tutto questo mi fa sorridere. Sorridere, perchè se così fosse innanzitutto si ignorerebbe il fatto che esista una legge regionale, la L.R. 32/2001, gerarchicamente superiore al regolamento comunale, che definisce il nido famiglia, come
l’attività di cura di bambini da 0 a 3 anni svolta senza fini di lucro e promossa ed autogestita dalle famiglie utenti.
La legge regionale fa da cornice, ma così sembra che il regolamento comunale la travalichi. Mischiando ceci e fagioli, cioè: assistenza (il profilo professionale dell’operatore domiciliare all’infanzia – tagesmutter), solidarietà familiare (associazionismo familiare – nido di famiglia), educazione (servizi socioeducativi intergativi al nido d’infanzia). Un gran pappone.

Il Regolamento di Ladispoli riprende la definizione di nido famiglia fatta dalla legge regionale come “forma di autorganizzazione familiare per la cura di bambini da zero a tre anni svolta senza fini di lucro e promossa ed autogestita dalle famiglie”.Il nido famiglia, in quanto tipologia familiare, deve essere realizzato in una civile abitazione. Il nido famiglia non può ospitare più di otto bambini.

Poi, però, parla di “qualifiche professionali del personale da impiegare” ed “educatori”, con tutto un elenco di titoli socio-psico-pedagogici… ma poi tra i vari titoli previsti per gli “educatori” troviamo anche “Qualifica di animatore socio culturale”, “Assistente familiare”,”Operatore OSA (Operatore socio-assistenziale)”, “OSS (Operatore socio – sanitario)”, “Corso specifico organizzato dalla Regione Lazio e/o dalla Provincia di Roma volto a rilasciare l’abilitazione per l’apertura del Nido famiglia, o per la formazione delle Assistenti Materne”.

Insomma… altro gran miscuglio: nido famiglia (associazionismo familiare), educatore (servizio socio educativo), operatori assistenziali (assistenza). Mi viene da pensare che se un gruppo di famiglie si auto-organizzasse per l’accudimento di un gruppetto di piccini con nonni, zii o anche tra genitori, oppure con l’aiuto di una brava tata, ma nessuno fosse titolato, per Ladispoli o Fiumicino si tratterebbe di un nido di famiglia abusivo (anche se per la legge regionale no).

Quello che si può notare è la mancanza di dialogo tra Comuni e Regione e tra settori differenti nella stessa Regione Lazio. O, probabilmente, un confronto lacunoso dei Comuni con realtà del terzo settore già operative, che non ha tenuto particolarmente in considerazione il percorso fatto in Regione.
Tutto ciò genera una grande, enorme confusione che attanaglia chi vorrebbe accudire un picccolo gruppo di bambini presso il proprio domicilio. E magari finisce col frquentare dei Corsi autorizzati “perchè sono riconosciuti” (ma che vuol dire poi) col rischio di spendere dai 1000 ai 2000 euro per trovarsi poi con sogni infranti e portafogli vuoto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...