Storia delle tagesmutter

Quali sono i requisiti formativi per diventare tagesmutter in Europa?

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europe-253311_150I pareri riguardanti quale tipologia di formazione dovrebbe avere una tagesmutter (corso, diploma, laurea) sono alquanto discordi persino tra noi colleghe che, giorno dopo giorno, da anni ci prendiamo cura di decine di migliaia di bambini su tutto il territorio nazionale. Sarebbe curioso razionalizzare la discussione attraverso un sondaggio (lo faremo!).

Nel frattempo, per chiarirci un po’ le idee, perchè non diamo un’occhiata ai requisiti formativi che vengono richiesti nelle altre nazioni europee dove il servizio è istituzionalizzato decisamente da più tempo rispetto alla realtà italiana?

QUALE FORMAZIONE PER LE TAGESMUTTER NEI PAESI EUROPEI?

Francia: bisogna seguire un corso di formazione a carico del proprio département (provincia) di 60 + 60 ore o avere il diploma EP1 del “Cap petite enfance”.

Danimarca: basta avere figli o esperienza nell’accudimento dei bambini. Viene effettuata periodica valutazione da parte del supervisore (che “controlla” anche il nucleo familiare dell’operatrice).

Belgio: corso riconosciuto (260 ore circa) o diploma in discipline psico-medico-sociali.

Regno Unito: non è necessaria alcuna qualifica ma è necessario essere registrati all’Ofsted (Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills) prima di poter accudire bambini al di sotto degli 8 anni. Per essere registrati all’Ofsted, bisogna leggere il materiale informativo che viene consegnato dal Family Information Service e completare il relativo form, superare un’ispezione, un controllo medico e partecipare ad un corso di primo soccorso pediatrico di 12 ore, avere la fedina penale pulita (per sè e per tutti coloro che abitano nella propria casa). L’approvazione al registro delle childminders avviene al massimo in tre mesi. Inoltre, bisogna aver frequentato un corso apposito istituito dalle autorità locali (che corrisponde al primo modulo del Diploma in Home-based Childcare) o un corso online della Pacey (Professional Association for Childcare and Early Years), generalmente entro 6 mesi dalla registrazione.

Irlanda: è necessario semplicemente il First Aid training (corso di primo soccorso). E’ raccomandato (ma non obbligatorio) il Quality Awareness Programme (QAP), un corso di formazione senza esami.

Germania: bisogna aver frequentato un corso di 160-300 ore approvato dallo Jugendamt Auskunft (Ufficio Informa Giovani). Sono necessari anche un certificato di buona condotta di tutti i membri del nucleo familiare minorenni, aver frequentato un corso di primo soccorso, una certificazione medica. Non esiste una normativa nazionale unica.

Austria: anche in Austria non esiste una normativa nazionale unica. Oltre ad una base formativa comune (300 ore di corso teorico e 160 di pratica) come all’obbligo di certificazioni mediche e di fedina penale pulita, ogni stato federato ha una propria normativa.

Svizzera: anche in Svizzera ogni cantone ha le proprie regole. Generalmente sono necessari un corso di formazione di base della durata di 18 ore,  un corso di primo soccorso pediatrico di 6 ore e 3 ore di formazione continua ogni anno.

In Italia, la Calabria e, probabilmente il Lazio, introducono l’obbligo della laurea per esercitare questa professione. Negli altri paesi europei la formazione passa attraverso corsi o diplomi ministeriali (in alcuni casi non è prevista del tutto). Staremo mica iperburocratizzando, come al solito nostro, anche la professione di tagesmutter?

E voi, cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

La nuova legge dei servizi socio educativi alla prima infanzia nella Regione Lazio: quale futuro per le tagesmutter ed i nidi di famiglia?

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Forse qualche settimana fa, sul blog Popoff Globalist.it, avrete letto l’articolo “Asili nido: svolta nella Regione Lazio”. Se così non fosse, ecco il link, vi consiglio di dargli un’occhiata prima di continuare nella lettura del post; sarà utile per comprendere quanto segue.

In breve, l’attuale datatissima (1980!) normativa laziale non prevede tra i servizi alla prima infanzia quello prestato dalle tagesmutter, riconosciuto invece dai maggiori paesi europei nonchè da diverse altre Regioni italiane. Sembra però che la nuova legge regionale, di cui sono state recentemente pubblicate le linee guida, lo contemplerà, definendolo nei dettagli.

Tali linee guida nel complesso offrono molti spunti di riflessione validi ed interessanti. Nel dettaglio del servizio tagesmutter, però, la situazione non è ben definita e, ancor peggio, sembra essere ostaggio sia della divisione delle realtà già operanti sul territorio che dell’ostilità di molte associazioni e cooperative di asili nido tradizionali. Dal 2010 infatti, quando nella Regione Lazio venne abrogata la legge che definiva la figura dell'”assistente materna” e trovò conclusione la costosa fase sperimentale gestita dal Consorzio “Casa Nido” sul progetto dell’Associazione trentina “Domus”, moltissime tagesmutter laziali sono praticamente allo sbando; inoltre, sono nate delle realtà (associazioni, cooperative, lavoratrici libero professioniste) che hanno tentato di portare avanti un servizio che viene sempre più richiesto dalle famiglie per i propri bambini. In un contesto simile, senza normativa regionale, CCNL (se non quello discutibile siglato dalla stessa Domus con CISL, UIL e UGL) o rappresentanza sindacale, il potere contrattuale delle tagesmutter e dei nidi di famiglia slegati da Domus è praticamente inesistente. Purtroppo, questa dinamica rischia di avere peso nella nuova normativa regionale.

E’ altamente probabile, infatti, che le tagesmutter che hanno ottenuto l’attestato regionale di “assistente materna” durante il periodo sperimentale 2008-2010 possano continuare ad esercitare la loro professione mentre per tutte le altre si prospetti un bella sorpresa: si tratterebbe di dover conseguire una laurea triennale in scienze della formazione / scienze dell’educazione, come è emerso dal recente incontro organizzato alla Casa della Cultura, a Roma, dal “Gruppo territoriale Nidi Infanzia” del Lazio lo scorso 7 maggio 2014, durante il quale il dott. Claudio Di Perna dell’Assessorato alle Politiche Sociali e Sport della Regione ha presentato le linee guida della nuova legge. Considerando il fatto che nel resto d’Europa (ma anche nella maggiorparte delle Regioni italiane) siano sufficienti corsi pari a poche decine – centinaia di ore per svolgere questa professione (cosa che tra l’altro ha permesso la ricollocazione sul mercato del lavoro di migliaia e migliaia di donne) e che essa rappresenti il servizio numero uno all’infanzia in paesi come la Francia e la Germania, la richiesta della laurea sembra fuori luogo; anche perchè la formazione delle tagesmutter, seppur con una base comune a quella degli asili nido, ne differisce in modo sostanziale e dovrebbe pertanto essere strutturata ad hoc!

Purtroppo, però, a sentire alcune figure intervenute all’incontro di cui sopra, l’ignoranza ed i pregiudizi relativi ai nidi di famiglia paiono ancora duri a morire: si finisce con il considerare la tagesmutter come prestatrice di un servizio qualitativamente inferiore rispetto all’asilo nido tradizionale dimenticando come lo stesso asilo nido sia figlio di una realtà di fatto, quella dell’Italia del boom industriale, ed abbia radici comuni con lo stesso servizio tagesmutter (i nidi condominiali, le Case dei Bambini montessoriane…). Insomma, prima è nato il nido, poi la regolamentazione (regionale!)… dunque perchè snobbare quelle tagesmutter “avanguardiste” che hanno anticipato le regole?

Attualmente, però, come si è detto le tagesmutter laziali sono divise tra cooperative legate a Domus, altre cooperative minori, associazioni (tra cui anche quelle “di volontariato” e l’unica associazione di tagesmutter autonome presente sul territorio laziale, “La Casa delle tate”) e diverse libero professioniste. Lo scenario probabile sarà a mio avviso il seguente: le tagesmutter che operano nelle cooperative legate a Domus (e non solo) e che hanno acquisito l’attestato regionale nel periodo 2008-2010 saranno riconosciute dalla Regione e potranno continuare a lavorare, quelle che lavoreranno senza titolo in certe Associazioni di volontariato continueranno ad essere spolpate (tanto l’Associazione, con le sue scappatoie, riuscirà a mantenere tariffe competitive nei confronti degli altri servizi sul territorio…) e le nuove realtà sorte in questi anni, composte da donne perlopiù libero professioniste che tanto si sono battute contro il precariato e contro lo sfruttamento delle tagesmutter, se vorranno continuare a lavorare dovranno tornare all’Università!

Purtroppo, però, a quanto sembra, questi aspetti non verranno considerati dalla normativa regionale: ma in questo modo si può davvero parlare di servizi educativi? Il precariato e lo pseudovolontariato non potrebbero generare pericolose situazioni di burnout del personale educativo, che si rifletterebbero inevitabilmente anche sui bambini accuditi? E voi, cosa ne pensate?

Perchè tante tagesmutter ed operatrici di nido famiglia rinunciano ai propri diritti come lavoratrici? L’esperienza di una di noi

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Ogni giorno, nella mia posta elettronica arrivano lettere di colleghe. Mi dispiace di non riuscire a rispondere celermente a tutte; purtroppo la mia vita privata e lavorativa non sempre me lo consentono (vi invito a sollecitarmi più volte, se avete necessità di una risposta).

Oggi ho ricevuto una mail che mi permetto di pubblicare, tagliata ed in forma totalmente anonima. Spero che la collega non me ne vorrà, anzi. Quello che scrive, secondo me, è fondamentale per cogliere tanti aspetti del nostro lavoro sottovalutati dai più e, soprattutto, dalle istituzioni che dovrebbero sostenere e valorizzare le tagesmutter. Ci sono, nelle sue parole e nella sua esperienza, tanti spunti di riflessione, nonchè una proposta interessante.

Ciao Alessandra…

Ho letto un po’ su facebook e su internet il tuo pensiero. Ma come si fa?
Nel senso, per essere in regola come dici GIUSTAMENTE tu bisognerebbe o avere la possibilità di aprire una partita iva oppure diventare dipendenti pubbliche, e questa la vedo proprio impossibile!
Non possiamo pretendere che Cooperative ed Associazioni no profit o profit assumano con contratti in grazia di dio, purtroppo.
Io vorrei aprire un micronido perché ho molte richieste ma non ho innanzitutto il titolo di studio. Poi non ho il capitale (ma per quello certo ci sono i prestiti) ed infine dicono che è difficile aprirne uno, la burocrazia è complicata, soprattutto per quanto riguarda l’Asl.
Dici bene quando scrivi che se sei associata ad una no profit non hai malattia, maternità, ferie, permessi, tfr etc etc, ma obiettivamente che alternativa c’è?
Mi fa sicuramente schifo il sotterfugio che c’è e che conosci ma almeno porto a casa dei soldi. Certo, se non lavoro non guadagno, come ad esempio in agosto, ma tanto sono in bolletta, dove vuoi che vada?!?!?….
Non maturo pensione, perché da dipendente c’è ancora la possibilità di ricevere la pensione fra 40 anni? Io non ci credo e sto facendo 2 conti per iniziare a metter via qualcosa ogni mese per una pensione integrativa.
Ripeto, sicuramente è uno schifo questa soluzione, ma almeno lavoro dato che ho affitto, bollette, spesa e mantenimento di 2 bambine da pagare.
Comunque, anche se io gestisco e basta, quindi ho un “capo” che è l’associazione, il nido famiglia lo sento proprio come se avessi una mia attività, quindi se avessi potere spingerei per chiedere a chi ci governa di creare una partita iva agevolata per aprire un nido famiglia, in questo modo potremmo pagare le tasse ed essere tutelate ed anche assumere un’eventuale collaboratrice creando posti di lavoro, non sarebbe mica male secondo me! Poi acquistando con fattura potremmo scaricare l’iva. E finalmente quello che pagano i genitori diventerebbe, tolte le spese, l’UTILE!…

Cara collega, mi fa piacere che tu abbia letto gli articoli su questo blog e sul blog Popoff Globalist.

I problemi delle partite iva li conosciamo purtroppo bene: guarda quante attività condotte da gente onesta se la stanno passando davvero male, in un periodo così difficile e con uno Stato che opera scelte discutibili in campo economico e sociale.

Ti rispondo in base a quello che credo. Credo che togliere diritti alle persone che lavorano sia un crimine, un obbiettivo che persone senza scrupoli si pongono tranquillamente, esclusivamente per campare sulle spalle altrui. Io ti scrivo: ma come si fa a comportarsi così? Queste associazioni e queste cooperative non solo diffondono una cultura del non rispetto dei diritti dei lavoratori, ma anche creano concorrenza sleale a chi invece si comporta seguendo le regole. E, ovviamente, solo chi si comporta secondo le regole può avere mezzi e necessità per cambiarle, nel momento in cui comprende che quelle regole siano sbagliate. Può cioè comprendere quanto sia importante muoversi insieme in favore del rispetto dei diritti delle donne, delle lavoratrici, delle famiglie e soprattutto dei bambini, che meritano di vivere l’esperienza del nido famiglia!

Penso che, oltre che per alcune associazioni e cooperative, sia una situazione di comodo per certi individui, a capo di Enti Locali ed Istituzioni pubbliche, scaricare la propria responsabilità, quella di sostenere economicamente e socialmente le donne lavoratrici e le famiglie con figli minori. Mettere in atto misure che non arricchiscano le tasche dei soliti noti, ma che giovino al benessere dei bambini, ad una diffusione di una cultura basata sul rispetto delle persone, ad una vita che non ruoti tutta intorno al lavoro (che oggi come oggi sa tanto di sfruttamento…) ma che faccia del lavoro un’esperienza di creatività (dove ciascuno possa mettersi in gioco) e di servizio per la collettività.

Io ho scelto la partita iva perchè queste regole non mi sono rassegnata a volerle cambiare. Non mi sono rassegnata a dire: cari Comuni, care Regioni, noi ci siamo, svolgiamo un’importante funzione socioeducativa, siamo lavoratrici e non volontarie… riconosceteci, non permettete che ci sfruttino!

Da quello che mi scrivi, posso dedurre che tu non sappia che una partita iva agevolata esiste, purtroppo solo per i primi 5 anni di attività per chi supera i 35 anni. E che, finchè non riusciremo ad ottenere un serio contributo da parte delle istituzioni, scaduti i 5 anni ci troveremo ad affrontare oneri fiscali veramente pesanti, oltre all’attuale contributo inps alla gestione separata che sembra crescerà ulteriormente nei prossimi mesi.

Che vogliamo fare, cedere alla logica dello sfruttamento o muoverci per cambiare le cose? Non si tratta solo di noi. Tu hai due bambine, io ne ho una e vorrei darle un giorno un fratellino o una sorellina. Che futuro lasciamo ai nostri figli? Possiamo accettare il fatto che, un giorno, loro, le nostre creature, si trovino a vivere nelle stesse nostre condizioni (se non peggio) e a rinunciare ai loro diritti, alla loro dignità?

Ci sono colleghe ulteriormente strozzate dalla legislativa regionale o comunale e che si trovano in difficoltà più di altre (le colleghe della Sardegna, ad esempio, possono accudire al massimo 3 bimbi con tariffe tarate su quelle degli asili che ne possono accudire il doppio…).

Io dico, muoviamoci, con i nostri piccolissimi mezzi!

Da marchigiana, ho nel cuore la meraviglia delle Grotte di Frasassi, ricche di stalattiti e stalagmiti edificate nei millenni da piccole gocce d’acqua. Se piccole gocce possono tanto… che possiamo fare noi?

In bocca al lupo, dunque, a tutte noi ed un abbraccio a questa collega che, da quello che posso leggere, è una donna forte e piena d’iniziativa. Questo blog è a nostra disposizione, per raccontarci, confrontarci e muoverci insieme.

Tagesmutter e normativa nelle regioni: VI parte

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plug-142150_150Oggi cercheremo di approfondire la normativa regionale della Sardegna riguardante il servizio tagesmutter / nidi famiglia.

SARDEGNA: MAMMA ACCOGLIENTE ED EDUCATORE FAMILIARE

La Regione Sardegna, attraverso la Deliberazione n.50/12 del 16 settembre 2008, ha stabilito i requisiti per l’autorizzazione al funzionamento delle strutture e dei servizi educativi alla prima infanzia (descritti nell’allegato ), in riferimento al Regolamento d’attuazione della L.R. 23/2005 “Organizzazione e funzionamento delle strutture sociali”.

In seguito, i requisiti delle strutture sono stati definitivamente approvati con la Deliberazione 14 novembre 2008, n. 62/24 “Requisiti per l’autorizzazione al funzionamento delle strutture e dei servizi educativi per la prima infanzia. Approvazione definitiva.”

Tra i servizi educativi alla prima infanzia rientrano anche i cosiddetti “servizi educativi in contesto domiciliare“, quali la “mamma accogliente” e l”educatore familiare“. Si tratta di servizi sperimentali finalizzati a promuovere risposte flessibili e diversificate alle esigenze delle famiglie e a valorizzare le capacità auto-organizzative delle famiglie, promosse dai Comuni.

Il ruolo di mamma accogliente è svolto da persone in possesso di titolo specifico previsto per il ruolo di educatore di nidi d’infanzia. Qualora non sia in possesso di un titolo di studio adeguato a condurre tale attività è obbligatoria la frequenza di un percorso di sensibilizzazione e formazione di almeno 40 ore (comprensivo del tirocinio).
L’educatore familiare è un operatore, con titolo specifico previsto per il ruolo di educatore dei nidi d’infanzia, che accudisce fino ad un massimo di tre bambini da tre mesi fino a tre anni.
I titoli di studio ritenuti idonei a svolgere  le funzioni di educatore sono i seguenti:
– laurea triennale in scienze dell’educazione o in scienze della formazione;
– diploma di maturità rilasciata dal liceo socio-psico-pedagogico e diploma di maturità magistrale;
– diploma di tecnico dei servizi sociali e assistente di comunità infantili;
– diploma di dirigente di comunità;
– i titoli riconosciuti equipollenti, equiparati o riconosciuti ai sensi di legge.
I locali presso i quali viene svolto il servizio di mamma accogliente o di educatore familiare devono essere salubri, conformi alle vigenti norme igienico-sanitarie in materia di edilizia residenziale e di sicurezza previste per le civili abitazioni e rispondere alle esigenze di cura, di gioco, educative del bambino.
In particolare devono essere presenti i seguenti requisiti:
– certificazione relativa alla messa a norma degli impianti elettrici e di riscaldamento;
– un bagno da utilizzare esclusivamente per i bambini;
– cucina abitabile, spazi adeguati alla somministrazione dei pasti;
– due stanze di cui una da dedicare a zona riposo, l’altra specificatamente organizzata per il gioco e la socializzazione dei bambini.
Il servizio può essere svolto presso la propria abitazione, presso l’abitazione delle famiglie interessate, in un luogo appositamente attrezzato
messo a disposizione dal Comune, da altri enti pubblici e istituzioni religiose.
I Comuni che intendono attivare servizi educativi in contesto familiare:
– assicurano la necessaria informazione alle famiglie favorendone l’incontro, l’aggregazione e l’autorganizzazione;
– attuano la supervisione dei servizi attivati attraverso operatori con titoli specifici;
– attestano l’adeguatezza degli spazi e la corretta conduzione del servizio;
– verificano periodicamente le condizioni igienico-sanitarie, di sicurezza e dei locali nei quali vengono svolti i servizi;
– promuovono la formazione e il tirocinio del personale;
– istituiscono appositi albi nei quali iscrivere a domanda le mamme e gli educatori che abbiano concluso il periodo formativo e di sensibilizzazione.
Le famiglie possono accedere al servizio, di norma, attraverso cooperative sociali o associazioni di famiglie che individuano e propongono abitazioni con i requisiti previsti, assicurano il supporto tecnico e amministrativo, il coordinamento, la continuità del servizio, promuovono la formazione in collaborazione con il Comune e assicurano un tirocinio pratico in un nido d’infanzia, un micronido o una sezione sperimentale.
Le famiglie possono, comunque, stabilire direttamente regolari rapporti di lavoro privato con la mamma o l’educatore in possesso dei requisiti richiesti.
In ogni caso – sia che l’accesso avvenga attraverso cooperative o attraverso un rapporto di lavoro privato – sono le famiglie, organizzate in gruppi di due o tre, che scelgono l’educatore o la mamma accogliente. Le famiglie stesse possono proporre l’abitazione, con i requisiti previsti, dove realizzare le attività.
L’educatore familiare può essere un servizio a supporto di altre tipologie di servizi per l’infanzia per completare con orari e modalità flessibili la frequenza del bambino presso il nido in relazione alle diverse esigenze di vita e di lavoro della famiglia.
Per ogni bambino alla mamma che accoglie e all’educatore familiare è riconosciuto un compenso economico definito secondo criteri di congruenza ed equità rispetto alle rette dei nidi.
Su richiesta delle famiglie e in base alla disponibilità del personale, le strutture e i servizi per la prima infanzia possono assicurare interventi integrativi, quali l’assistenza domiciliare dei bambini, l’accompagnamento a scuola, il “babysitteraggio”.
Per approfondimenti:
–  Regolamento d’attuazione della L.R. 23/2005
allegato alla precedente deliberazione

 

 

 

T.AU.R. diventa T.AU.R.I. : Tagesmutter Autonome Roma ed Italia

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italiaCare colleghe, da quando il blog è nato, in poco più di tre mesi, si è alimentato intorno ad esso un bel dibattito che ha fatto emergere tante piccole-grandi realtà di donne che non si adattano, donne in movimento, creative, che hanno costruito la propria professione dal niente, spesso in contesti di ostilità e pregiudizio.

Queste realtà, queste donne provengono da tutt’Italia. Pertanto sembra giusto che, d’ora in poi, il nostro blog esca dalla dimensione prevalentemente regionale che ci eravamo prefissati inizialmente, prendendo così il nome di “T.AU.R.I – Tagesmutter Autonome Roma ed Italia”. Un nome che neppure tanto velatamente richiama il termine latino “Tauri”, vale a dire “tori”, proprio per la forza che ci unisce!

Purtroppo la normativa ultraparcellizzata non ci sostiene, dividendoci, complicandoci la vita e soprattutto rendendoci più deboli dal punto di vista della trattativa tra le parti sociali.

Lo scopo di questo blog è invece quello di unire queste realtà, queste persone, queste esperienza, per poter arrivare un giorno (non troppo lontano) al riconoscimento della nostra professione non solo a livello regionale ma anche e soprattutto a livello nazionale.

Chi vuole partecipare attivamente a questo progetto, mettendoci del suo, anche scrivendo, parlando di sè o di quello che accade nella propria zona, può farlo: il blog è a disposizione anche per pubblicare le vostre storie.

In poco più tre mesi di vita e con meno di 40 articoli, abbiamo ricevuto 11.100 visite. Possiamo far parlare molto di noi (in senso buono), se lavoriamo insieme!

E allora, che aspettate? Contattateci al più presto!

Regione Lazio: nuova legge per i servizi all’infanzia

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Già da mesi, la Regione Lazio sta lavorando alle Linee Guida per una Legge dei servizi all’infanzia che, in Italia, sono regolati appunto a livello regionale e locale. A giorni, le Linee Guida della nuova legge dovrebbero essere pubblicate sul sito dell’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio: http://www.socialelazio.it

Nel Lazio, la normativa attuale riguardante i servizi all’infanzia risale addirittura al 1980 ( L.R. 59/1980) con modifiche operate negli anni ’90 (L.R. 67/1990).

La nuova legge probabilmente terrà presenti (oltre alle strutture tradizionali, vale a dire gli asili nido e i micronidi o microasili) anche quelle realtà educative radicate da tempo nel nostro territorio, che meritano riconoscimento e sostegno da parte delle istituzioni ma che, trent’anni fa, ancora non esistevano, come ad esempio il servizio prestato dalle tagesmutter e dai nidi di famiglia, e che pertanto non sono regolamentate dall’attuale normativa.

Per alimentare un dibattito costruttivo introno a tale questione, il blog “Tagesmutter Autonome Roma” e l’Associazione di tagesmutter “La casa delle tate” (che da anni opera sul territorio romano) hanno stilato una proposta di regolamentazione del servizio tagesmutter:

Ricettività: 1-16 bambini compresenti con al max. 3 operatori; fino a 6 bambini compresenti con un/a operatore/operatrice. Nel computo dei bimbi vanno compresi anche i figli minori di 11 anni degli operatori, solo se presenti durante l’orario di servizio. Nel computo vanno altresì compresi i bimbi eventualmente accuditi in caso di sostituzione di un/a collega.

Età dei bimbi: 0 – 6 anni, con la possibilità di accogliere anche bambini iscritti alla scuola primaria in orario non scolastico.

Orario del servizio: 0-24.

Caratteristiche degli spazi: 0 – 6 anni, con la possibilità di accogliere anche bambini iscritti alla scuola primaria in orario non scolastico.

Requisiti per diventare operatori: 1. possesso dell’attestato qualificante rilasciato in seguito alla frequenza di un corso autorizzato e riconosciuto dalla Regione Lazio della durata minima di 250 ore; 2. diplomi o lauree pertinenti; 3. assenza di condanne penali per delitti contro la persona, come da certificato di casellario giudiziale; 4. certificato medico d’idoneità psicofisica al lavoro, in data non antecedente ai tre mesi prima dell’inizio dell’attività; 5. essere maggiorenni;

Caratteristiche della rete: una rete di nidi famiglia è un’associazione/cooperativa/azienda in cui siano presenti almeno un formatore, uno psicologo ed un operatore che abbiano un’esperienza pregressa (minimo due anni) nel settore.

Formazione continua: corsi obbligatori di un minimo di 30 ore annuali organizzati da enti pubblici o dalle associazioni o cooperative di operatori familiari.

Monitoraggio: il monitoraggio della qualità del servizio viene effettuato dai Municipi che riferiscono ai Comuni, a loro volta monitorati dalla Regione.

Si tratta di una proposta partita dal basso ed elaborata da persone che lavorano da anni con i bambini proprio in contesto domiciliare. Sarebbe utile sapere cosa ne pensano le varie parti sociali (Comuni, sindacati, associazioni – cooperative – aziende di tagesmutter/nidi di famiglia nonchè le tagesmutter liberoprofessioniste operanti nella Regione Lazio, associazioni di genitori….).  Chi vuole aderire a tale proposta, può farlo compilando il seguente modulo:

Chi vuole, può commentare questo post con le proprie proposte ed idee, debitamente argomentate.

Buon lavoro!

Per approfondimenti:

Regione Lazio: le norme che regolano i servizi all’infanzia

 

A tutte le partecipanti all’incontro “Tagesmutter e Nidi di Famiglia: normativa, professionalizzazione e riconoscimento del servizio”

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Grazie alle meravigliose donne che hanno partecipato così attivamente all’incontro di ieri. Donne che non si adattano, che non si fanno sfruttare, donne che si muovono per ottenere quello che spetta loro di diritto. Le differenze d’opinione ci sono, è normale, ma il “carattere” e la volontà di arrivare ad un risultato concreto ci sono e ci daranno la grinta per andare avanti a testa alta. Grazie a tutte e a prestissimo!

N.b. ho notato di non avere la mail di alcune di voi. Vi lascio la mia: tatalessandra@hotmail.it. Contattatemi al più presto, per il discorso della “proposta”. Grazie ancora!