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Nuovo Corso Tagesmutter ad indirizzo Montessoriano

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L’Associazione Montessori Brescia è lieta di presentare il Corso per Tagesmutter ad indirizzo montessoriano.
Un’occasione da non perdere per chi vuole acquisire una professionalità spendibile nel mondo del lavoro e del sociale.
La caratteristica principale che distinguerà questo Corso dagli altri Corsi per Tagesmutter sarà la possibilità di conoscere ed approfondire, attraverso Formatori dell’Opera Nazionale Montessori, il pensiero ed il metodo di Maria
Montessori.
Questa formazione consentirà alle Tagesmutter di  attivare con i bambini delle strategie pedagogiche di indiscutibile validità, come confermato anche dai risultati degli ultimi studi delle Neuroscienze che hanno convalidato l’efficacia del metodo Montessori per lo sviluppo delle potenzialità dell’infanzia.
Affrettatevi dunque ad effettuare l’iscrizione perché i posti sono limitati e sarà possibile accettare le candidature solo sino al raggiungimento del numero massimo stabilito.

Per info e iscrizioni scrivere ad associazionemontessoribs@gmail.com

Locandina e scheda d’iscrizione del corso

(dal sito: Associazione Montessori Brescia)

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Chi difende quelle donne? Tagesmutter: cronaca di uno sfruttamento al femminile.

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Aumentano i soldi pubblici stanziati per il servizio tagesmutter ma chi tutela i diritti delle lavoratrici? Ecco la cronaca di uno sfruttamento italiano tutto al femminile.

Duemilioni e novecentocinquantaquattromila euro: questa la cifra stanziata dalla Provincia di Bolzano nel 2014 per le tagesmutter, confluita nelle mani delle cinque cooperative che le gestiscono. La Regione Veneto, dal canto suo, ha appena deliberato l’erogazione di un contributo di trecentosessantaquattromila euro (dal Fondo per le politiche della famiglia, approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni lo scorso agosto) per aumentare l’offerta dei nidi in famiglia, dove operano appunto le tagesmutter. Ma l’incremento delle risorse pubbliche destinato a questo servizio non necessariamente si traduce in un miglioramento delle condizioni attraverso cui esso viene prestato. Condizioni, purtroppo, attualmente precarie e, talvolta, ai limiti dello sfruttamento.

Per chi non lo sapesse già, la tagesmutter (che in tedesco significa “mamma di giorno”) è una donna che accudisce presso il proprio domicilio o altra abitazione civile un piccolo gruppo di bambini, soprattutto in età prescolare. Questa figura, debitamente formata, è molto diffusa nel nord e centro Europa e, dagli anni ’90, è presente anche in Italia. Differentemente da altre realtà europee, in cui le tagesmutter esistono da decenni e sono generalmente inquadrate come dipendenti pubbliche o private, con modalità stabilite per legge attraverso la contrattazione collettiva, in Italia – dove non esiste una normativa nazionale di riferimento – operano sulla base di regolamenti regionali. Una molteplicità di termini, a seconda del contesto locale, definiscono questa professione: oltre a “tagesmutter” troviamo “mamma di giorno”, “mamma accogliente”, “assistente domiciliare all’infanzia”, “collaboratrice educativa”, “educatrice domiciliare”, “educatrice familiare”, “operatore dei servizi educativi integrativi all’infanzia” e così via.

La difformità terminologica e, soprattutto, di regole generano confusione riguardo questo mestiere e rendono molto difficile la creazione, su base nazionale, di un’associazione di categoria capace di partecipare ad una necessaria ed adeguata contrattazione sindacale. Per tutte quelle tagesmutter che non esercitano la propria professione in forma autonoma o che non si sono costituite come ditta artigiana, infatti, non esiste un CCNL: l’unico (e discutibile) accordo esistente, siglato dall’associazione DOMUS insieme a Cisl e UIL, è scaduto. Il CCNL Portieri in vigore inquadra puramente la figura della “tagesmutter condominiale”, diffusa in minima parte; mentre le tagesmutter che lavorano in cooperativa possono fanno riferimento al generico CCNL delle cooperative sociali. Di fatto le tagesmutter italiane non hanno un ente che le rappresenti a livello nazionale nè specifici strumenti di garanzia sindacale e, quindi, possono divenire facile preda di realtà intenzionate, più che a valorizzarle come risorsa educativa, a lucrare sul loro operato.

Sempre più frequentemente vediamo tagesmutter assunte da cooperative o associazioni con contratti a progetto, laddove invece si ravviserebbero tutti gli elementi propri del lavoro a tempo indeterminato. Una condizione, segnalata anche dalla CGIL (tra l’altro rifiutatasi di siglare il CCNL DOMUS), che purtroppo accomuna queste lavoratrici a migliaia di altre donne, tra cui le educatrici degli asili nido. Associazioni e cooperative che offrono alle famiglie un servizio flessibile, con contratti anche di poche ore, tendono a riversare i costi di questa flessibilità sulle lavoratrici, generando precariato. Spesso le tagesmutter sono donne precedentemente uscite dal mercato del lavoro, quasi sempre dopo aver dato alla luce un bambino, in una nazione in cui le tutele per l’impiego femminile e per la maternità sono risibili paragonate a quelle delle altre principali potenze europee. Alcune di queste donne, purtroppo, cedono a compromessi ai limiti del lecito per il timore di perdere il posto o, semplicemente, perchè non posseggono strumenti adeguati per far valere i propri.

Difformità di regole, assenza di contrattazione collettiva e di garanzie: chi difende i diritti di queste donne? Se è vero che l’aumento dei fondi stanziati sottolinea la necessità di ampliare l’offerta di un servizio percepito come efficace ed indispensabile, c’è da chiedersi quando il legislatore deciderà di muoversi affinchè queste persone vengano tutelate nello svolgimento della propria professione.

Asili nido, è partita la corsa all’iscrizione. Sapete quel che fate?

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NEWS_194356È tempo di iscrizioni negli asili nido di Roma… tra classi affollate, educatrici precarie ed edifici fatiscenti…. e nella vostra città?

Anche quest’anno ha inizio la corsa alle iscrizioni presso gli asilo nido della nostra Capitale: dal 31 marzo al 12 maggio 2014, esclusivamente online attraverso il sito del Comune di Roma, i genitori potranno presentare domanda per i loro piccini. Incrociamenti di dita e scongiuri vari, però, forse serviranno a ben poco: come abbiamo già scritto e letto su Popoff, nonostante il “Piano di aperture di asili nido e scuole dell’infanzia 2014-2015” esposto lo scorso 21 febbraio dall’Assessore alla Scuola Alessandra Cattoi e dalla presidente della Commissione Scuola Valeria Baglio, ancora troppi bambini rischiano di restare esclusi dalle graduatorie. Anche i bimbi inclusi, però, non sono così fortunati come sembrerebbero all’apparenza. Per quale motivo?… Continua a leggere l’articolo (Popoff Globalist)

Tagesmutter e normativa regionale (V parte)

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calabriaContinua l’approfondimento dedicato alla normativa del servizio tagesmutter nelle varie regioni italiane. Dopo Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana, Friuli Venezia Giulia, oggi ci dedicheremo alla regione Calabria.

REGIONE CALABRIA: educatori domiciliari ed educatori familiari

La normativa adottata dalla Regione Calabria è recentissima. Dopo una sperimentazione del servizio iniziata nel 2010, nel 2013 è stata promulgata la L.R. 15/2013, seguita dal Regolamento di attuazione 9/2013.

Leggendo entrambi, possiamo renderci conto di come si cerchino risposte ad alcuni importanti interrogativi (es. la contrattazione collettiva) pur con aspetti che destano ancora dubbi consistenti.

Tra i cosiddetti servizi integrativi al nido vengono compresi i servizi in contesto domiciliare, prestati da educatori domiciliari ed educatori familiari.

Quali differenze intercorrono tra le due figure?

Inanzitutto, gli educatori familiari svolgono il proprio lavoro presso il domicilio dei genitori che usufruiscono del servizio; gli educatori domiciliari, invece, presso la propria dimora o altro locale.

Nel caso degli educatori familiari, l’abitazione deve presentare uno spazio di almeno 20 mq destinato all’attività; inoltre, l’accudimento è rivolto a massimo 4 bambini.

Per quanto concerne l’educatore domiciliare, invece, lo spazio disponibile deve essere di almeno 30 mq; in tal caso, questo lavoratore può occuparsi al massimo di 5 bimbi.

In entrambe le situazioni i destinatari hanno un’età compresa tra 0 e 3 anni e la casa dove vengono accuditi deve essere riservato un servizio igienico esclusivamente al loro uso (purtroppo questo può costituire un handicap per molte persone che vivono in appartamento e che difficilmente hanno più di un bagno a disposizione nella propria abitazione).

Due educatori domiciliari possono operare contiguamente se hanno uno spazio esterno complessivo di almeno 5 mq per ogni bimbo.

Possono diventare educatori domiciliari ed educatori familiari coloro che siano in possesso di un titolo di studio (diploma o laurea) pedagogico e che abbiano svolto un periodo di servizio o tirocinio di almeno 2 mesi presso una struttura della primissima infanzia, oltre ad una formazione integrativa di 50 ore. In alternativa al titolo di studio, per chi abbia già lavorato nel mondo dell’infanzia e per un lasso di tempo determinato (fino a 18 mesi dalla pubblicazione del Regolamento di cui sopra), si può frequentare un corso apposito di minimo 200 ore. Per chi diventerà educatore dopo il 2018, però, sarà obbligatoria la lurea (pedagogia, scienze dell’educazione, scienze della formazione primaria).

I servizi in contesto domiciliare sono soggetti ad autorizzazione comunale presentando la SCIA. Possono accedere all’istituto dell’accreditamento. Il Comune che attiva i servizi integrativi in contesto domiciliare deve occuparsi anche della formazione continua e della supervisione pedagogica, disponendo anche un registro degli educatori.

Il legislatore sostiene che gli educatori siano preferibilmente collegati ad una cooperativa, un’associazione o un’agenzia e che i contratti di lavoro debbano rispettare i vigenti CCNL sottoscritti dalle maggiori rappresentanze sindacali e dei lavoratori a livello nazionale. Questo punto può essere un punto di forza e simultaneamente di debolezza. Di forza, perchè si stabilisce la necessità di un’omogeneità di diritti e doveri di datori di lavoro e lavoratori; debolezza, perchè al momento la normativa che regola questa attività è altamente frammentaria e a base regionale/locale, per non parlare di come l’unico CCNL sottoscritto fin’ora e non rinnovato abbia davvero molti punti discutibili dal punto di vista dei diritti dei lavoratori e molto probabilmente incompatibili con la nuova Riforma del Lavoro.

Possiamo senz’altro sostenere che quella Calabrese risulta essere una normativa con una buona base ma sicuramente con aspetti da migliorare.

Per approfondimenti:

Legge Regionale 15/2013

Regolamento attuativo 2013/9