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Tagesmutter e i “patti di non concorrenza” imposti dalle cooperative: quando vorresti lavorare da autonoma ma non puoi

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Decidi di frequentare il corso di formazione per tagesmutter presso la Cooperativa Tizio e Caio che costa poco, è cofinanziato/promosso dagli enti locali e poi ti permette di iniziare a lavorare già da subito presso la stessa Cooperativa Tizio e Caio, magari come Cococo?

Per poi scoprire, alla prima dichiarazione dei redditi, che a causa delle percentuali sugli incassi che devi alla Cooperativa non riesci a sbarcare il lunario… e quindi vorresti intraprendere la libera professione?

Attenzione a cosa firmi/hai firmato! Perchè probabilmente nel contratto che ti lega alla cooperativa ci sarà una clausola di “non concorrenza”. Che vuol dire? Che se lasci la cooperativa prima del termine del contratto o al termine del contratto stesso, per un tot di tempo non dovresti farle concorrenza, non dovresti cioè lavorare come tagesmutter.

Ma è proprio così?

Innanzitutto, per i Cococo (rapporto di lavoro parasubordinato) l’articolo da prendere in riferimento è il 2596 c.c.

Art. 2596 del codice civile. Limiti contrattuali della concorrenza.

Il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto. Esso è valido se circoscritto ad una determinata zona o ad una determinata attività, e non può eccedere la durata di cinque anni.
Se la durata del patto non è determinata o è stabilita per un periodo superiore a cinque anni, il patto è valido per la durata di un quinquennio.

Quindi sembrerebbe che come tagesmutter saresti obbligata a rispettare il patto di non concorrenza.

Attenzione però che dietro il Cococo non si celi la fattispecie del lavoro subordinato. Cioè che si tratti di falsi Cococo. Se nel contratto trovi il riferimento al luogo o all’orario di lavoro, ad esempio, sei di fronte a lavoro subordinato e non a una Cococo. Questo vuol dire che, in tal caso, l’articolo da far valere sarà l’art. 2125 del codice civile. Patto di non concorrenza.

Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.
La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata.

Cioè, per non lavorare come tagesmutter dovrai ricevere almeno un congruo indennizzo.

Senza dimenticare come la tagesmutter, secondo anche quanto asserito dall CGIL qualche anno fa, nell’intervista rilasciata al blog da Roberto D’Andrea,

“si può fare in due soli modi: o da dipendente, se ricorrono le condizioni utilizzate da Domus (n.d.a. in quel caso specifico si parlava di Domus), o in maniera autonoma (attraverso prestazioni di lavoro con partita Iva) quando la tagesmutter è libera di organizzare (fatturando direttamente al cliente) la propria attività lavorativa.”

Quindi… prima che la cooperativa ti “faccia causa” per non aver rispettato il patto di concorrenza come Cococo, forse potresti far loro presente che avrebbero dovuto assumerti a tempo indeterminato…

Ancora una volta, occhi aperti!

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