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Liguria: i servizi domiciliari, tra educatori familiari/domiciliari e mamme accoglienti

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La Legge Regionale 9 aprile 2009 n.6 “Promozione delle politiche per i minori e i giovani definisce” i servizi domiciliari all’infanzia e ne determina le tipologie:
– l’educatore domiciliare;
– l’educatore familiare;
– la mamma accogliente.
L’educatore domiciliare lavora presso la propria abitazione o all’interno di ambienti domestici messi a disposizione da istituzioni scolastiche, enti locali, istituzioni religiose o altri enti no profit. Può accudire non più di quattro bambini.
L’educatore familiare opera presso un ambiente domestico messo a disposizione da una o più famiglie che usufruiscono del servizio. Può accudire non più di quattro bambini.
Sia l’educatore domiciliare che quello familiare devono possedere uno dei seguenti titoli formativi: dipolma di abilitazione all’insegnamento nelle scuole di grado preparatorio; diploma di dirigente di comunità (ITF); maturità magistrale; diploma di liceo socio-psico-pedagogico; diploma di tecnico dei servizi sociali-assistente di comunità infantili; diploma di laurea o specializzazione in pedagogia, psicologia o diploma di laurea in scienze dell’educazione o della formazione; diplomi di formazione professionale regionale; titoli equipollenti. Devono aver effettuato almeno cento ore di tirocinio nei servizi pubblici o convenzionati alla prima infanzia. Ogni anno devono partecipare ad almeno venti ore di formazione continua previste per gli operatori della prima infanzia.
La mamma accogliente è una mamma con figli di età compresa tra zero e tre anni che accoglie presso la propria abitazione non più di quattro bambini di età compresa tra i tre mesi e i tre anni (inclusi i propri figli). Il servizio ha durata triennale e può essere rinnovato per un altro triennio, nel caso in cui ci siano bambini che stanno usufruendo del servizio ma che non hanno ancora compiuto tre anni di età. L’orario giornaliero viene concordato con le famiglie dei bambini.
I servizi domiciliari non possono essere situati in piani interrati o seminterrati e devono garantire, per quanto concerne le barriere architettoniche, la visibilità condizionata (art.5.7 del decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989 n.236).
La supervisione dei servizi domiciliari viene effettuata dal coordinatore pedagogico di distretto socio sanitario.
L’autorizzazione al funzionamento viene rilasciata dal Comune, che effettuano anche la vigilanza sui servizi. La vigilanza igienico-sanitaria è operata dalla ASL. L’ambito sociale territoriale e la ASL attestano le condizioni igienico-ambientali e l’adeguatezza degli spazi messi a disposizione per i servizi domiciliari.
Per i servizi domiciliari è previsto l’istituto dell’accreditamento.

Normativa:
Legge Regionale 9 aprile 2009 n.6 Promozione delle politiche per i minori e i giovani
Delibera G.R. 12 maggio 2009, n. 588 Linee guida sugli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi socio educativi per la prima infanzia (Allegato A)

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Abruzzo: il servizio domiciliare alla prima infanzia

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tagesmutterLa legge regionale 28 aprile 2000 n.76 e le relative direttive generali d’attuazione regolano il Servizio domiciliare alla prima infanzia, definendolo come servizio educativo per la prima infanzia, integrativo ai nidi d’infanzia.

I servizi integrativi si configurano come luoghi con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale, rivolti ai bambini, anche insieme ai loro genitori o adulti accompagnatori. Tali servizi hanno come obiettivo quello di ampliare l’azione dei nidi d’infanzia, garantendo risposte flessibili e differenziate alle esigenze delle famiglie e dei bambini attraverso soluzioni diversificate sul piano strutturale ed organizzativo. I servizi integrativi possono comprendere:… c) servizi educativi e di cura sia presso il domicilio di famiglie con bambini di età inferiore ai tre anni disponibili ad aggregarsi ed a mettere a disposizione spazi domestici per l’affidamento, in modo stabile e continuativo, della cura dei figli a educatori con specifiche caratteristiche professionali appositamente formati a questo scopo (educatore familiare) sia presso il domicilio degli educatori, con le stesse caratteristiche di professionalità, nonché di stabilità e continuità degli interventi sulla base di standard strutturali ed organizzativi individuati dalle direttive generali di attuazione della presente legge di cui al successivo articolo 10 (art.4 L.R. 76/2000).

Può essere gestito dai Comuni, singoli o associati; da soggetti privati scelti dai Comuni, singoli o associati, mediante procedura ad evidenza pubblica; da soggetti pubblici e privati autorizzati al funzionamento.

La normativa stabilisce che tale servizio venga effettuato all’interno di ambienti idonei di civile abitazione e che la porzione della civile abitazione ad esso adibita sia, durante l’orario di funzionamento, funzionalmente autonoma e identificabile in modo distinto dal resto dell’abitazione.

Gli spazi destinati ai bambini devono favorire l’uso autonomo degli stessi da parte dei bimbi, come anche l’incontro, la relazione e la condivisione non occasionale di situazioni di gioco fra i bambini presenti. Arredo e materiali di gioco vengono opportunamente selezionati. Deve essere presente un’adeguata attrezzatura per il cambio e la pulizia dei bambini. La pulizia degli ambienti è curata quotidianamente.

Il numero dei bambini va da 4 a 10 (massimo 12 nel caso in cui i bimbi abbiano tutti più di 18 mesi).

Lo spazio interno minimo per ogni bimbo (escluse le zone di servizio) è di 4mq.

E’ prevista l’integrazione dei bambini disabili e con disagio-socio culturale.

Il rapporto contrattuale privato viene stilato tra genitori dei bambini e legale titolare del servizio domiciliare.

E’ necessario definire il progetto educativo, che preveda anche colloqui individuali e riunioni di gruppo, al fine di una reale partecipazione dei genitori.

Il soggetto gestore di uno o più servizi educativi per la prima infanzia, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, garantisce le funzioni di direzione organizzativo-gestionale e coordinamento psico-pedagogico dei servizi (tra cui anche l’elaborazione del progetto educativo, la supervisione, la formazione permanente, l’integrazione con gli altri servizi alla prima infanzia, la prmozione, il monitoraggio della qualità, lo sviluppo della cultura dell’infanzia all’interno della comunità locale).
Il titolo necesssario per diventare educatore familiare è il diploma di laurea triennale per educatore dell’infanzia. Altri requisiti sono l’aggiornamento annuo di 60 ore e la documentata effettuazione di un tirocinio minimo di 1 mese o 150 ore presso un servizio educativo pubblico per l’infanzia.

I Comuni istituiscono un albo degli educatori domiciliari, la cui iscrizione ha durata annuale.

L’autorizzazione al funzionamento viene rilasciata dal Comune. Il rinnovo all’autorizzazione viene effettuato triennalmente. Ogni anno il gestore del servizio deve trasmettere al Comune il consuntivo di gestione.

Fonte:

Legge Regionale 76/2000

Direttive generali d’attuazione della Legge Regionale 76/2000

Altri fonti normative: L.R. 32/02, L.R. 2/05, DGR 935/2011.

Tagesmutter e normativa nelle regioni: VI parte

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plug-142150_150Oggi cercheremo di approfondire la normativa regionale della Sardegna riguardante il servizio tagesmutter / nidi famiglia.

SARDEGNA: MAMMA ACCOGLIENTE ED EDUCATORE FAMILIARE

La Regione Sardegna, attraverso la Deliberazione n.50/12 del 16 settembre 2008, ha stabilito i requisiti per l’autorizzazione al funzionamento delle strutture e dei servizi educativi alla prima infanzia (descritti nell’allegato ), in riferimento al Regolamento d’attuazione della L.R. 23/2005 “Organizzazione e funzionamento delle strutture sociali”.

In seguito, i requisiti delle strutture sono stati definitivamente approvati con la Deliberazione 14 novembre 2008, n. 62/24 “Requisiti per l’autorizzazione al funzionamento delle strutture e dei servizi educativi per la prima infanzia. Approvazione definitiva.”

Tra i servizi educativi alla prima infanzia rientrano anche i cosiddetti “servizi educativi in contesto domiciliare“, quali la “mamma accogliente” e l”educatore familiare“. Si tratta di servizi sperimentali finalizzati a promuovere risposte flessibili e diversificate alle esigenze delle famiglie e a valorizzare le capacità auto-organizzative delle famiglie, promosse dai Comuni.

Il ruolo di mamma accogliente è svolto da persone in possesso di titolo specifico previsto per il ruolo di educatore di nidi d’infanzia. Qualora non sia in possesso di un titolo di studio adeguato a condurre tale attività è obbligatoria la frequenza di un percorso di sensibilizzazione e formazione di almeno 40 ore (comprensivo del tirocinio).
L’educatore familiare è un operatore, con titolo specifico previsto per il ruolo di educatore dei nidi d’infanzia, che accudisce fino ad un massimo di tre bambini da tre mesi fino a tre anni.
I titoli di studio ritenuti idonei a svolgere  le funzioni di educatore sono i seguenti:
– laurea triennale in scienze dell’educazione o in scienze della formazione;
– diploma di maturità rilasciata dal liceo socio-psico-pedagogico e diploma di maturità magistrale;
– diploma di tecnico dei servizi sociali e assistente di comunità infantili;
– diploma di dirigente di comunità;
– i titoli riconosciuti equipollenti, equiparati o riconosciuti ai sensi di legge.
I locali presso i quali viene svolto il servizio di mamma accogliente o di educatore familiare devono essere salubri, conformi alle vigenti norme igienico-sanitarie in materia di edilizia residenziale e di sicurezza previste per le civili abitazioni e rispondere alle esigenze di cura, di gioco, educative del bambino.
In particolare devono essere presenti i seguenti requisiti:
– certificazione relativa alla messa a norma degli impianti elettrici e di riscaldamento;
– un bagno da utilizzare esclusivamente per i bambini;
– cucina abitabile, spazi adeguati alla somministrazione dei pasti;
– due stanze di cui una da dedicare a zona riposo, l’altra specificatamente organizzata per il gioco e la socializzazione dei bambini.
Il servizio può essere svolto presso la propria abitazione, presso l’abitazione delle famiglie interessate, in un luogo appositamente attrezzato
messo a disposizione dal Comune, da altri enti pubblici e istituzioni religiose.
I Comuni che intendono attivare servizi educativi in contesto familiare:
– assicurano la necessaria informazione alle famiglie favorendone l’incontro, l’aggregazione e l’autorganizzazione;
– attuano la supervisione dei servizi attivati attraverso operatori con titoli specifici;
– attestano l’adeguatezza degli spazi e la corretta conduzione del servizio;
– verificano periodicamente le condizioni igienico-sanitarie, di sicurezza e dei locali nei quali vengono svolti i servizi;
– promuovono la formazione e il tirocinio del personale;
– istituiscono appositi albi nei quali iscrivere a domanda le mamme e gli educatori che abbiano concluso il periodo formativo e di sensibilizzazione.
Le famiglie possono accedere al servizio, di norma, attraverso cooperative sociali o associazioni di famiglie che individuano e propongono abitazioni con i requisiti previsti, assicurano il supporto tecnico e amministrativo, il coordinamento, la continuità del servizio, promuovono la formazione in collaborazione con il Comune e assicurano un tirocinio pratico in un nido d’infanzia, un micronido o una sezione sperimentale.
Le famiglie possono, comunque, stabilire direttamente regolari rapporti di lavoro privato con la mamma o l’educatore in possesso dei requisiti richiesti.
In ogni caso – sia che l’accesso avvenga attraverso cooperative o attraverso un rapporto di lavoro privato – sono le famiglie, organizzate in gruppi di due o tre, che scelgono l’educatore o la mamma accogliente. Le famiglie stesse possono proporre l’abitazione, con i requisiti previsti, dove realizzare le attività.
L’educatore familiare può essere un servizio a supporto di altre tipologie di servizi per l’infanzia per completare con orari e modalità flessibili la frequenza del bambino presso il nido in relazione alle diverse esigenze di vita e di lavoro della famiglia.
Per ogni bambino alla mamma che accoglie e all’educatore familiare è riconosciuto un compenso economico definito secondo criteri di congruenza ed equità rispetto alle rette dei nidi.
Su richiesta delle famiglie e in base alla disponibilità del personale, le strutture e i servizi per la prima infanzia possono assicurare interventi integrativi, quali l’assistenza domiciliare dei bambini, l’accompagnamento a scuola, il “babysitteraggio”.
Per approfondimenti:
–  Regolamento d’attuazione della L.R. 23/2005
allegato alla precedente deliberazione

 

 

 

Tagesmutter e normativa regionale (V parte)

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calabriaContinua l’approfondimento dedicato alla normativa del servizio tagesmutter nelle varie regioni italiane. Dopo Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana, Friuli Venezia Giulia, oggi ci dedicheremo alla regione Calabria.

REGIONE CALABRIA: educatori domiciliari ed educatori familiari

La normativa adottata dalla Regione Calabria è recentissima. Dopo una sperimentazione del servizio iniziata nel 2010, nel 2013 è stata promulgata la L.R. 15/2013, seguita dal Regolamento di attuazione 9/2013.

Leggendo entrambi, possiamo renderci conto di come si cerchino risposte ad alcuni importanti interrogativi (es. la contrattazione collettiva) pur con aspetti che destano ancora dubbi consistenti.

Tra i cosiddetti servizi integrativi al nido vengono compresi i servizi in contesto domiciliare, prestati da educatori domiciliari ed educatori familiari.

Quali differenze intercorrono tra le due figure?

Inanzitutto, gli educatori familiari svolgono il proprio lavoro presso il domicilio dei genitori che usufruiscono del servizio; gli educatori domiciliari, invece, presso la propria dimora o altro locale.

Nel caso degli educatori familiari, l’abitazione deve presentare uno spazio di almeno 20 mq destinato all’attività; inoltre, l’accudimento è rivolto a massimo 4 bambini.

Per quanto concerne l’educatore domiciliare, invece, lo spazio disponibile deve essere di almeno 30 mq; in tal caso, questo lavoratore può occuparsi al massimo di 5 bimbi.

In entrambe le situazioni i destinatari hanno un’età compresa tra 0 e 3 anni e la casa dove vengono accuditi deve essere riservato un servizio igienico esclusivamente al loro uso (purtroppo questo può costituire un handicap per molte persone che vivono in appartamento e che difficilmente hanno più di un bagno a disposizione nella propria abitazione).

Due educatori domiciliari possono operare contiguamente se hanno uno spazio esterno complessivo di almeno 5 mq per ogni bimbo.

Possono diventare educatori domiciliari ed educatori familiari coloro che siano in possesso di un titolo di studio (diploma o laurea) pedagogico e che abbiano svolto un periodo di servizio o tirocinio di almeno 2 mesi presso una struttura della primissima infanzia, oltre ad una formazione integrativa di 50 ore. In alternativa al titolo di studio, per chi abbia già lavorato nel mondo dell’infanzia e per un lasso di tempo determinato (fino a 18 mesi dalla pubblicazione del Regolamento di cui sopra), si può frequentare un corso apposito di minimo 200 ore. Per chi diventerà educatore dopo il 2018, però, sarà obbligatoria la lurea (pedagogia, scienze dell’educazione, scienze della formazione primaria).

I servizi in contesto domiciliare sono soggetti ad autorizzazione comunale presentando la SCIA. Possono accedere all’istituto dell’accreditamento. Il Comune che attiva i servizi integrativi in contesto domiciliare deve occuparsi anche della formazione continua e della supervisione pedagogica, disponendo anche un registro degli educatori.

Il legislatore sostiene che gli educatori siano preferibilmente collegati ad una cooperativa, un’associazione o un’agenzia e che i contratti di lavoro debbano rispettare i vigenti CCNL sottoscritti dalle maggiori rappresentanze sindacali e dei lavoratori a livello nazionale. Questo punto può essere un punto di forza e simultaneamente di debolezza. Di forza, perchè si stabilisce la necessità di un’omogeneità di diritti e doveri di datori di lavoro e lavoratori; debolezza, perchè al momento la normativa che regola questa attività è altamente frammentaria e a base regionale/locale, per non parlare di come l’unico CCNL sottoscritto fin’ora e non rinnovato abbia davvero molti punti discutibili dal punto di vista dei diritti dei lavoratori e molto probabilmente incompatibili con la nuova Riforma del Lavoro.

Possiamo senz’altro sostenere che quella Calabrese risulta essere una normativa con una buona base ma sicuramente con aspetti da migliorare.

Per approfondimenti:

Legge Regionale 15/2013

Regolamento attuativo 2013/9