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Rimborso sì, rimborso no… facciamo fattura?

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Rimborso sì… rimborso no… facciamo fattura? Evasione o non evasione, questo è il dilemma.

Il rischio di abusi in materia di rimborsi spese, ad opera delle associazioni (di volontariato e non)… e, dunque, anche di nidi famiglia e di tagesmutter associati, esiste eccome. Senza fare di tutta l’erba un fascio, naturalmente.

Andiamo ad analizzare quanto ci suggerisce, in merito, la normativa in vigore.

La L. 266/1991 “Legge quadro sul volontariato”, all’art.2 “Attività di volontariato“, prevede:

  • 1. Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.
  • 2. L’attività del volontariato non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.
  • 3. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte.

Se tutto questo non fosse abbastanza chiaro, ecco a voi il parere dell’Agenzia delle Entrate in merito ad un caso concreto, pubblicato sul sito www.assiprov.it:

La legge 266/1991 prevede espressamente la possibilità per l’associazione di volontariato di erogare ai propri volontari somme a titolo di rimborso spese, sempre che presentino i seguenti requisiti:

  • Essere effettivamente sostenute dal volontariato;
  • Essere relative all’attività prestate per conto dell’associazione di volontariato;
  • Il rimborso avvenga entro i limiti predeterminati dall’associazione di appartenenza.

Da tali elementi e dalla lettura complessiva della legge quadro sul volontariato (L. 266/1991) emerge che il rimborso spese deve essere di un ammontare congruo rispetto all’effettiva spesa sostenuta (inidoneo quindi a costituire un compenso mascherato), in quanto il volontariato non persegue un fine di lucro.
Per rispettare la disposizione di legge non tributaria, il cui rispetto comporta la non imponibilità ai fini fiscali dei rimborsi spese, è necessario che l’organo sociale dell’associazione, competente in base allo statuto, adotti una delibera con la quale vengano disciplinate in via generale le modalità dei rimborsi spese.
È pure opportuno che il rimborso spese risulti da una richiesta scritta dal volontariato da cui risulti esplicitamente il legame con la specifica attività svolta in norme e per conto dell’associazione di volontariato. La documentazione prodotta deve essere opportunamente conservata anche ai fini probatori dell’effettiva natura della somma erogata a titolo di rimborso e resa disponibile qualora fosse richiesta dagli uffici dell’amministrazione finanziaria.

Ma se questo ancora non fosse esaustivo, ecco a voi un secondo parere, pubblicato dall’Avis -Associazione Nazionale Volontari sangue:

“Il principio cardine in materia di rimborsi spese nelle ODV e ONLUS è quello per cui l’attività di volontariato non può essere retribuita in alcun modo, l’unico rapporto di contenuto patrimoniale che può instaurarsi tra  il volontario e l’associazione non può che mirare a ristabilire l’entità del patrimonio privato del volontario socio diminuito delle spese sostenute nello svolgimento  dell’attività sociale… Il rimborso spese consiste in una somma di denaro corrisposta dall’associazione al socio volontario a titolo di rimborso delle spese sostenute e documentate in nome e per conto dell’associazione… Per compenso si intende una somma di denaro corrisposta dall’associazione ad un terzo a fronte di un’attività svolta, senza che vi sia stata una reale spesa sostenuta per conto dell’associazione dal soggetto e senza documentazione che la giustifichi…

Si ricorda infine, che la regola generale non ammette il rimborso spese non documentato/forfetario. Per rimborsare piccole spese non documentabili però è possibile procedere all’erogazione di somme inferiori a € 15,49 non soggetti a ritenuta, rispettando le seguenti condizioni: il rimborso può essere erogato solo occasionalmente, per i volontari e i collaborati occasionali, ma non per i contratti a progetto; non deve essere acconto di maggiori compensi; è necessario costituire un registro indicando le generalità del percepente, la data, l’entità causale e firma di accettazione. Il presupposto per i vari volontari è la loro iscrizione nel registro dei soci aderenti ai sensi dell’art.4 c.2 Legge 266/91 per come disciplinato dall’art. 3 D.M. 14/02/1992 del Ministro dell’Industria come modificato dal D.M. 16/11/1992.”

Anche il blog Tagesmutter Autonome Roma ed Italia aveva già trattato l’argomento, con i post Tagesmutter che operano in Associazioni di “nidi famiglia”… what’s wrong with you (maybe)? e Quello della TAGESMUTTER è un lavoro… e come tale va RICONOSCIUTO ed ISTITUZIONALIZZATO descrivendo quanto purtroppo avviene in alcune realtà associative (di volontariato e non): donne che pur di lavorare rinunciano ai propri diritti…facendosi passare per volontarie e non venendo assunte come lavoratrici… ma anche donne furbette nell’Italia dei furbetti, che fanno concorrenza sleale a chi lavora onestamente (perchè si sa, aprire una partita iva non comporta i guadagni – e le tariffe – del lavoro nero).

Tornando alla questione iniziale:

rimborsi sì… rimborsi no… facciamo fattura? E’ evidente che le spese rimborsate devono essere effettivamente sostenute.

Effettivamente: spese e rimborso devono coincidere, perchè non vi sia un lucro mascherato.

Sostenute: passato. Le spese vengono anticipate dall’associato e solo in seguito rimborsate a questi dall’associazione.

L’attività di volontariato è prestata in modo gratuito ed è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro.

Ma allora, quando vediamo Associazioni che chiedono preventivamente rimborsi spese, forse ci troviamo di fronte a compensi mascherati (dunque a evasioni fiscali, lavoro nero, concorrenza sleale)?

Quando leggo brochure del genere, pur proposte da persone che sembrano valide e che portano avanti un progetto sotto molti punti di vista ammirevole:

associazioni

onestamente, mi sembra di leggere le tariffe di un servizio, cioè i compensi erogati per quel servizio. E non rimborsi spese, come indicato. Tanto che, ad un certo punto, è scritto chiaro e tondo sulla stessa brochure: 7 euro tariffa oraria (!).

Care colleghe tagesmutter, si può dire: voi (e coloro come voi che), scrivendo, pubblicando e soprattutto facendo una cosa del genere… molto probabilmente state commettendo un illecito… mentre l’Associazione che vi rappresenta quasi certamente no. Vale la pena di rischiare… o non è forse meglio cedere alla tanto odiata fattura?

 

 

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Tagesmutter che operano in Associazioni di “nidi famiglia”… what’s wrong with you (maybe)?

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supposteIn questi giorni ho ricevuto diverse richieste di chiarimenti in merito alle Associazioni dove operano tagesmutter.

Le Associazioni di volontariato

Se parliamo di Associazioni di Volontariato ebbene, la tagesmutter può essere considerata come:

– volontaria;

– lavoratrice.

Il volontario, come da legge quadro del volontariato (L. 266/1991) presta la propria attività in modo personale, spontaneo ed assolutamente gratuito. Nell’art.2 delle legge troviamo scritto:

1. Ai fini della presente legge per attivita’ di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarieta’.

2. L’attivita’ del volontario non puo’ essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attivita’ prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.

3. La qualita’ di volontario e’ incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte. E’ inoltre fatto divieto assoluto di retribuzione degli operatori soci delle associazioni.

Indi per cui, non solo i soci volontari non possono percepire alcun tipo di compenso per il proprio operato (solo eventuali rimborsi spese documentati ed entro i limiti stabiliti dall’Associazione) ma neppure instaturare alcun tipo di rapporto con l’Associazione stessa. La normativa è chiara: o si è volontari o si è instaurato un rapporto lavorativo (non è possibile dunque essere un po’ volontari ed un po’, ad esempio, “lavoratori occasionali”). Il Legislatore si è così espresso molto probabilmente proprio per prevenire i soliti “inciuci all’italiana” atti a mascherare sfruttamento e lavoro nero sotto le vesti di “volontariato” e “prestazioni atipiche”.

Le organizzazioni di volontariato possono assumere la forma giuridica che ritengono piu’ adeguata al perseguimento dei loro fini, salvo il limite di compatibilita’ con lo scopo solidaristico (art.3).

Inoltre, debbono assicurare i propri aderenti, che prestano attivita’ di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attivita’ stessa, nonche’ per la responsabilita’ civile verso i terzi (art.4.1).

Per quanto riguarda le tagesmutter lavoratrici, il loro operato viene disciplinato come ogni altra tipologia di rapporto di lavoro. Non può essere però in nessun modo socia dell’associazione.

Le altre Associazioni

Nelle altre tipologie di Associazione potete, in qualità di socie, instaurare un regolare rapporto di lavoro con la vostra associazione.

Se siete socie che invece operano a titolo gratuito (magari accudendo tutto il giorno 5-10 bimbi piccolissimi presso il vostro domicilio…. senza richiedere alcun compenso), avete diritto invece a rimborsi spese documentati, relativi alle attività specificate nello statuto.

Il rimborso spese: facciamo due conti

Orbene, da persona che ormai fa questo lavoro da quasi quattro anni, facciamo due conti (mensili):

– spese telefoniche: 20 euro (tra promozioni varie, non si spende di più), perchè la relazione con i genitori passa anche attraverso questo mezzo;

– utenze domestiche: la spesa più elevata, sulle 150 – 200 euro;

– spesa alimentare per i bimbi: circa 2,50 euro per il pranzo. 20 giorni per 5 bimbi (se vengono tutti i giorni, cosa improbabile, perchè capita che si ammalino o che abbiano degli impegni): 250 euro

– spese per la macchina: zero (se lavori in casa…)

– spese per giochi e cancelleria: non più di 20 euro (tolto l’investimento iniziale, non altissimo, di giochi)

– spesa per pannolini, salviette, igiene della casa: 60 euro al massimo.

Totale spesa per 5 bambini full time, 20 giorni al mese: 550 euro. E mi sono tenuta larga con i costi, lo sottolineo.

Ma allora… come si giustificano rimborsi spese che sfiorano anche le 1200 euro, per quel numero di bimbi? Mistero della f…inanza!

L’espediente – ricordiamoci che siamo nel Bel Paese… – c’è!

In primis, c’è chi fa la spesa per tutta la famiglia e presenta scontrini gonfiati all’associazione. Attenzione: commette un illecito!

Ma se ciò non bastasse… per pareggiare i conti alcuni utilizzano la cosiddetta “ritenuta d’acconto”: il socio risulta un po’ volontario ed un po’ lavoratore autonomo occasionale… almeno fino a 5.000 euro l’anno!

Ecco qua: bilanci lindi e pinti, lavoratrici dipendenti camuffate da socie un po’ volontarie ed un po’ atipiche… il gioco è fatto!

Le supposte dalla socia volontaria

Ma cosa spetta alle donne che se lo fanno mettere nel fondo schiena a quel modo… senza neanche rendersene conto? Elenchiamo, meglio, a cosa rinunciano tali persone:

– prestazioni per malattia,

– prestazioni per maternità,

– contributi ai fini della pensione,

– invalidità sul lavoro,

– tfr,

– permessi retribuiti,

– congedi parentali.

Inoltre, qualche persona indecorosa potrebbe proverare a richiedere prestazioni per disoccupazione, gravando ulteriormente sul sistema previdenziale nazionale.

Fatte queste considerazioni, non mi resta che invitare i genitori a premiare le Associazioni che assumono le proprie lavoratrici… e a non rivolgersi a quelle che se ne fregano della tutela delle donne che, vuoi per ignoranza, vuoi per necessità, si fanno sfruttare tanto ciecamente.

Tagesmutter… be smart! Se avete bisogno di aiuto, questo blog è a vostra disposizione!