Tagesmutter in Calabria: approvato il testo

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Ieri 14 aprile il III Commissione della Regione Calabria ’Sanità, attività sociali, culturali e formative’, presieduta dal consigliere Michele Mirabello, ha approvato la proposte di legge, il cui testo unificato comprende la Proposta di legge 97/10 di iniziativa del Consigliere G. Giudiceandrea recante “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 29 marzo 2013 n.15 (Norme sui servizi educativi alla prima infanzia)” che introduce i servizi in contesto domiciliare comprensivi del servizio tagesmutter e la Proposta di Legge 127/10 di iniziativa del Consigliere A. Nicolò “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 29 marzo 2013 n.15 (Norme sui servizi educativi alla prima infanzia)” che tra l’altro stabilisce che le strutture socio-educative non in possesso dei requisiti previsti dalla LR 15/2013 devono adeguarsi entro il 31 dicembre 2016.

Link: http://www.consiglioregionale.calabria.it/hp4/index.asp?accesso=2&selez=direttaODG&F_IDDati=631

Marche: corso per operatori di nido domiciliare

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IAL Marche Srl, promuove un corso di formazione autorizzato dalla provincia di Macerata (D.D. n. 48/VI del 18/02/2016) della durata di 88 ore con sede a Macerata.

Si tratta di un corso di aggiornamento per operatore di nidi domiciliari.

L’Operatore di nidi domiciliari, secondo quanto previsto dalla DGR 1038/2012, è un soggetto che accoglie uno o più bambini in età compresa tra 0 e 36 mesi presso il domicilio (proprio o della famiglia) o in luogo terzo appositamente attrezzato favorendone, in accordo con la famiglia, la crescita, la socializzazione, l’autonomia e lo sviluppo nel rispetto dei tempi individuali.

Al termine del percorso formativo sarà rilasciato l’Attestato di Frequenza ai sensi dell’art. 8 L.R. 31/98. (Cod. Reg. TE10.11.1.1)

Il corso avrà un costo complessivo di € 400,00 a persona, le modalità di pagamento sono esplicitate sul bando.

SCADENZA ISCRIZIONI: 25/03/2016

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INVIARE:

1.   Domanda di partecipazione (Allegato 9);

2.   Curriculum Vitae formato europeo firmato in originale (Allegato 16).

3.   Copia del titoli di studio o autocertificazione;

4.   Copia del documento d’identità firmato in originale e in corso di validità;

5.   N° 1 fototessera;

6.   Autocertificazione che attesti di non aver procedimenti penali in corso e di non aver subito condanne penali per reati relativi ad abusi, maltrattamenti, ed altri fatti previsti dalla l. 269/98, così come disposto al comma 4 dell’allegato c alla dgr 1038/2013;

7.   Copia del permesso di soggiorno in corso di validità o della ricevuta postale per la richiesta di rinnovo per i cittadini stranieri

I candidati i cui TITOLI DI STUDIO SONO STATI CONSEGUITI ALL’ESTERO dovranno produrre:

• Certificazione di equipollenza del titolo di studio conseguito all’estero, qualora si tratti di cittadini stranieri provenienti da paesi dell’UE;

• Dichiarazione di valore del titolo di studio resa dalla rappresentanza diplomatica italiana presente nello stato che ha rilasciato il diploma o certificazione di equipollenza del titolo di studio conseguito all’estero, qualora si tratti di cittadini provenienti da paesi extracomunitari.

TRAMITE:

–        raccomandata A/R (farà fede il timbro postale) all’indirizzo di IAL Marche Srl – Via dell’Industria, 17/A – 60127 Ancona (AN)

–        consegna a mano – previo appuntamento – presso la sede IAL del CFP di Macerata di Via dei Velini n. 52/b – 62100 Macerata (MC);

indicando sulla busta la dicitura

Corso AGGIORNAMENTO OPERATORE NIDI DOMICILIARI (Macerata) – cod. 193532”

La domanda di iscrizione, compilata, sottoscritta e completa di allegati, dovrà pervenire tassativamente

 entro e non oltre il 25/03/2016

BANDO, DOMANDA DI PARTECIPAZIONE, SCHEMA CURRICULUM VITAE, DICHIARAZIONE NO PENDENZE PENALI

Rimborso sì, rimborso no… facciamo fattura?

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Rimborso sì… rimborso no… facciamo fattura? Evasione o non evasione, questo è il dilemma.

Il rischio di abusi in materia di rimborsi spese, ad opera delle associazioni (di volontariato e non)… e, dunque, anche di nidi famiglia e di tagesmutter associati, esiste eccome. Senza fare di tutta l’erba un fascio, naturalmente.

Andiamo ad analizzare quanto ci suggerisce, in merito, la normativa in vigore.

La L. 266/1991 “Legge quadro sul volontariato”, all’art.2 “Attività di volontariato“, prevede:

  • 1. Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.
  • 2. L’attività del volontariato non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.
  • 3. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte.

Se tutto questo non fosse abbastanza chiaro, ecco a voi il parere dell’Agenzia delle Entrate in merito ad un caso concreto, pubblicato sul sito www.assiprov.it:

La legge 266/1991 prevede espressamente la possibilità per l’associazione di volontariato di erogare ai propri volontari somme a titolo di rimborso spese, sempre che presentino i seguenti requisiti:

  • Essere effettivamente sostenute dal volontariato;
  • Essere relative all’attività prestate per conto dell’associazione di volontariato;
  • Il rimborso avvenga entro i limiti predeterminati dall’associazione di appartenenza.

Da tali elementi e dalla lettura complessiva della legge quadro sul volontariato (L. 266/1991) emerge che il rimborso spese deve essere di un ammontare congruo rispetto all’effettiva spesa sostenuta (inidoneo quindi a costituire un compenso mascherato), in quanto il volontariato non persegue un fine di lucro.
Per rispettare la disposizione di legge non tributaria, il cui rispetto comporta la non imponibilità ai fini fiscali dei rimborsi spese, è necessario che l’organo sociale dell’associazione, competente in base allo statuto, adotti una delibera con la quale vengano disciplinate in via generale le modalità dei rimborsi spese.
È pure opportuno che il rimborso spese risulti da una richiesta scritta dal volontariato da cui risulti esplicitamente il legame con la specifica attività svolta in norme e per conto dell’associazione di volontariato. La documentazione prodotta deve essere opportunamente conservata anche ai fini probatori dell’effettiva natura della somma erogata a titolo di rimborso e resa disponibile qualora fosse richiesta dagli uffici dell’amministrazione finanziaria.

Ma se questo ancora non fosse esaustivo, ecco a voi un secondo parere, pubblicato dall’Avis -Associazione Nazionale Volontari sangue:

“Il principio cardine in materia di rimborsi spese nelle ODV e ONLUS è quello per cui l’attività di volontariato non può essere retribuita in alcun modo, l’unico rapporto di contenuto patrimoniale che può instaurarsi tra  il volontario e l’associazione non può che mirare a ristabilire l’entità del patrimonio privato del volontario socio diminuito delle spese sostenute nello svolgimento  dell’attività sociale… Il rimborso spese consiste in una somma di denaro corrisposta dall’associazione al socio volontario a titolo di rimborso delle spese sostenute e documentate in nome e per conto dell’associazione… Per compenso si intende una somma di denaro corrisposta dall’associazione ad un terzo a fronte di un’attività svolta, senza che vi sia stata una reale spesa sostenuta per conto dell’associazione dal soggetto e senza documentazione che la giustifichi…

Si ricorda infine, che la regola generale non ammette il rimborso spese non documentato/forfetario. Per rimborsare piccole spese non documentabili però è possibile procedere all’erogazione di somme inferiori a € 15,49 non soggetti a ritenuta, rispettando le seguenti condizioni: il rimborso può essere erogato solo occasionalmente, per i volontari e i collaborati occasionali, ma non per i contratti a progetto; non deve essere acconto di maggiori compensi; è necessario costituire un registro indicando le generalità del percepente, la data, l’entità causale e firma di accettazione. Il presupposto per i vari volontari è la loro iscrizione nel registro dei soci aderenti ai sensi dell’art.4 c.2 Legge 266/91 per come disciplinato dall’art. 3 D.M. 14/02/1992 del Ministro dell’Industria come modificato dal D.M. 16/11/1992.”

Anche il blog Tagesmutter Autonome Roma ed Italia aveva già trattato l’argomento, con i post Tagesmutter che operano in Associazioni di “nidi famiglia”… what’s wrong with you (maybe)? e Quello della TAGESMUTTER è un lavoro… e come tale va RICONOSCIUTO ed ISTITUZIONALIZZATO descrivendo quanto purtroppo avviene in alcune realtà associative (di volontariato e non): donne che pur di lavorare rinunciano ai propri diritti…facendosi passare per volontarie e non venendo assunte come lavoratrici… ma anche donne furbette nell’Italia dei furbetti, che fanno concorrenza sleale a chi lavora onestamente (perchè si sa, aprire una partita iva non comporta i guadagni – e le tariffe – del lavoro nero).

Tornando alla questione iniziale:

rimborsi sì… rimborsi no… facciamo fattura? E’ evidente che le spese rimborsate devono essere effettivamente sostenute.

Effettivamente: spese e rimborso devono coincidere, perchè non vi sia un lucro mascherato.

Sostenute: passato. Le spese vengono anticipate dall’associato e solo in seguito rimborsate a questi dall’associazione.

L’attività di volontariato è prestata in modo gratuito ed è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro.

Ma allora, quando vediamo Associazioni che chiedono preventivamente rimborsi spese, forse ci troviamo di fronte a compensi mascherati (dunque a evasioni fiscali, lavoro nero, concorrenza sleale)?

Quando leggo brochure del genere, pur proposte da persone che sembrano valide e che portano avanti un progetto sotto molti punti di vista ammirevole:

associazioni

onestamente, mi sembra di leggere le tariffe di un servizio, cioè i compensi erogati per quel servizio. E non rimborsi spese, come indicato. Tanto che, ad un certo punto, è scritto chiaro e tondo sulla stessa brochure: 7 euro tariffa oraria (!).

Care colleghe tagesmutter, si può dire: voi (e coloro come voi che), scrivendo, pubblicando e soprattutto facendo una cosa del genere… molto probabilmente state commettendo un illecito… mentre l’Associazione che vi rappresenta quasi certamente no. Vale la pena di rischiare… o non è forse meglio cedere alla tanto odiata fattura?

 

 

Tagesmutter e legalità

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Mentre negli ultimi giorni, a Siena e in Toscana in generale, si è parlato molto relativamente alla legalità o meno del servizio tagesmutter, una riflessione sorge spontanea.

Parlo in prima persona, da autrice del blog: non voglio pronunciarmi in merito a casi particolari. Dopo anni e anni di immersione nella burocrazia che circonda questo lavoro (come un po’ tutto qua in Italia)… posso dire che, seguendo le regole, accudire dei bambini in casa, prestando un servizio di assistenza e cura, è possibile, è lecito, si può fare.

Il CCNL portieri 2013 prevede espressamente l’inquadramento di lavoratori addetti alle mansioni assistenziali o mansioni di ausilio a quelle del portiere e cioè i lavoratori che svolgono negli spazi condominiali o all’interno delle proprietà esclusive di uno o più condomini o nella propria abitazione se sia all’interno del condominio servizi per persone anziane autosufficienti, o servizi per l’assistenza all’infanzia o più in generale servizi di assistenza alla vita familiare in favore dei condomini o di alcuni di loro. Gli assistenti familiari di condominio, per intenderci. Per non parlare del CCNL sulla disciplina del lavoro domestico che inquadra le baby sitter dipendenti.

E per quanto riguarda le tagesmutter? Tra tutte, vorrei menzionare la L. 4/2013 che norma le professioni non riconosciute (Disposizioni in materia di professioni non organizzate). La L. 4/2013, tra le altre cose, prevede (art.2) la creazione di Associazioni professionali, il cui elenco è pubblicato online sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. Nell‘elenco risulta anche un’Associazione di tagesmutter.

tageslazio

Dunque accostare, senza operare gli opportuni distinguo, il termine “tagesmutter” e quello di “asilo abusivo” è fuorviante e scorretto, genera panico, caccia alle streghe e getta fango su chi questo lavoro lo fa seguendo le regole.

Mi chiedo, ma questa è una riflessione mia personale, perchè non si va anche ad indagare su certi rapporti contrattuali di dubbia liceità che tante tagesmutter, tante educatrici di asilo nido, tante donne che lavorano nelle cooperative accettano di contrarre pur di lavorare? La Toscana, terra storicamente “rossa”, e le sue istituzioni dovrebbero aver particolarmente a cuore anche questa faccenda.

Inoltre, perchè non si va ad indagare su quelli che affermano che solo se si fa parte di una certa associazione si può lavorare come tagesmutter, perchè “sarebbe” la sola riconosciuta? Perchè e come è possibile che una sola associazione sia così capillare, anche a livello istituzionale, nel settore?

Domande destinate a non avere una risposta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Albo tagesmutter: sì o no? Importanti adempimenti e chiarimenti

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corsoSi parla di Albo Professionale Tagesmutter e spunta fuori un po’ di tutto… Complice qualche incongruenza sui siti web dei Ministeri e qualche chiacchiera e distintivo… si rischia di fare una grossa confusione.

Andiamo a dare un’occhiata al sito del Ministero di Giustizia, al quale spetta la vigilanza sulle associazioni che sono considerate rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentate, nonché delle associazioni di categoria rappresentative a livello nazionale delle attività nell’area dei servizi non intellettuali e non regolamentate in Italia. La pagina del sito relativa, aggiornata a dicembre 2014, non riporta in elenco alcuna associazione di tagesmutter tra quelle delle professioni regolamentate (link dell’Elenco associazioni delle professioni non regolamentate sul sito del Ministero della Giustizia).

Andando a spulciare il sito del Ministero dello sviluppo economico, invece, un’associazione di tagesmutter spunta fuori… ed è proprio la nota Associazione DOMUS, con tanto di scheda.

Perchè da una parte (sito del Ministero Sviluppo Economico) l’associazione compaia in elenco, mentre da un’altra (sito del Ministero di Giustizia) no, questo ancora non l’ho capito… ma mi sono già mossa, contattando il Ministero di Giustizia e vi prometto che farò chiarezza, scusandomi per aver dato precedentemente un’informazione parziale (ripeto, non per colpa mia, visto che sull’elenco del sito del Ministero di Giustizia, di DOMUS o qualsiasi altra associazione di tagesmutter non ne troviamo  traccia).

Dunque, punto primo: per il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Associazione professionale tagesmutter Domus è una delle Associazioni professionali che rilasciano l’attestato di qualità dei servizi, ai sensi della legge n.4/2013.

Ma cosa vuol dire, questo, in soldoni?

  1. la tagesmutter resta comunque una professione non riconosciuta;
  2. esiste un’Associazione professionale che rilascia l’attestato di qualità dei servizi chiamata Associazione professionale tagesmutter DOMUS presente nell’elenco pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico, ai sensi dell’art.2.7 della legge n.4/2003.

Ma cosa c’è scritto nel art.2.7 della legge n.4/2013?

L’elenco delle associazioni professionali  di  cui  al  presente
articolo e delle forme aggregative di cui all’art. 3 che dichiarano,
con  assunzione  di  responsabilita’  dei  rispettivi  rappresentanti
legali, di essere  in  possesso  dei  requisiti  ivi  previsti  e  di
rispettare, per quanto  applicabili,  le  prescrizioni  di  cui  agli
articoli 5,  6  e  7  e’  pubblicato  dal  Ministero  dello  sviluppo
economico  nel  proprio  sito  internet,  unitamente  agli   elementi
concernenti le notizie comunicate  al  medesimo  Ministero  ai  sensi
dell’art. 4, comma 1, della presente legge.”

Non si tratta di un “riconoscimento” ma di un’ “autodichiarazione”. C’è un bel po’ di differenza… visto che le professioni riconosciute sono ben altra cosa. Come scritto troviamo infatti anche tra le relative FAQ del sito del Ministero dello Sviluppo Economico, l’iscrizione di una associazione nell’elenco di cui al comma 7 non costituisce “riconoscimento” dell’associazione stessa, perchè l’elenco ha una finalità esclusivamente informativa e non un valore di graduatoria o di rilascio di giudizi di affidabilità da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

E si capisce bene il perchè: dopotutto l’iscrizione è frutto di un’autodichiarazione!

Ma veniamo, forse, a quello che più interessa a chi è nel dubbio: possono chiamarsi tagesmutter solo quelle che appartengono all’Associazione professionale tagesmutter DOMUS ed iscritte nel relativo albo? NO! Come infatti, forse più chiaramente che nel testo normativo, leggiamo ancora una volta anche nelle relative FAQ di cui sopra:

I professionisti non iscritti ad alcuna associazione o iscritti ad associazioni non inserite nell’elenco possono continuare la loro attività? SI’, l’unico obbligo introdotto dalla legge, all’art.1, comma 3, è quello di fare riferimento, nei rapporti scritti con il cliente, agli estremi della legge stessa.

Quindi, per chi ancora non lo sapesse, mi raccomando di far sempre riferimento, nei rapporti scritti col cliente, agli estremi della legge 4/2013. Per il resto, care colleghe e cari colleghi, andiamo in pace.

 

 

Voucher baby sitter e asilo nido 2016: istruzioni e moduli

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Il voucher baby sitter e asilo nido è un contributo per l’acquisto di servizi per l’infanzia (compreso quello delle tagesmutter autonome che lavorano come baby sitter) che può essere richiesto dalle mamme in alternativa al congedo parentale ( la cosiddetta “maternità facoltativa”).

E’ stato previsto per il triennio 2013-2015 ed è stato esteso in via sperimentale anche al 2016, nei limiti delle risorse economiche previste dalla legge di stabilità del 2015 (pari a 20 milioni di euro). Verrà erogato in base all’ordine di presentazione delle domande.

Possono presentare domanda le mamme lavoratrici aventi diritto al congedo parentale, dipendenti di amministrazioni pubbliche o di privati datori di lavoro, oppure iscritte alla gestione separata che, al momento della domanda, siano ancora negli undici mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità obbligatorio.

Sono ammesse anche le lavoratrici che abbiano già usufruito in parte il congedo parentale.

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Non sono ammesse invece:

  • le lavoratrici che non  hanno diritto al congedo parentale;
  • le lavoratrici autonome (tali lavoratrici saranno ammesse all’entrata in vigore di un apposito decreto interministeriale);
  • le lavoratrici in fase di gestazione;
  • le madri lavoratrici che, relativamente al figlio per il quale intendono
    richiedere il beneficio, usufruiscono dei benefici di cui al fondo per le Politiche
    relative ai diritti ed alle pari opportunità istituito con l’art. 19, c. 3 del decreto
    legge n. 223 del 4 luglio 2006 convertito dalla legge n. 248 del 4 agosto 2006;
  • le madri lavoratrici che, relativamente al figlio per il quale intendono
    richiedere il beneficio, risultano esentate totalmente dal pagamento della rete
    pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati.

Scadenza per le domande: fino al 31 dicembre 2016, o comunque fino ad esaurimento dello stanziamento previsto dall’art.1, comma 282 della legge 28 dicembre 2015, n.208 (c.d. legge di stabilità).

Istruzioni complete e moduli da scaricare INPS

 

 

Puglia: educatore familiare e piccolo gruppo educativo

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Con il Reg.Reg. 18 gennaio 2007, n.4 viene attuata la L.R. 10 luglio 2006, n.19 “Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia”. Il regolamento è stato in seguito modificato dal Reg. Reg. 7 agosto 2008, n.19.

All’art. 101 del Reg. Reg. 4/2007 vengono definiti come servizi socioeducativi per la prima infanzia a carattere innovativo e sperimentale «i servizi educativi flessibili e differenziati per i bambini da tre mesi a tre anni, finalizzati alla promozione dello sviluppo psico-fisico, cognitivo, affettivo e sociale del bambino e al sostegno alle famiglie e ai nuclei familiari, nel loro compito educativo:
a)  il servizio di educazione familiare per l’infanzia o servizio per l’infanzia a domicilio;
b)  i piccoli gruppi educativi».

bimbi

 
L’educatore familiare o servizio per l’infanzia a domicilio è un servizio flessibile, erogato per fasce orarie, di norma a supporto delle altre tipologie di servizi per la prima infanzia e di servizi educativi per l’infanzia, perché rivolto a completare con modalità e orari flessibili la frequenza del bambino presso l’asilo nido o il centro ludico per l’infanzia. In particolare tale servizio può essere erogato nelle prime ore del mattino o nelle ore successive all’uscita dall’asilo nido o dal centro ludico, in relazione alle diverse esigenze dei tempi di lavoro e di vita della famigliae. Il servizio è assicurato da educatori e altri operatori sociali, con la supervisione del progetto educativo da parte di educatori in possesso dei titoli previsti dall’art.46 del regolamento, come modificato dall’art. 16 del Reg.Reg. 19/2008:
a) laurea in educazione professionale, ex D.M. n. 520/1998 e titoli equipollenti;
b) laurea in Scienze dell’Educazione, ex indirizzo in Educatore professionale extrascolastico;
c) laurea triennale in Scienze dell’Educazione nel campo del disagio minorile, della devianza, della marginalità;
d) laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione, indirizzi Scienze dell’Educazione e Scienze dell’educazione nei servizi socioculturali e interculturali;
e) laurea in Pedagogia e in Scienze Pedagogiche;
f) laurea in Scienze dell’Educazione, ex indirizzi in Insegnanti di Scienze dell’Educazione e in Esperto di processi formativi, e laurea triennale in Scienze dell’Educazione, indirizzo in Processi di formazione e valutazione (in presenza di una esperienza documentata almeno triennale nel settore dei servizi socioeducativi e di cura delle persone, per chi è entrato in servizio dopo il Reg. Reg. 4/2007);
g) laurea specialistica in Progettista e Dirigente dei servizi e ducativi e formativi ovvero in
Programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi;
h) laurea triennale in Scienze della Formazione Continua, indirizzi in Operatore socioculturale e in Operatore per la mediazione interculturale;
i) diploma di maturità di scuola media superiore, per gli operatori che abbiano una esperienza documentata almeno triennale nel settore dei servizi educativi e di cura delle persone.
Il rapporto massimo è di un educatore ogni due bambini, se appartenenti allo stesso nucleo familiare e conviventi nella stessa abitazione. Il progetto educativo per il servizio dell’educatore familiare è, di norma, sviluppato quale estensione del progetto educativo del nido d’infanzia.
I piccoli gruppi educativi consentono di affiancare i nuclei familiari, anche nell’ambito di esperienze di mutuo-aiuto familiare, nelle funzioni educative e di assicurare un idoneo ambiente protetto per la prima socializzazione dei bambini in età compresa tra i tre e i trentasei mesi, alternativo all’asilo nido o nido d’infanzia, per un numero di ore non superiore alle sei al giorno. I piccoli gruppi educativi sono composti da un numero massimo di quattro bambini in uno spazio appositamente dedicato, all’interno di una civile abitazione, in cui sia presente almeno una figura di educatore che provvede alla elaborazione di un progetto educativo e alla condivisione dello stesso con i genitori. I titoli previsti per l’educatore del piccolo gruppo educativo sono gli stessi di quelli stabiliti per l’educatore familiare.
Fatte salve le posizioni di coordinamento già ricoperte nelle strutture e nei servizi attivi alla data di entrata in  vigore del Reg.Reg. 4/2007, e salvo quanto espressamente definito per specifiche strutture, le funzioni di coordinamento sono assegnate a figure in possesso di laurea almeno triennale o di diploma di maturità con esperienza nel ruolo specifico di coordinatore di struttura o servizio non inferiore a tre anni.
Le strutture e i servizi socioassistenziali sono autorizzati dai Comuni competenti per territorio e possono essere accreditati presso le medesime istituzioni. E’ necessario effettuare la comunicazione d’avvio attività. I registri delle strutture e dei servizi socio-assistenziali autorizzati vengono istituiti presso il Settore sistema integrato servizi sociali della Regione Puglia. Il registro delle strutture e dei servizi socio-assistenziali accreditati è istituito presso l’Assessorato alla Solidarietà della Regione Puglia, l’aggiornamento del quale è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia con periodicità annuale.
La permanenza dei requisiti per l’esercizio delle attività autorizzate è garantita dai titolari delle strutture e dei servizi mediante autocertificazione da presentare annualmente al Comune che ha rilasciato l’autorizzazione e che è competente per la vigilanza sulle strutture autorizzate. La Regione, in accordo e in collaborazione con i Comuni, svolge azioni periodiche di verifica e controllo.